«Signor perito agrario Poletti…», la risposta di un giovane emigrato in Irlanda al ministro delle Gaffe

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L'ex premier Renzi e il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti (Fonte: nextquotidiano.it)

Stai a vedere che adesso è tutta colpa dei giovani. Se l’economia va a rotoli e se l’occupazione in questo Paese non decolla, non è per effetto delle riforme promosse negli ultimi anni – dulcis in fundo il “Jobs Act” -, ma la responsabilità è tutta delle nuove generazioni, capro espiatorio delle manifeste incapacità politiche. Quei «bamboccioni» cui, nel 2007, faceva riferimento l’allora ministro dell’Economia Padoa-Schioppa per indicare tutti i ragazzi che al futuro fuorisede preferivano le comode mura domestiche. O quelle due precarie che nel 2011 contestarono l’allora ministro Brunetta, sentendosi dire che «Siete l’Italia peggiore». O quei noiosissimi aspiranti al contratto a tempo indeterminato, che nel 2012 furono cazziati dall’allora premier Monti perché «avere un posto fisso tutta la vita è monotono» (certo, per chiunque sarebbe meglio vagabondare in cerca di pochi spiccioli), cui si unì l’etichetta di «choosy» (schizzinosi) made in Fornero (perché allora era persino vietato avere aspirazioni).

 

Il flash-mob di Sinistra Italiana davanti al ministero del Lavoro. Colpo di testa di Fassina (Fonte: L’unione sarda)

Oggi, dopo dieci lunghi anni di gaffe, la situazione non sembra essere migliorata. Anzi, con l’ingresso di Giuliano Poletti nel governo Renzi, da febbraio 2014 è iniziata un’escalation di dichiarazioni piuttosto imbarazzanti; roba da far arrossire persino un cubetto di ghiaccio. Tra le più vergognose l’invettiva contro chi, avendone l’opportunità, ha deciso di cercare fortuna fuori dai confini nazionali: «Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di “pistola”. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Invece sia quei giovani che i loro cari soffrono eccome; e capita quando si deve emigrare per necessità. Non tutti hanno la fortuna di essere nominati ministro, pur avendone maggiori facoltà. La reazione indignata dell’opinione pubblica ha poi imposto il dietrofront di Poletti: «Mi sono espresso male, penso semplicemente che non è giusto affermare che ad andarsene siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri». E noi che l’avevamo frainteso… Ma come dimenticare il prezioso consiglio sul voto di laurea, in base al quale «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare». Dette da chi l’università non l’ha nemmeno vista in cartolina, queste parole hanno parecchio infastidito tutti quei pirla che invece cercano di dare esami, estranei alla logica “basta che li passo” e, da qui, la precisazione in stile cavolo a merenda: «Non ho mai pensato che i giovani italiani siano “choosy”». E proprio perché i giovani non sono schizzinosi, il ministro delle Gaffe sapeva di fare breccia nel loro cuore evidenziando come si creino più opportunità lavorative «a giocare a calcetto che a inviare in giro i curricula». A prescindere dalla totale mancanza di rispetto verso i milioni digiovani che non sanno più come raggiungere la loro indipendenza economica, effettivamente Poletti, in quest’ultima circostanza, si è solo limitato a descrivere la realtà dei fatti. Quindi, se qualcuno evidenzia la sua inadeguatezza al ruolo istituzionale ricoperto non è affatto per quanto detto, ma per non essere stato in grado, in questi tre anni, di sfatare quel mito della raccomandazione, che soffoca sempre più la meritocrazia.

Qualche giorno fa leggevo la lettera con cui Gaetano Di Liso, giovane laureato barese emigrato in Irlanda – del quale, secondo il ministro delle Gaffe, nessuno dovrebbe sentire la mancanza -, rispondeva per le rime alle provocazioni di Poletti, ben interpretando il sentimento comune di tanti i ragazzi, presi a ceffoni morali da chi, stando ai piani alti, dovrebbe invece pensare a garantire loro un futuro, facendone prevalere meriti e talenti. Ecco la missiva, a cui, al momento, non è seguita alcuna risposta ufficiale:

 

Gaetano Di Liso, autore della lettera

«Sig. Perito agrario Poletti (eh si, in un Paese che richiede la laurea anche per servire caffè in un bar, Lei è l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato. Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la più pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’è una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’è una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano.

Il Suo, perito agrario Poletti, e’ un paese morto, finito, senza presente né tanto meno futuro e lo è anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi è Lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei?!
Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non è sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. È per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei è la cittadinanza italiana.

Giuliano Poletti (Fonte: Wikipedia)

Lei è l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilità economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli. Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, è il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle. Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla più lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno stato che fa davvero lo stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno. E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile. 

 

Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle».

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

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