Perché il TAP si farà, tra contraddizioni politiche e il solito vizio di parlare a vanvera

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Sono pugliese. Anzi, chiariamo: sono un pugliese col pallino di diventare un giornalista, e quindi, per la proprietà transitiva che tanto abbiamo detestato da bambini in matematica, un pugliese che si informa prima di poter emettere un giudizio su qualsivoglia evento che affolli la nostra quotidianità.
Essendo pugliese, non mi è chiaramente sfuggita la polemica sorta in questi giorni, a livello nazionale, sulla costruzione del TAP che attraverserà buona parte del bellissimo mare salentino per poi finire sul suolo fraterno di Melendugno, non prima di aver sradicato (e poi ripiantato a detta del ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti) circa duecento ulivi, status symbol della Puglia nel mondo.
Ne parlano tutti, tv nazionali, locali, giornali e siti internet: non mi è sfuggito ahimè nemmeno qualche titolo, anzi uno, tra i tanti: “Tragicomico Sud: la protesta insensata contro il gasdotto in Puglia”. Facile, quando ci si trova a scrivere magari da Courmayeur. Ma questo è un altro discorso, e io prometto a me stesso e a voi tutti di trattare la questione con imparzialità. E dunque procediamo per gradi. Sarà un lungo viaggio.

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti (Fonte: Wikipedia)

Il TAP è un progetto che prevede la costruzione di un gasdotto che trasferirà gas naturale dai giacimenti presenti nel Mar Caspio (Azerbaijan) all’Italia e all’Europa, attraversando Grecia, Albania e Mare Adriatico. Il progetto TAP prevede una serie di azionisti (sette), tra cui l’italiana SNAM detentrice del 20% delle quote al pari dell’inglese BP e dell’azera SOCAR. Sfatiamo quindi il primo mito: il gas non sarà tutto italiano.
Analizzando al meglio il dossier “TAP-Studio di impatto ambientale e sociale” rilasciato dal Ministero dell’ambiente, capiamo il motivo per il quale, alla fine, il gasdotto si farà: è di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obbiettivi della politica energetica dell’UE.

 

Attualmente il continente si rifornisce di gas lungo tre corridoi: quello russo, quello settentrionale dalla Norvegia e quello mediterraneo dall’Algeria. Come saprete, il corridoio russo è quello chiave per la fornitura. Il TAP diventerebbe il quarto corridoio, definito “corridoio Sud”, fondamentale per una diversificazione degli approvvigionamenti e per la creazione di una concorrenza leale: infatti ogni paese dell’Unione Europea avrebbe accesso a due fonti diverse, scongiurando eventuali crisi energetiche dipendenti da una mancata fornitura e risparmiando in termici economici qualcosa sulle utenze domestiche. Obbiettivi, questi, contenuti nel piano “Europa 2020”.
L’eventuale fallimento del progetto costerebbe caro in termini economici ma soprattutto politici all’Italia e all’Europa intera. Ecco perché mi sento di dire quasi con certezza che il TAP si farà. Il gasdotto sarà lungo 878 km, di cui 105 sotto il mare Adriatico e solo 8 (a fronte dei 13mila km di tubature nel resto d’Italia) tra la spiaggia di San Foca, meta ambita dai turisti di mezzo mondo, e il comune di Melendugno, dove si connetterà con la rete dei gasdotti italiani. Il processo, come già detto, comporterà lo sradicamento di 211 ulivi (secondo il Ministero, secondo altre fonti ben 1900) che però non hanno caratteristiche di monumentalità. Ulivi, tra l’altro, che saranno potati, protetti e stoccati, per poi essere ripiantati alla fine dei lavori.

Questo evidentemente non interessa ai contadini e genericamente alla popolazione salentina, preoccupata più di non vedere toccato il loro “orticello” (di inestimabile valore) dalle possenti braccia delle pale meccaniche, che di quanto possa essere importante a livello economico e strategico l’opera costruita nella propria terra. Sicuramente, in parte, non gli si può dar torto: il Salento è in continua evoluzione per quanto riguarda il turismo, ha già accolto VIP del calibro di Madonna, Justin Timberlake, il principe William e la consorte Kate, e si sta preparando ad ospitare le nozze di Manuel Neuer e le vacanze del presidente statunitense Donald Trump. Il gasdotto potrebbe rivelarsi un boomerang dagli effetti decisamente indesiderati.
D’altra parte però, si dovrebbe avere fiducia in un’istituzione, l’UE, unita effettivamente solo quando fa comodo.
Deprecabile in tal senso è la campagna anche mediatica che presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e M5S stanno portando avanti, con un rifiuto a priori della costituzione del gasdotto in quelle zone, coadiuvati da alcuni sindaci della provincia di Lecce. Premessa personale: lungi da me aprire un dibattito politico sulla questione. Non starò qui a dire quale partito abbia ragione e quale torto, ma vorrei semplicemente sottolineare come talvolta si cavalchi la meravigliosa onda del populismo forse più per interessi personali (primarie PD, così, per dire…) che per reali interessi sociali.

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia e candidato alle primarie PD (fonte: Twitter)

Emiliano è stato saldamente accanto ai cittadini salentini in questi giorni di pesante contestazione, caldeggiando due percorsi differenti per la costruzione del TAP: Brindisi col suo polo industriale, e Squinzano, 35 km più a nord circa rispetto Melendugno.
È quello che ci si aspetterebbe da un presidente di Regione, punto di contatto tra la realtà locale e quella nazionale/continentale, se non fosse che i due percorsi alternativi, per motivazioni differenti, sono entrambi impraticabili.
E questo lo si può dedurre sfogliando il dossier “TAP-Studio di impatto ambientale e sociale-Analisi delle alternative”, rilasciato sempre dal Ministero dell’ambiente. Il polo industriale di Brindisi, non può essere raggiunto per la scarsa sicurezza derivante dall’elevato traffico marittimo e per la presenza di aree protette e habitat naturali. Difatti, nei mari brindisini (e salentini in generale), sorge la Posidonia oceanica, considerato un bioindicatore di qualità delle acque, nonché necessaria per la protezione dell’erosione costiera.
Lo stesso dossier adduce una serie di motivazioni del perché le aree costiere che vanno da Brindisi al sud del Salento non siano utilizzabili per il gasdotto; tra i criteri, incrociati tra loro al fine di ottenere un’area potenzialmente usufruibile, troviamo uso del suolo, aree protette, aree in cui è presente la Posidonia oceanica, pericolosità idrogeologica, distanza di sicurezza dalle strutture, vincoli paesaggistici e archeologici. Criteri che escludono anche la “candidatura” di Squinzano, area particolarmente ricca di Posidonia. Questo è il risultato finale che ne scaturisce:

Ove l’area indicata dalla freccia più “sbiadita” è l’area che risponde meno ai criteri prima citati, ossia quella di San Foca e Melendugno.
Risulta grave, pertanto, che un presidente di Regione non abbia tenuto conto del dossier, aizzando i suoi corregionali contro le operazioni imposte dal governo. Semplice svista o malafede in vista delle primarie? Non tocca a me individuarne il motivo, ma dal mio personalissimo punto di vista, ritengo l’affare TAP una grande opportunità per il territorio pugliese e salentino (e credo si sia capito) ma anche terra di conquista per gli interessi personali dei soliti politicanti italiani.
Perché, tuttavia, qualcosa non mi torna neanche in alcune dichiarazioni rilasciate dal Ministro Galletti, decisamente contraddittorie,  in un’intervista al Corriere della Sera: si è parlato del TAP come possibilità di rinnovamento delle fonti energetiche stroncando quella che è la dipendenza dal carbone (ancora molto usato in città settentrionali come Torino, ndr), e del “piccolo sacrificio” dei circa 200 ulivi a fronte di un grande guadagno.

E quello che mi chiedo io, da semplice cittadino, è: perché allora non puntare su fonti realmente rinnovabili come l’energia geotermica, eolica, o solare? Perché non andare a sostituire col gasdotto l’impianto a carbone di Cerano, in provincia di Brindisi, ritenuto uno degli impianti a carbone più inquinanti d’Europa, allungando semplicemente il percorso delle tubature? È vero, come letto da più parti, che il TAP aumenterà la capacità complessiva dei gasdotti italiani, che è di 130 miliardi di metri cubi, di soli 9 miliardi, a fronte di un utilizzo annuo da parte degli italiani nel complesso di 70 miliardi di metri cubi? E soprattutto, perché si è parlato di 211 ulivi, se ne saranno espiantati in realtà secondo fonti attendibili ben 1900?

La mia certezza, e forse anche la vostra, è solo una: tra contraddizioni politiche e sagra dei luoghi comuni, il TAP farà parlare ancora a lungo.

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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