Cari genitori, vostro figlio (forse) non è un fenomeno

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Alaro-Collerense. Una semplice partita tra due squadre spagnole, ma con una particolarità: i calciatori hanno tutti tra i 12 e i 13 anni.
Ad un certo punto, in seguito ad un innocuo fallo avvenuto in campo, si scatena il parapiglia sugli spalti: spintoni e cazzotti volano tra i genitori dei piccoli in campo, mentre alcuni provano a sedare gli animi ed altri urlano: “Vergogna!”. Alla fine qualcuno deve ricorrere al Pronto Soccorso.

Non è chiaramente il primo caso di rissa nei campi da calcio. Ancor peggio purtroppo non è il primo caso di rissa quando a giocare sono degli adolescenti. Tutto nasce spesso da un perverso assunto: “mio figlio è il migliore e gli altri fanno schifo”.
La maggior parte dei genitori pensa di avere in casa il prossimo Maradona, o Ronaldo, o Messi – fate voi – e si intromette senza pudore nelle scelte di chi è preposto a guidarli in questo percorso: guai se l’allenatore lo mette in panchina o lo fa giocare solo cinque minuti. Non capisce nulla di calcio e se perde la partita un po’ se l’è andata a cercare.

E allora lasciatemi essere presuntuoso per una volta e fatemi dire una cosa: cari genitori aspiranti procuratori, l’allenatore non capirà nulla di calcio, ma voi forse non capite nulla d’educazione e di civiltà.
Vostro figlio non è una macchina da soldi, non è un predestinato, e se finisce in panchina probabilmente non è il migliore. Imparate ad accettare che forse c’è qualcuno di più talentuoso e soprattutto iniziate ad insegnare al vostro bambino che generalmente non si può essere sempre i più bravi, o forse si è bravi nel momento in cui comunque si dà tutto, in ogni ambito della vita. Insegnategli l’arte della sconfitta (ammesso che la conosciate anche voi), perché la sconfitta è solo il primo passo verso la prossima vittoria.

Lo sport è aggregazione, amicizia, è un’efficacissima via di fuga dallo stress quotidiano. Ricordatevi che, malmenandovi, dimostrate ai vostri figli che tutto si può risolvere con la violenza. Perché se fate a pugni per hobby, forse avete sbagliato sport.

 

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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