Congedo mestruale, una legge contro il “ciclo alta tensione” delle lavoratrici

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E alla fine le donne ce l’hanno fatta. A far cosa? Beh, a rompere uno dei tabù più segreti di tutti i tempi. Quello della dismenorrea. Ok, sicuramente la maggior parte degli uomini non sa neanche di cosa stiamo parlando: parliamo delle cosiddette mestruazioni. Esatto, quella roba per cui il genere maschile vede la donna come un alieno. E in realtà è una cosa perfettamente naturale. “È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” affermava Einstein. Nulla di più vero: per l’uomo la donna è automaticamente un essere “debole” in quanto ogni 28 giorni più o meno ha “quelle cose”, che ovviamente non si nominano neanche fossero i segreti di Fatima. Ma finalmente si va controtendenza, finalmente sembra che questo problema che affligge ogni donna non sia più un problema, ma un semplice fattore naturale, e come tale accolto in tutti i suoi aspetti. È all’esame della commissione Lavoro della Camera dei Deputati la proposta di legge che consentirà alle donne di assentarsi dal luogo di lavoro nei giorni di picco del ciclo mestruale. Se fino a ieri, infatti, le lavoratrici indisposte, oltre che con i consueti dolori, dovevano fare i conti anche con la suscettibilità del loro capo – magari poco incline a sopportare i nervosismi delle dipendenti, benché giustificati da evidenti ragioni fisiologiche -, a breve potrebbe giungere loro una buona notizia, grazie all’iniziativa che porta il nome delle deputate dem Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato. Sono state loro, infatti, a presentare il documento da sottoporre in prima istanza, dopo il “via” della Commissione, all’assemblea di Montecitorio. Una manna dal cielo per l’intera popolazione femminile, specie a fronte dei recenti dati registratisi nel nostro Paese, secondo cui fino al 90% delle donne accuserebbe disturbi insopportabili nei giorni più critici, dai quali deriverebbe un assenteismo da scuola oscillante tra il 13% al 51%, mentre quello da lavoro sarebbe compreso tra il 5% ed il 15%.

Nel dettaglio, la proposta di legge “Congedo per le donne che soffrono di dismenorrea” si compone di un solo articolo, nel quale si prevede il diritto di assentarsi da lavoro per tutti i soggetti alle prese con i dolori mestruali, senza perdere nemmeno un centesimo dalla regolare retribuzione giornaliera. Per poter usufruire del cosiddetto “congedo mestruale”, tutte le donne interessate saranno tenute a rinnovare l’apposita certificazione medica specialistica entro l’ultimo giorno dell’anno e a presentarla al datore di lavoro entro un mese (quindi avranno tempo fino al 30 gennaio successivo). Inoltre, al comma 5 si legge che «il congedo mestruale non può essere equiparato alle altre cause di impossibilità della prestazione lavorativa e la relativa indennità che spetta alla donna lavoratrice non può essere computata economicamente, né a fini retributivi né contributivi, all’indennità per malattia». All’interno del documento, si specifica infine che a beneficiare del congedo potranno essere tutte le lavoratrici assunte con contratti di lavoro subordinato o parasubordinato, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato o determinato ovvero a progetto.

Finalmente sembra di assistere ad una sorta di parità di sessi: perché discutere solo di problemi maschili e mai di quelli femminili? Perché nascondersi dinanzi ad un qualcosa di così naturale? Perché arrossire di fronte ai mille pacchi di assorbenti acquistati che ci stanno davanti al supermercato?

Il dibattito sul congedo in questione, nel nostro Paese, prende spunto da quello già avviato negli Stati Uniti d’America, dove i vertici della Coexist, un’azienda di Bristol, hanno inserito nel relativo statuto il diritto di esenzione dal lavoro per tutte le impiegate alle prese con la dismenorrea. In questo modo si è rilevato che, non appena conclusa la fase più critica, le stesse dipendenti sarebbero tre volte più produttive. Ma, prima della Coexist, ci avevano già pensato alcune realtà imprenditoriali giapponesi nel 1947, altre della Corea del Sud nel 2001, la Nike nel 2007 e il Taiwan nel 2013.

L’essere donna in toto è un qualcosa di estremamente ricco e particolare. Un qualcosa che fa sentire costantemente vivi e ci fa credere davvero che dentro di noi ci sia vita. Ci ricorda la fertilità e per questo motivo è una bellezza che va custodita e venerata. Non a caso, infatti, adesso è nata Evatar, il primo robot con le mestruazioni. Perché per quanto vogliamo nasconderlo, le mestruazioni fanno parte della donna. E la donna fa parte della vita dell’uomo.

Per concludere allora: perché quindi è importante una legge sul congedo da mestruazione?

  • Lavorare in condizioni psico-fisiche non ottimali riduce essenzialmente la produttività sul lavoro: è statisticamente provato infatti che una donna con le mestruazioni vive uno stato di stress e depressione, che la porta a non rendere al meglio nelle proprie faccende. A questo poi si aggiungono gli infiniti mal di testa, mal di pancia, nausea, vomito e brividi che non comporterebbero la concentrazione dell’individuo.
  • Il rischio di nervosismo sarebbe notevolmente ridotto: caro capo e colleghi vari, se non volete essere mandati al diavolo per insulse battutine maschiliste lasciate che le vostre colleghe donne stiano per 3 giorni a casa. Sicuramente avrete più spazio per voi e per parlare di calcio, di donne e altro.
  • Verrebbe affidata una maggiore importanza al ruolo femminile: La donna si sente in questo modo rispettata e presa in considerazione, evitando quell’eterno contrasto tra i sessi.
  • Si eviterebbero i 50 permessi all’ora per andare in bagno: ammettiamolo, è imbarazzante doversi recare spesso in bagno, con la solita borsa che è amica indissolubile delle donne. Ancora più imbarazzo quando dal cesto della spazzatura esce quella carta rosa o viola, tipica degli assorbenti.
  • Al ritorno dal congedo, l’umore della donna sarà nuovamente al top: sì, perché ogni donna finirà di lamentarsi della propria condizione disumana, apprezzando quella comprensione e quei diritti di cui ha bisogno.

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