Rai contro Perego: forma di campanilismo o fine della libertà di espressione?

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Paola Perego esce di scena, e lo fa in grande stile: facendosi odiare semplicemente da almeno metà delle donne italiane. Durante il suo spettacolo “Parliamone sabato”, non sono di certo passati inosservati i fantomatici “motivi per cui sono meglio le fidanzate dell’est”. Accuse, sdegno, parole indecenti. E pensate a tutta la rabbia scatenata nelle povere mogli tradite perché i propri mariti hanno preferito ragazze slave, o a tutte le figlie che vedono minata l’eredità dalla nuova e bellissima badante del proprio padre.

Che sia per scherzo o no, questa cosa davvero segnerà una delle pagine importanti nella storia della Rai. Ed è a questo punto che forse bisogna un po’ riflettere sull’accaduto. Al di là del chi è contro o chi è a favore, ci si chiede: possibile che la Rai abbia preso uno scivolone del genere?

Che cosa è accaduto al programma, ormai definitivamente chiuso? Si è sostanzialmente assistito ad una forma di campanilismo o ad altro? In questo caso si potrebbe parlare di violenza, una violenza che ha per protagonista la fine della libertà di espressione. Una violenza che suona quasi come un ricatto che vede proseguire uno sporco gioco tra i voleri del pubblico e gli interessi (monetari) dei proprietari della più grande emittente televisiva. Chiudere un programma perché semplicemente per la prima volta gli italiani non sono passati per gli invincibili. Chiuso perché ci si è resi conto che tutto ciò potesse ledere la suscettibilità delle donne nostrane. E a dirci questo è proprio la nostra amata Costituzione. Articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” e automaticamente legato, il comma 6: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre le manifestazioni contrarie al buon costume”. E il buon costume non può che collegarci direttamente alla dignità dell’uomo. Non contenti poi, sempre il Codice penale ricorda che tutto ciò che va punito sono offese alla reputazione, onore e identità di un cittadino. Bene. Allora, la pena ce l’abbiamo: un programma chiuso definitivamente. Ma la cosa che sono ancora restia a trovare è l’offesa personale. E a maggior ragione, l’offesa fatta da una conduttrice che, per quanto possa apparire ai vertici dello show italiano, è solo una mera pedina manipolata a piacimento. E pur constatando la sua serietà ed intelligenza, e magari altre caratteristiche a lei attribuibili, è davvero alquanto inquietante credere che possa aver agito senza il consenso dei vertici. E citando Cronemberg: “La tv è realtà, la realtà è meno della tv”. La tv ci domina, ci condiziona, ci ipnotizza. La tv fa nostro tutto ciò che è volere altrui. La tv non può compiere errori del genere. La tv sbaglia, ma non ammette le colpe. Ha fatto ironia sulle debolezze degli italiani per attrarre audience, perché è l’unica cosa basilare nel commercio dell’audiovisivo. La tv ci incita all’odio, e in questo caso ancor di più visto che le migliaia e migliaia di donne si sono viste sminuite nel loro lato forse più personale. Ci hanno detto che alla guida non siamo perfette, ci hanno detto che non siamo operative (ma ne siamo proprio sicuri?) come gli uomini sul lavoro. Adesso invece, anche nella cura personale, c’è sempre qualcun altro che ci supera. Quel qualcun altro che nella nostra mente non può che essere oggetto di sdegno e repulsione. E quella operata sabato scorso non è altro che una dose di frivolezza non maligna, che tralascia aspetti importanti. Sì, perché anche le italiane perdonano un tradimento. Sì, perché anche le tedesche non frignano e non si appiccicano. Sì perché anche le brasiliane sono mamme e dopo un parto recuperano un fisico marmoreo. Sì perché anche le spagnole sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni. Sì perché gli italiani odiano il diverso e non ci mettono nulla a creare un affare di stato.  “Si è rotto un patto di fiducia con lo spettatore”, ha dichiarato Campo dall’Orto. In realtà forse l’unico patto che è venuto a mancare è proprio quello con la povera conduttrice, ripeto, una pedina che ha agito secondo i voleri di chi è al di sopra di lei. Accusarla sarebbe inutile, in quanto, anche se l’idea dello show-scandalo sia stata sua, qualcuno al di sopra di lei l’avrebbe dovuta tutelare e riportare nel suo.

Cosa si cela dietro quindi? Interessi economici? È tutto un bluff architettato per creare scalpore, o si tratta davvero di una svista? Fatto sta che anche se fossimo tutti figli di un complotto che neanche l’URSS e gli USA ai tempi della Guerra Fredda, ciò che è minato è il libero pensiero. Bene, io conduttrice, io Rai, io tutti, credo che la donna dell’est sia nettamente superiore. Ci sta. Come io, Francesca, penso che il gelato al limone sia meglio di quello alla nocciola. Beh no, forse quello al cioccolato fondente supera tutti. Ma vabbè, il concetto credo sia chiaro. La tv si propone come modello di riflessione per l’uomo, non deve essere una mera riproposizione di ciò che il popolo chiede. Ciò che manca oggi è lo spunto riflessivo, che si modifica e diventa polemica. I media sono un’amplificazione di ciò che la mente umana organizza e manipola; ergo i media devono diversificarsi da ciò che già è scritto nel background culturale di ognuno di noi. Oggi come oggi si assiste all’assuefazione di prodotti confezionati in modo da riproporre ovvietà, da rincarare la dose e farci dormire nello spegnimento di ogni tipo di attività pensante e analitica.

E non c’entra la Perego, non c’entra la Rai, non c’entra null’altro. Ci siamo in mezzo noi, con i nostri limiti e la nostra voglia di non creare il dialogo, di non comprendere dove finisce il gioco e inizia la realtà. Ci siamo noi che non sappiamo analizzare la situazione, ma vediamo solo ciò che ci conviene. Ed è ovvio che poi si viene a rompere il patto di fiducia, l’uomo non ha ciò che vuole. Ma è davvero questo il confine che ci separa dalla comunicazione?

Forse sì, ma forse no. E nel frattempo, io mi fermo a pensare ai motivi per cui è meglio l’uomo. Forse perché gode di razionalità. Usiamola.

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Francesca Elicio
Determinata, testarda, curiosa e inarrestabile. Con energia da vendere e una voglia di imparare e dare sempre il massimo. Questa sono io in pochi aggettivi. Mi chiamo Francesca, ho 22 anni e sono laureata in scienze della comunicazione. Non mi arrendo quasi mai e cerco di cogliere ogni tipo di opportunità mi capiti. Della mia vita ho già deciso quando avevo 3 anni; anno dopo anno, ho capito sempre più che io senza giornalismo e scrittura sarei come Romeo senza la sua Giulietta, oppure come una giornata senza sole, o come il pane senza la nutella. Ho iniziato a scrivere a 16 anni quando annunciai per prima in Italia l'omicidio di un commerciante del paese. A 20 anni mi sono iscritta all’ordine dei giornalisti. E nel frattempo non faccio altro che studiare e specializzarmi, chissà che non riesca a vincere il Pulitzer un giorno. Idoli? Bhe, il mio mito fra tutti è Emiliano Fittipaldi. Sogni nel cassetto? Lavorare insieme a lui, e perché no, superarlo anche. Vi ho detto anche che sono sognatrice?

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