Cambiare il proprio sesso: quando andare contro natura diventa una scelta di coraggio

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La guardo arrivare da lontano, è davvero molto bella. Una folta chioma nera raccolta in una coda di cavallo, una linea di eyeliner semplicemente perfetta, un giubbottino nero in pelle avvolto in una mantella colorata e dei tacchi beige, indossati con tanta disinvoltura. Lei è Ale. Eh sì, un tempo era uomo. So bene che la cosa può lasciare sorpresi e sconvolti molti di voi: ma lo scopo di un giornalista è anche e soprattutto questo. Mettere luce lì dove tutti lasciano che l’ombra abbia la meglio. Avere il coraggio di far crollare a martellate tutti quei tabù che generazioni e generazioni hanno creato con tanto orgoglio e che davvero poco servono alla vita. Perché criticare le scelte di un simile non ci rende più fighi; seguire la massa non ci rende supereroi; avere i paraocchi e non essere ben disposti all’ascolto e al dialogo non ci rende buoni cristiani. Ma fermarsi per due minuti e avere il coraggio di guardare colui che va controcorrente ci rende persone intelligenti, persone capaci di acquisire a pieni titoli la realtà. Non vi nascondo che per tempo anche io non ho mai compreso certe dinamiche. E vi dico la verità, neanche adesso le comprendo. Perché non si può comprendere la natura dell’uomo. Sì, parlo di natura e non di scelte. Perché non è stata Ale a scegliere che il suo corpo maschile contenesse più ormoni femminili. Vi sorprende la cosa? Bene, sappiate che questo è ciò che accade a chi “decide” di cambiare sesso: si tratta di rispondere ad una prerogativa del proprio corpo, si tratta di ribellarsi allo sbaglio genetico compiuto da Madre Natura al momento della nascita. E non sono sensazioni dell’ultimo minuto: Ale ha iniziato a capire che preferiva i maschietti all’età di 6 anni, quando gettava via le macchinine per giocare con le bambole.

Poi si cresce e si matura e, una volta maggiorenne, iniziano ad avvenire i primi cambiamenti. “Una esplosione del corpo”, per farla breve. I vestiti da donna nascosti, i trucchi nei pantaloni e le scorribande, una volta uscita di casa, per truccarsi velocemente e struccarsi altrettanto accuratamente prima di rientrare e passare sotto il vaglio dei genitori. Sì, i genitori, altro tasto dolente. Quanto essi sono disposti ad accettare un figlio diverso da come lo hanno fatto nascere? Spesso, molti di loro arrivano persino a disconoscerli. «Per fortuna questo non è accaduto nella mia famiglia – ci racconta Ale –. Ricordo ancora il momento in cui non ce l’ho fatta più e ho raccontato loro tutta la verità. Sono gay e voglio terminare il processo di transizione. Mio padre rise, perché già lo sapeva. Mia madre e mio fratello la presero davvero male e a me dispiaceva, perché io tengo davvero tanto al loro parere. Mio padre adesso sembra più distante, mentre mia mamma mi accompagna in ogni scelta che faccio». La frase che più le ha fatto male è stata quella pronunciata da suo padre: «Qualsiasi cosa fai, falla. Ma io di tutto ciò non voglio sapere nulla».

Gli sguardi cattivi non mancano, le offese neanche. Soprattutto adesso che i vestiti sono quelli di una donna e il trucco è marcato. Le offese ricevute poi dalle stesse persone che, dopo poco tempo, la contattano in privato per avvicinarla. Perché l’errore più grande che la società compie in ogni singolo momento è quello di attribuire la transessualità alla prostituzione. Mai ci fu dogma più errato: anche il trans sa amare, come ogni altro essere umano. Non si tratta di alieno, si tratta di persona. Una persona che ama, si fidanza, riceve delusioni. Come il naturale ciclo della vita. E Ale l’ultima delusione l’ha ricevuta qualche giorno fa da colui che non ha avuto il coraggio di vivere la storia alla luce del sole. È facile in questi casi credere che tutto sia uno schifo e che il mondo sia un posto orrendo in cui vivere. Ma non deve mai mancare la speranza di vivere una vita normale, una vita da donna, una vita con un lavoro, una casa, dei figli, una famiglia. Perché non si può predicare la normalità, se per primi non si sogna una vita normale.

Ale non ha ancora completato il ciclo d’interventi per il cambio del sesso: ha bisogno del pieno consenso della sua famiglia. Ma il vero cambiamento inizia quando ci si sente donna dall’interno. E da lì che cambia ogni giorno tutto, partendo inizialmente dal nome, fino ad arrivare ad ogni singola mossa. Non si impara a diventare donna, donna ci si sente sempre, dal modo di camminare, di porsi, di relazionarsi. Ad incidere maggiormente sono i preconcetti del luogo in cui si vive: da cittadina meridionale, Ale sente sempre più rimarcare queste pseudo-differenze. Sente ancora gli occhi puntati addosso, le battutine malvagie, le prese in giro e chi non la assume a lavoro perché diversa. «Al Nord – prosegue -, le mie amiche raccontano che c’è molta più libertà, nessuno si scandalizza per coppie gay o lesbiche che passeggiano per strada e si baciano. Qui invece è impossibile poter fare una cosa simile».

Ale implora tutte le persone che condividono le sue stesse condizioni sociali di gridare ed urlare a gran voce la verità. Una verità in rispetto innanzitutto del proprio essere, perché è sbagliato andare contro natura, ma anche nelle persone che ci sono accanto. Sarà difficile inizialmente. Ma solo dicendo ciò che si è, si può sperare di essere accettati. E i tabù? I tabù sono lì, pronti a finire completamente distrutti. Ce la faremo? Io e Ale crediamo di sì. Voi?

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Francesca Elicio
Determinata, testarda, curiosa e inarrestabile. Con energia da vendere e una voglia di imparare e dare sempre il massimo. Questa sono io in pochi aggettivi. Mi chiamo Francesca, ho 22 anni e sono laureata in scienze della comunicazione. Non mi arrendo quasi mai e cerco di cogliere ogni tipo di opportunità mi capiti. Della mia vita ho già deciso quando avevo 3 anni; anno dopo anno, ho capito sempre più che io senza giornalismo e scrittura sarei come Romeo senza la sua Giulietta, oppure come una giornata senza sole, o come il pane senza la nutella. Ho iniziato a scrivere a 16 anni quando annunciai per prima in Italia l'omicidio di un commerciante del paese. A 20 anni mi sono iscritta all’ordine dei giornalisti. E nel frattempo non faccio altro che studiare e specializzarmi, chissà che non riesca a vincere il Pulitzer un giorno. Idoli? Bhe, il mio mito fra tutti è Emiliano Fittipaldi. Sogni nel cassetto? Lavorare insieme a lui, e perché no, superarlo anche. Vi ho detto anche che sono sognatrice?

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