Italrugby, basta “legnate”

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Scozia-Italia 29-0. Non è un risultato calcistico per fortuna, ma è pur vero che nel complicato mondo del Rugby un risultato del genere è comunque poco lusinghiero.
L’Italrugby chiude così, mestamente, il suo “Sei Nazioni 2017”, e a giochi fatti è opportuno secondo noi compiere qualche riflessione sulla partecipazione della nazionale italiana a questo prestigioso torneo che vede in gara i team rugbistici più forti dell’emisfero boreale.

Per farlo ci avvaloreremo dei numeri di questa spedizione: zero vittorie, cinque sconfitte (unica formazione a non aver vinto), 50 punti fatti (gli unici a non superare i 100 punti), 201 subiti (unica nazionale ad avere una differenza punti negativa). Anche quest’anno, come quello precedente del resto, portiamo a casa la triste accoppiata “Cucchiaio di legno” (assegnato all’ultima in classifica) e “Whitewash” (termine britannico per deridere chi nel torneo perde tutte le partite, quindi “va in bianco”).

Il problema non sono le sconfitte in sé, quanto l’arroganza con cui l’intero movimento nazionale vuole, parafrasando l’allenatore del Chelsea Antonio Conte, “sedersi in un ristorante da 100 euro con 10 euro in mano”.
Da anni vengono decantate scelte che alla fine non si attuano o si rivelano fallimentari: cambi continui di allenatori, (bravi, esperti, perlopiù stranieri, ma che alla fine più che cavare il sangue dalle rape non possono fare), investimenti sui settori giovanili o sulle strutture che vengono puntualmente rimandati, giocatori migliori “spediti” senza troppi rimpianti a giocare all’estero con la speranza che migliorino tecnicamente altrove, dove questo sport lo praticano meglio.
Tante colpe le abbiamo pure noi, da chi scrive questo articolo al tifoso da divano e plaid: non c’è dubbio, siamo una nazione “pallonara”, e pochi si avvicinano a questo sport anche poco pubblicizzato ma nobilissimo. Basti pensare alla quantità di oriundi presenti nel XV azzurro, che potremmo definire, senza offendere nessuno, scarti delle migliori nazionali del panorama rugbistico mondiale.

Nonostante le tante promesse, stiamo riuscendo a peggiorare un trend che nel decennio 2000-2010 non ci aveva visto andare poi così male: di certo non erano arrivati risultati capaci di “incendiare” l’entusiasmo degli italiani, ma tante volte si era riuscito ad evitare il cucchiaio di legno proprio ad appannaggio della Scozia, non un XV di primissima fascia.
L’Italia è stata ammessa a quello che prima era chiamato “Cinque nazioni” proprio nel 2000: occorre attualmente chiedersi se, per migliorarsi, non sia necessario fare un passo indietro e sfidare squadre alla portata della nostra nazionale. È vero, ci si migliora solo sfidando i più bravi, ma il divario ad oggi sembra troppo marcato, e perdere in questa maniera diventa quasi mortificante oltre che inconcludente.

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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