Caserta, un “terremoto” di cui non parla nessuno. Una scuola chiusa, altre 91 a rischio

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È una situazione grottesca ma terribile quella che vive l’intera provincia di Caserta da alcune settimane. Ed è una situazione che, per quanto grave, non ha ricevuto in questi giorni la risonanza mediatica che meritava.
E si, perché in provincia di Caserta una scuola, l’Istituto tecnico “Buonarroti” ha già chiuso i battenti, ed altre 91 sono a rischio, per stessa ammissione del presidente della Provincia Silvio Lavornia. Il decreto per la chiusura era già pronto, ma dopo giorni di trattative si è optato per un congelamento della decisione. Solo congelamento, perché la situazione resta irrisolta: problemi di staticità, mancanza dei certificati antincendio, scuole che meriterebbero decisi interventi strutturali. Ma gli esami sono alle porte, e per ora gli istituti restano aperti: già da Giugno la situazione potrebbe cambiare, anche perché sono scaduti i contratti quinquennali di fornitura del riscaldamento.

Noi di AltraVoce abbiamo sentito Arianna Burchi, una giovane studentessa casertana delegata del coordinamento “Studenti in rotta contro la bancarotta”, nato proprio per affrontare il dissesto e guidare gli studenti casertani nella protesta.

Ciao Arianna. Cosa sta succedendo a Caserta e in provincia?
Il 7 Ottobre 2016 la Provincia ha dichiarato il dissesto finanziario inviando una lettera a tutti i dirigenti scolastici degli istituti superiori. Nella lettera Lavornia ha dichiarato che dall’anno scolastico in corso ed anche per il prossimo, la Provincia non avrebbe potuto finanziare interventi mirati a risolvere problemi strutturali ed anche gli appalti di acqua, luce e gas, portando di fatto all’inagibilità di 91 istituti su 92. Il 18 Novembre 15mila studenti sono scesi in piazza a denunciare quello che stava accadendo, anche perché il rischio è che il prossimo anno scolastico non venga mai inaugurato: una volta chiuse le scuole dal prefetto e dalla magistratura, ci vorranno mesi e milioni di euro affinché siano riaperte.
Dopo aver minacciato l’organizzazione di occupazioni, flash mob e sit-in, ci hanno assicurato che la situazione sarebbe migliorata nel corso di un’assemblea della Regione a Napoli, ove furono inizialmente stanziati 500mila euro, che nessuno però ha mai visto. Nonostante alcuni mesi di apparente tranquillità, ci sono arrivate segnalazioni terribili da parte di alcuni studenti: ad esempio, negli alberghieri molte cucine sono state chiuse perché mancava la fornitura di gas, ovviamente a carico della Provincia. Alcune palestre sono state chiuse per infiltrazioni, ed una di queste, a Capua, è composta in parte da amianto. Gli alunni del liceo artistico di San Leucio hanno dovuto svolgere le lezioni in aule inagibili: addirittura nei giorni di pioggia dovevano stare con l’ombrello aperto in classe. Questi sono solo alcuni dei problemi che ci sono stati presentati: se dovessi elencarli tutti non finiremmo a breve. La scuola Buonarroti ha chiuso perché non solo erano presenti lavori in corso che non si sarebbero potuti completare, ma anche perché mancavano alcuni documenti (piano antincendio, certificato di collaudo statico, ecc) che avrebbero attestato l’agibilità del plesso. Le altre scuole a rischio magari mancano solo di un documento, fattore che però potrebbe costare comunque la chiusura. Per ora restano aperte. Io non vedo perché debbano essere gli studenti a risentire degli errori che la Provincia ha fatto, negando uno dei diritti fondamentali dell’uomo: quello allo studio.

Se le scuole chiudono, che fine faranno tutti gli studenti?
Le migliaia di studenti, se dovessero chiudere le scuole, non avrebbero neanche un punto d’appoggio per andare a studiare. Non è possibile neanche fare a turnazione, perché anche altri locali della Provincia di Caserta risultano inagibili. Se rimanesse chiuso solo il Buonarroti, una soluzione alternativa potrebbe essere trovata, come le turnazioni di pomeriggio. Se chiudessero le altre non sappiamo dove potrebbero metterli. È una risposta che non so darmi. Quello che è certo è che se si continua a tergiversare per trovare una soluzione, i ragazzi di queste scuole rischiano di non fare il loro esame di Stato. Sarebbe una figura davvero pessima, non solo per Caserta, ma anche per l’Italia. Quello che immagino, ed è una delle cose peggiori da pensare, è che se ad un ragazzo neghi il diritto allo studio, spalanchi le porte alla Camorra ed altre organizzazioni illecite. Un ragazzo se non può studiare lavora, ma se non c’è lavoro quasi certamente viene adescato dalla malavita. È lo Stato che ti induce a comportarti così.

Chiaramente laddove si sente la mancanza dello Stato ci sono più problemi. Ma chi è davvero Arianna? Come vi muoverete come direttivo?
Questo è un colpo basso, non parlo mai di me ma ci provo. Arianna è una studentessa, una cittadina attiva. Per me si diventa cittadini da subito. Per cittadino intendo una persona che partecipa, che si alza la mattina, capisce (almeno in questo caso) cosa è Caserta, studia, si interessa alla vita casertana, e cerca di migliorare ciò che non va, o magari esaltare ciò che va.
Io sono delegata del coordinamento “Studenti in rotta contro la bancarotta”, nato proprio dal dissesto economico della Provincia. All’inizio eravamo veramente pochissimi, ma dopo numerose assemblee, sensibilizzando gli studenti e i rappresentanti, siamo diventati un coordinamento veramente numeroso. Chiaramente c’è chi è più attivo e chi meno, ma mai ci saremmo aspettati, il 18 Novembre, nonostante un evento su Facebook, di smuovere quasi 15mila studenti nel nostro corteo. Abbiamo svuotato 15 istituti praticamente. “Studenti in rotta” prima di essere un coordinamento, è la mia seconda famiglia. La politica studentesca non è mai da ignorare, perché ti introduce nella vita di tutti i giorni, ti apre gli occhi, ti fa conoscere un mondo che prima era fatto di zuccherini e caramelle. Quando cresci in questo ambiente, quello più giusto per un giovane attivo, fai passi avanti incredibili. Uno studente deve capire che non sono solo i libri a renderlo intelligente, una persona ragionevole; studiare è solo un terzo di tre percorsi da seguire contemporaneamente da giovani. La scuola, la politica studentesca, la vita sociale: l’uscire, il respirare, il viaggiare e conoscere cose nuove coi tuoi occhi. È il percorso giusto che una persona dovrebbe percorrere, a mio avviso. Perché lo faccio? Perché se non lotto io per quello che non ho e che dovrei avere, chi ci deve pensare? Chi c’è stato prima di noi non ha combinato assolutamente niente. E devo lasciare che siano questi “loro” a decidere del mio destino? Devo lasciare che la situazione continui a peggiorare? Gli studenti sono veramente il futuro, devono assolutamente mobilitarsi. Lo studente deve acquistare il ruolo che prima aveva, deve trainare la scuola. Oggi la situazione si sta capovolgendo, lo studente dipende dalla scuola. Ma parliamoci chiaro, senza studenti, la scuola esisterebbe? A cosa servirebbe?
Come coordinamento Sabato scorso abbiamo organizzato un corteo a cui hanno partecipato migliaia di studenti e genitori. Ormai i nostri interlocutori non sono più Lavornia e la Provincia, ma lo Stato: la palla ora passa a loro. Nel corso del corteo abbiamo rivendicato alcune cose: un incontro con il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che il Governo stanzi dei fondi per le scuole, andando oltre il “Salva Caserta”, e un sito web in cui trovare il piano di bilancio amministrativo trasparente dei fondi destinati a Caserta.

Noi ringraziamo Arianna per il suo contributo, e non possiamo fare altro che sperare che la situazione per le scuole casertane migliori. In un paese che si proclama civile e si appresta ad ospitare il G7 a Taormina, la chiusura di numerose scuole vorrebbe dire realizzare un autogol clamoroso agli occhi del mondo.

Foto: Manuel Zeno
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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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