Medicina tradizionale vs omeopatia: segni di coesistenza o guerra tra le parti?

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Nel campo della medicalizzazione la realtà dovrebbe essere alquanto semplice. Da un lato abbiamo il paziente che soffre di una patologia, e dall’altro il medico, una figura che accompagna il paziente durante tutto l’iter della malattia fino a portarlo alla completa guarigione; ma non solo: il medico è una vera e propria guida, un angelo custode il cui compito è la salvaguardia dello stato di salute del proprio paziente.

Ebbene, la situazione non è alquanto semplice come si pensa, spesso non comprendiamo le scelte terapeutiche del medico. Accanto alla medicina tradizionale, definita allopatica dai precursori dell’omeopatia, esistono una miriade di pratiche “alternative” tra cui l’omeopatia.
L’intento che vogliamo perseguire con questo pezzo è quello di chiarire quali siano le analogie e le differenze tra i rimedi proposti dalla medicina e dai sostenitori dell’omeopatia.

Per medicina tradizionale si intende l’insieme di tutte le pratiche convenzionalmente utilizzate per la cura del paziente. L’omeopatia, invece, si basa sul concetto di “similia similibus curantur” (il simile si cura con il simile) e sulle diluizioni. L’omeopatia si definisce “naturale”. È importante, però, distinguerla dalla fitoterapia che utilizza esclusivamente piante e loro estratti per la cura delle malattie.

Abbiamo ascoltato Lara Cascarano, medico in formazione specialistica in anestesia e rianimazione terapia antalgica presso il policlinico Gemelli e Caterina De Ruvo, farmacista, farmacista ospedaliera e diplomata presso “Omeomefar”.

Per semplificare la comprensione dell’articolo, indicheremo con T la medicina tradizionale e quindi le risposte della dottoressa Cascarano; con O le risposte della dottoressa De Ruvo.

È guerra aperta tra la medicina tradizionale e quella omeopatica. Cosa crede che la “sua” medicina abbia in più rispetto all’altra? E soprattutto, quale preconcetto non condividi dell’altra?

T: Penso che una guerra non ci sia, ma essendo la medicina una scienza non esatta ci sono più opinioni emergenti con l’avanzare delle conoscenze nel nostro campo. La medicina tradizionale non ha nulla in più rispetto all’omeopatia, né quest’ultima si può dire migliore. Penso che siano l’una di supporto all’altra e nessuna delle due risolutiva nella gestione terapeutica del paziente.

O: Guerra aperta, ma solo per chi la vuole. Esiste per chi vuole mantenere un’idea legata al ruolo di superiorità del medico, che è un deus ex machina. L’omeopatia è una medicina integrata: ogni soggetto può richiedere un intervento specifico più adatto, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione. La medicina chimica nasce nei primi del ‘900 quando l’uomo trasforma un prodotto naturale in uno chimico, lavorato e sintetizzato, aprendo una strada all’industria. Prima di questo periodo si usavano solo prodotti della natura. La guerra quindi ha una base commerciale ed economica. La mente aperta del medico permette di avere una visione più chiara: non sarà mai l’artefice assoluto della guarigione ma deve esserci dialogo. Dove è opportuno usare la medicina allopatica, questa va utilizzata; lì dove serve l’intervento della medicina alternativa, bisogna intervenire in quella direzione. Si è persa l’integrità dell’essere umano, in un rapporto tra corpo e psiche. Critico il barricarsi dietro una posizione. Sono state sollevate milioni di obiezioni sulla natura della scientificità delle medicine alternative: le più rigorose si basano sulla documentazione fatta da studi medici che trattano la validità di un nuovo farmaco. La difficoltà di applicare studi così costruiti diventano lo strumento con cui la medicina ufficiale attacca quella alternativa, nonostante ci siano state diverse pubblicazioni a riguardo. I presupposti sono diversi tra le due medicine.

Cosa si sente di dire agli scettici?

T: Non esiste la migliore terapia in assoluto per quella malattia ma essendo la cura rivolta al paziente esiste la terapia giusta per lui. La terapia è un vestito che viene cucito sul paziente in modo diverso, in base anche alla nostra capacità di essere bravi sarti nella gestione dei nuovi approcci terapeutici

O: Esistono due tipi di scettici: quelli per ignoranza e quelli per pregiudizio. Ai primi dico di fare la scelta in assoluta libertà; i secondi invece li invito personalmente a darsi una possibilità e a capire di cosa si tratta: scoprirete che non siete una macchina realizzata in parti distinte, ma siete un insieme di corpo e mente e se quindi avete un dolore ad esempio al piede, la causa va ricercata altrove.

Lo scopo per voi medici è la cura del paziente. Perché quindi, pur trattandosi di scienza, esistono diverse realtà e non una sola?

T: Per definizione la medicina è la scienza dell’uomo ed essendo l’uomo una continua variabile nei suoi aspetti nosologici, psicologici e sociali, non esiste un’opinione univoca sulla gestione terapeutica, così come già detto non esiste la migliore terapia, ma la giusta terapia per quel paziente

O: Questo deriva dall’educazione universitaria. Ancora oggi si insegna solo e soltanto la medicina allopatica. È preclusa la possibilità di integrare la medicina tradizionale con pratiche antiche. Esistono dei piccoli corsi di medicina alternativa, successivi al percorso di formazione di un medico. Questo però è tutto a discrezione del medico. Spesso qui entra in gioco la pigrizia dello specialista. Nel 2013 è stato approvato su base nazionale quello che è il riconoscimento ministeriale di formazione di medicina alternativa che riguarda agopuntura, omeopatia e fitoterapia.

Le due realtà possono coesistere?

T: Le due realtà certamente potrebbero coesistere se riuscissimo a mettere da parte la volontà dell’una e dell’altra realtà di dominare sulla gestione terapeutica.

O: Assolutamente sì. La coesistenza è possibile e auspicabile. Bisogna guarire anima e corpo del paziente se vuoi la sua guarigione.

Perché secondo Lei spesso l’uomo ricorre a tecniche meno invasive per la cura del proprio essere?

T: L’approccio non invasivo è segno del progresso tecnologico e della ricerca scientifica. Un’unica soluzione non c’è, la terapia migliore non esiste ma tutto va ricamato sul paziente alla luce anche delle ultime evidenze scientifiche, mirando sempre alla cura della persona e non della malattia.

O: Laddove non ci sono risposte di cui l’uomo ha bisogno, il paziente si rivolge ad altro. Spesso è insoddisfatto perché la risposta che il medico gli dà è parziale; dovrà quindi ritornare nuovamente dallo specialista per capire il suo problema. Ci vuole la volontà e tempo da dedicare al paziente, ed è proprio quello che manca.

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Francesca Elicio
Determinata, testarda, curiosa e inarrestabile. Con energia da vendere e una voglia di imparare e dare sempre il massimo. Questa sono io in pochi aggettivi. Mi chiamo Francesca, ho 22 anni e sono laureata in scienze della comunicazione. Non mi arrendo quasi mai e cerco di cogliere ogni tipo di opportunità mi capiti. Della mia vita ho già deciso quando avevo 3 anni; anno dopo anno, ho capito sempre più che io senza giornalismo e scrittura sarei come Romeo senza la sua Giulietta, oppure come una giornata senza sole, o come il pane senza la nutella. Ho iniziato a scrivere a 16 anni quando annunciai per prima in Italia l'omicidio di un commerciante del paese. A 20 anni mi sono iscritta all’ordine dei giornalisti. E nel frattempo non faccio altro che studiare e specializzarmi, chissà che non riesca a vincere il Pulitzer un giorno. Idoli? Bhe, il mio mito fra tutti è Emiliano Fittipaldi. Sogni nel cassetto? Lavorare insieme a lui, e perché no, superarlo anche. Vi ho detto anche che sono sognatrice?

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