Anno 2017, il Rinascimento motoristico italiano

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Ammettiamolo: negli ultimi otto-dieci anni noi italiani appassionati di sport motoristici abbiamo dovuto vivere un calvario più lungo della via crucis. Tra un Motomondiale avaro di soddisfazioni e una Ferrari che cambiava sempre ma non ne imbroccava una, sono stati tanti i bocconi amari che abbiamo dovuto mandare giù mentre vedevamo festeggiare i soliti spagnoli o tedeschi.
Ebbene, questo 2017 sembra essere l’anno del Rinascimento (noi che, modestamente, di Rinascimento ce ne intendiamo) per i motori e i piloti di casa nostra, nonostante siano poche ancora le gare trascorse per poterlo ammettere con certezza (ogni forma di scongiuro è tollerata).

Solo un mese fa parlavamo della nidiata di giovani talenti italiani che la Moto3 e la Moto2 stavano covando questa stagione. Fa piacere in tal senso constatare le due vittorie americane di Romano Fenati e Franco Morbidelli, due talenti diversi ma incredibilmente meravigliosi. Il primo ha portato a casa una vittoria intelligente, sfruttando la caduta del favorito Canet. Dopo due piazzamenti discreti nelle prime due gare, è arrivata la vittoria che lo lancia al quarto posto nella classifica generale, alle spalle di Mir, Martin e McPhee. Tra questi solo Martin è andato sempre a podio denotando una certa costanza, fondamentale in una classe come questa dove in una gara arrivi primo e in quella dopo ti ritrovi decimo; costanza che è letteralmente manca a Fenati negli scorsi anni, anni ricchi di vittorie ma anche di tanti zeri. Quest’anno l’ascolano sembra decisamente più maturo, ma non sarà sempre facile portare la sua Honda davanti a quella degli altri, concorrenti decisamente agguerriti.

Romano Fenati nei box

Se Fenati sorride, in Moto2 Morbidelli si sbellica dalle risate: il centauro romano-brasiliano (come ama sottolineare) ad Austin ha centrato la terza vittoria su tre, en plein che nella classe di mezzo non capitava dal 2001 grazie al compianto Daijiro Kato. Morbido non è poi tanto morbido con gli avversari, picchia duro e punta decisamente ad un titolo che lo lancerebbe poi in MotoGp. Il segreto dei suoi successi? Chiaro, allenarsi con il dottor Valentino Rossi.

“Allenarsi con Rossi? Fantastico, come per un bambino farlo con Messi”

Difficile per il secondo in classifica, Thomas Lüthi, avvicinarsi all’italiano, soprattutto a parità di moto (una Kalex che va veramente forte). Nel 2001 Kato si fermò a quattro successi consecutivi e vinse il mondiale, vedremo se super-Franco riuscirà in tale impresa.

Franco Morbidelli

Tutto benissimo anche nella classe regina, la MotoGp, dove dopo tre gare c’è Rossi in testa al mondiale, pur non avendo vinto alcuna gara. Di questo bisognerebbe parlarne: sarà difficile per Valentino vincere il campionato senza vincere alcuna gara; benissimo la sua incredibile costanza, ma in Europa dai prossimi GP (Spagna, Francia, Italia, Catalogna, Olanda) conterà saper portare a casa qualche 25. I rivali più accreditati sono due: Viñales è stato un razzo con la Yamaha ma lo zero di Austin rischia di pesare nell’economia del campionato. Il giovanissimo spagnolo è veramente un cliente scomodo, ma rischia di farsi male da solo a causa della sua esuberanza (e questo Valentino lo sa). Marc Marquez invece ha dovuto fare i conti con un Honda non proprio brillante in Qatar e Argentina, ma se la moto va lui sa come vincere, e lo ha dimostrato ampiamente in America e l’anno scorso. Marquez è maturato molto, e rimane il favorito forse, ma voci di corridoio nel paddock lasciano intuire come, quasi per antitesi, tra i due rivali di Rossi non scorra buon sangue, al contrario di quello che successe due anni fa con Lorenzo (e su cui sorvoliamo). Tutta roba buona da mettere in cascina per Valentino, agguerrito e volenteroso più che mai di tornare a vincere un titolo dopo otto lunghissimi anni. Maglia nera per la Ducati: bello il podio di Dovizioso in Qatar (pista decisamente congeniale al forlivese) ma gli ultimi risultati lasciano l’amaro in bocca, soprattutto quelli di Jorge Lorenzo, che ad Austin si è lasciato sverniciare da Iannone, con una Suzuki sulla carta meno competitiva.

Chiuso il capitolo Motomondiale, ne apriamo un altro decisamente dolce. E si, perché checché se ne dica, quando la Ferrari vince la Domenica siamo tutti un po’ più orgogliosi e felici. Avevamo già parlato, manco fossimo Nostradamus, della bontà del progetto SF70H un mesetto fa.
La Ferrari è veloce, costante, gentilissima sulle gomme, ingegnosa. Tutto merito dei giovani scanzonati ingegneri italo-svizzeri scelti da Marchionne (che potrà essere antipatico ma sa fare decisamente bene il suo lavoro): Binotto, Resta, Cardile. E’ vero, in qualifica non riesce mai a mettere le ruote davanti alla Mercedes, ma a Melbourne e Shanghai ha dimostrato di averne di più della casa tedesca soprattutto quando si tratta di gestione gomme e passo gara. A Shakir la situazione è stata un attimo diversa: Vettel ha portato a casa la vittoria sopratutto grazie a congiunzioni favorevoli, il che sta a dimostrare come comunque il muretto sia sempre sul pezzo.
Le prove libere di Sochi hanno ancora una volta dimostrato che la Ferrari va in qualsiasi circostanza, anche se le stelle d’argento si sono nascoste; fondamentale diventerà lo sviluppo lungo l’arco della stagione, fattore che forse per la prima volta non lascia dormire sogni sereni a Maranello: se infatti fino agli scorsi anni lo sviluppo era congelato, molto limitato (e quindi le carte in tavola sarebbero potute cambiare fino ad un certo punto), con lo sviluppo libero può accadere di tutto. Già nel prossimo GP di Spagna vedremo decisamente alcune gerarchie soverchiate, visto che nelle prime gare europee si portano pacchetti aerodinamici e motoristici nuovi di zecca.
Unica nota stonata, alla fine del dolce sonetto rosso, è Kimi Raikkonen: il finlandese quando è in palla è sempre uno dei migliori piloti del circus, ma anche a causa di scelte incaute da parte dei box, non è potuto essere d’aiuto al compagno finora (anzi, in Cina lo ha pure ostacolato).

Vettel sulla sua “Gina”

Voi cosa ne pensate? Può essere questo l’anno buono per portare a casa qualche titolo? Aspettiamo i vostri commenti su Facebook e Twitter alla pagina “AltraVoce” oppure direttamente sul nostro sito sotto l’apposito articolo. Fateci sapere cosa ne pensate e discutiamone insieme.

Buon Weekend e forza Italia!

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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