Luci e ombre di questo G7: tutto quello che non è stato detto

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A due giorni dalla conclusione del G7 di Bari (11-13 maggio) cerchiamo di tracciare un bilancio dell’evento, sia nella sua parte più pragmatica, e cioè i lavori della commissione, sia in fatto di organizzazione. 

Partiamo subito dal novero dei partecipanti. Sono convenuti nel capoluogo pugliese i ministri dell’Economia e i governatori delle banche centrali dei 7 paesi più ricchi del mondo (singolare la presenza dell’Italia in questa èlite, formata da Germania, Francia, Regno Unito, Giappone, Canada, Stati Uniti, e appunto il Belpaese):

GERMANIA:
Min. Schaüble
Gov. Weidmann

FRANCIA:
Min. Sapin
Gov. Villeroy De Galhau

REGNO UNITO:
Min. Hammond
Gov. Carney

GIAPPONE:
Min. Aso
Gov. Kuroda

CANADA:
Min. Morneau
Gov. Poloz

STATI UNITI:
Min. Mnuchin (sì, proprio l’artefice della Trumpeconomics)
Gov. Yellen

ITALIA:
Min. Padoan
Gov. Visco

Insieme a loro anche il Commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari (Moscovici), il Presidente dell’Eurogruppo (Djisselbloem), e il Presidente della Banca Centrale Europea (Draghi), nonché i vertici delle principali Organizzazioni Internazionali, vale a dire l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Gurría), il Fondo Monetario Internazionale (Lagarde), e della Banca Mondiale (Yong Kim).

L’agenda era fitta e strutturata, le priorità sono state: crescita inclusiva, e quindi opportunità per le nazioni colpite dalla globalizzazione, lotta alle disuguaglianze, cybersecurity e web tax, ovvero la tassazione dell’economia digitale. Scongiurato il rischio infine di una monopolizzazione del dibattito da parte delle spinte protezionistiche statunitensi, chissà che il discorso non sia rinviato al G7 dei capi di stato a Taormina il prossimo 26 maggio.

Tutto bello, ma in realtà cosa è accaduto nello specifico? Abbiamo ascoltato un po’ le voci dei commercianti, che si sono divise in due categorie: chi non ha avvertito alcun cambiamento e chi invece ha lamentato i tre giorni del G7. In particolar modo, secondo i commercianti delle grandi distribuzioni non ci sono state particolari differenze, gli orari di apertura e chiusura non hanno subito variazioni. L’unica “microscopica” differenza che hanno notato riguarda l’affluenza: molto meno rispetto ai giorni feriali. Diversa la situazione nella città vecchia: i piccoli commercianti hanno risentito pesantemente dell’evento, come ci conferma il gentile titolare di una salumeria posta dinanzi al vecchio Castello Svevo, sede dell’importante meeting.
I barivecchiani si sono sentiti letteralmente ghettizzati: gli enormi reticoli utilizzati per circondare il Castello hanno colpito duramente non solo le attività commerciali della zona, ma anche gli stessi residenti a cui è stato affidato un pass per entrare ed uscire dal quadrilatero tenuto sotto stretta sorveglianza. Situazione che ha messo in difficoltà soprattutto gli anziani, come ci viene intimamente confidato da due signori della zona. Addirittura uno di loro non ha potuto assistere alla suocera ultranovantenne malata da tempo: le forze armate non hanno permesso loro il passaggio nella zona rossa lasciando di fatto la donna in balìa dei suoi malanni.
Abbiamo generalmente riscontrato, tra di loro, la volontà di opporsi fermamente ad altre eventuali manifestazioni di tale portata nella città vecchia di Bari, come ci conferma lo stesso salumiere: “Se capitasse di nuovo altro che black bloc…noi sicuramente ci ribelleremmo”. 

Proprio dal punto di vista della sicurezza comunque, Bari si è dimostrata particolarmente attenta. Secondo alcune voci indiscrete ascoltate tra le forze dell’ordine, tutto sarebbe proceduto secondo i piani, anzi addirittura meglio: nessuno ha infranto le regole, nessuno si è dimostrato ignorante della situazione creatasi nel centro di Bari. E c’è da dire anche che si è mobilitata l’intera Italia per dare alla nostra perla pugliese tutti gli uomini a disposizione tra poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco ed esercito. La domanda è solo una: non è stato un tantino esagerata tutta questa mobilitazione? E soprattutto, anche nel futuro continuerà questo stato di allarmismo generale o si tratta solo del caldo momento che la nostra Europa sta vivendo? Ciò che ha giocato dalla parte delle forze dell’ordine è sicuramente stato il fatto che non tutti i cittadini capivano davvero cosa stesse accadendo: pochi curiosoni insomma a ledere il lavoro dei militari.

Ma tralasciando tutta la parte oggettiva, cerchiamo di capire nell’effettivo cosa è accaduto. Perché questo G7 sarà ricordato da tutti i baresi? Perché è stata sicuramente la manifestazione più contraddittoria mai avuta prima: se è vero che nel lungo periodo può aver messo in vetrina una città come Bari e in particolare la zona vecchia, che dall’evento viene riqualificata, dall’altro è stato un duro colpo per i commercianti, che hanno visto crollare gli incassi di quei tre-quattro giorni, in un periodo poi non molto florido. Nella maggior parte dei casi, hanno dovuto tenere la saracinesca abbassata per tre giorni consecutivi (un salasso per la vendita al dettaglio).Come già detto, gli abitanti invece sono stati un po’ rintanati: ma un anziano può starsi a ricordare il pass quando esce? Il G7 ha mostrato come sostanzialmente l’Italia si diverta e giochi a sedersi al tavolo dei più grandi, ma che in realtà sia ben lontana da esserlo lei stessa. E sì, perché a ben poco serve l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine, furgoni blindati, elicotteri, scooter acquatici, cecchini, droni (mancavano solo gli Stormtrooper), se poi costringe una città all’immobilismo. Cosa secondo noi è mancato: una buona strategia comunicativa. In generale l’ignoranza ha regnato sovrana. Quanti dei baresi sapevano veramente cosa fosse il G7? Fino a qualche giorno prima neanche si conoscevano i giorni del meeting. E questo è da attribuire in parte ad una scarsa informazione, ma anche e soprattutto al fatto che nella stessa città di Bari nessuno ha fatto una sorta di “riunione” per far comprendere ai cittadini cosa stesse accadendo. Quindi anche stavolta l’Italia è 5 passi indietro agli altri stati mondiali: la poca voglia di comprendere ciò che c’è intorno ci sta letteralmente mandando in rovina. Gli sforzi sono tuttavia apprezzabili, ma manca la materia prima: un italiano doc.

Ovviamente se però cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, sicuramente potremmo dire di avere avuto di fronte una città con un grande potenziale turistico finalmente portato alla luce. Vivere Bari in questi giorni ha portato diverse emozioni. Da un lato lo stupore nell’ammirare una città così preparata e organizzata, da un altro il vuoto che si prova nel vedere le barriere, i New Jersey: ma anche questo in fondo vuol dire essere una città europea; correre il rischio di attentati come tutti gli altri. 

C’è però una cosa che ha trovato vantaggio: vivere la vita in città non è poi così tremendo. A molti ad esempio non è dispiaciuto vedere il centro sgombro da macchine e traffico. In molti hanno sostenuto di sentirsi finalmente sicuri. La città non è mai stata così protetta come lo è stata nei giorni scorsi. La cosa più curiosa che abbiamo notato è sicuramente la diffidenza, già annunciata, di molti passanti. Nel complesso, tralasciando tutte le ombre citate e che purtroppo faranno da peso maggiore per il resoconto dell’evento, crediamo che ospitare il G7 sia stato positivo se l’intento era quello di renderci una città più cosmopolita e speriamo che questo sia solo un primo passo per migliorare ed educare i cittadini al senso civico.

 

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