Asia Argento, Weinstein e quella virale mancanza di empatia

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Quando decisi di iniziare a scrivere per questo blog, promisi a me stesso di mettere “su carta” tutto quello che mi passava per la testa riguardo un determinato argomento, scottante o meno, popolare o elitario che fosse. In un certo questo voleva e vuol dire sottoporsi al giudizio e alla critica della gente, ma a volte nel mondo occorre che qualcuno dica anche le cose più “scomode”. Motivo per cui oggi vorrei parlare ed esprimere le mie opinioni su quello che è lo scandalo del momento, che cela in realtà un disagio molto più radicato nella nostra società, e non solo da due giorni: la questione Argento-Weinstein e tutte le accuse rivolte alla nota (e per alcuni antipatica, ma ci sta) attrice italiana. Non con l’ambizione di arrivare a toccare le corde più nobili dell’animo delle genti di tutto il mondo, ma quantomeno con l’obbiettivo di far riflettere qualcuno.

Per i più distratti, e prima di addentrarmi nel nocciolo del mio discorso, ripercorrerò brevemente le tappe più importanti di questo sconcertante fatto di cronaca.
Pochi giorni fa il New York Times pubblica uno scoop inedito sulle sue pagine, un lavoro portato avanti per un anno da Ronan Farrow, giornalista nonché figlio di Woody Allen e Mia Farrow. Secondo l’inchiesta, Harvey Weinstein si sarebbe macchiato di una lunga séquelles di molestie sessuali ai danni di attrici ed assistenti durante tutta la sua carriera.
Per chi non lo conoscesse, Weinstein è il produttore più influente di Hollywood: ha fondato col fratello la nota società di distribuzione “Miramax”, ed ha prodotto film di successo come “Shakespeare in love”, “Django Unchained”, “Fahrenheit 9/11” “Gangs of New York” solo per citarne alcuni. Insomma, tutte le grandi star hollywoodiane sono passate, è il caso di dire, “dalle sue mani”.
Una volta uscita la notizia, sono state tante le attrici che hanno “colto la palla al balzo” per denunciare Weinstein: tra le più popolari troviamo indubbiamente Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie, che hanno raccontato il loro infelice incontro col produttore, avvenuto per entrambe circa vent’anni fa, sempre tramite le colonne del New York Times.
La questione è arrivata in Italia “grazie” (si fa per dire) ad Asia Argento, che in un altro quotidiano, il New Yorker ha descritto minuziosamente il suo rapporto con il molestatore. Tutto cominciò nel 1997, quando Weinstein adescò l’Argento in Costa Azzurra con un tranello. Da quel momento l’attrice italiana, che stava lavorando per un film della “Miramax”, iniziò a frequentarsi assiduamente con lo stesso, intrattenendo una serie di amplessi consenzienti, ma a suo dire figli della paura di vedere distrutta una carriera che era in rampa di lancio.

L’opinione pubblica in tal senso si è scatenata, scagliandosi ferocemente contro la figlia del maestro del brivido, rea di aver denunciato l’accaduto solo ora che Weinstein ha visto cadere il suo imponente castello (come peraltro fatto dalle altre protagoniste delle molestie), e quindi disposta a tutto pur di fare carriera.

Il produttore Harvey Weinstein

Ed è qui che, decisamente, qualcosa non torna. Faccio una premessa: nessuno può affermare che il comportamento dell’Argento, assodato il fatto che abbia intrattenuto dei rapporti sessuali per salvaguardare la propria carriera, sia giusto.
“Vendersi” non è mai giusto, soprattutto se hai la consapevolezza di avere delle qualità. Però poi ci sono dei “ma”, grandi quanto una casa.

Perché evidentemente il talento spesso non è tutto, soprattutto quando vieni ingabbiata in un meccanismo perverso tale per cui sei notata solo per le tue qualità estetiche.
Mettersi contro il produttore più influente di Hollywood vuol dire finire col cinema, prendere i tuoi sogni e riporli in un cassetto per sempre. Perché non sempre esiste una via alternativa, è il bene che trionfa sul male tante volte è solo una frottola che ci inculcano da bambini.
Ma si tratta comunque pur sempre di una violenza, probabilmente non fisica ma sulla psiche di una donna che all’epoca aveva soltanto 21 anni. Ed attaccarla oggi vuol dire perpetrarle per l’ennesima volta un certo tipo di violenza.
E’ facile col senno di poi puntare il dito contro Asia Argento. E’ facile farlo quando si lavora in Mediaset, meno quando ti si spalancano davanti a te le porte di Hollywood. Dovremmo calarci nei suoi panni per poter capire; o almeno avere la decenza di tacere e ripercorrere anche il nostro passato. E pensare a quante volte siamo scesi a patti col diavolo per ottenere qualcosa che desideravamo ardentemente.

Quello che, personalmente, mi ha fatto rabbrividire negli ultimi giorni, è stato proprio il j’accuse lanciato contro l’attrice romana e non contro un uomo malato, che fino a due giorni fa muoveva a proprio piacimento i fili che sorreggevano l’industria cinematografica più grande e propizia del globo. Un uomo che ci lascia passare l’idea che con i soldi e con il potere tutto è possibile, anche decidere del destino di altre persone.
Un j’accuse lanciato da altre donne di varietà, che dovrebbero essere consce più che mai di come la mercificazione del corpo sia un meccanismo ripugnante e figlio di una visione maschilista anche del mondo dello spettacolo.
La vera vergogna non è la non-denuncia dell’Argento. La vergogna sta nel fatto che un certo tipo di denuncia, portata avanti vent’anni fa, sarebbe caduta nel dimenticatoio e avrebbe distrutto la carriera di un’attrice che può piacere o meno ma che ha delle qualità professionali che vanno oltre il suo aspetto.

E chissà, nel frattempo, quante altre soubrettes in questo preciso momento stanno tacendo.

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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