il Punto sulla A: Juve, 6 stata incredibile. Palermo, 15 milioni di motivi per perdere contro l’Empoli

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Buon inizio di settimana cari lettori di Altravoce, eccoci qui per la penultima volta a fare il punto su quello che la Serie A ci ha lasciato nella giornata di campionato appena trascorsa, che ha visto la Juventus finalmente chiudere i giochi per il titolo e diventare campione d’Italia per la sesta volta consecutiva, record nel nostro Paese da quando esiste il massimo campionato di calcio.
Juventus campione d’Italia con un secco 3-0 su un Crotone arcigno ma oggettivamente impossibilitato a fare di più: a Roma forse qualcuno sperava ancora in uno sgambetto dei pitagorici, ma i bianconeri hanno chiuso la pratica con tre dei simboli di questa stagione: l’instancabile Mandzukic, Dybala e Alex Sandro.
Parliamoci chiaramente: l’obiettivo non è mai stato a rischio, e la squadra di Allegri ha solamente gestito il largo vantaggio che aveva per portare a casa la finale di Champions e la Coppa Italia. Mature, in tal senso, le parole di De Rossi e anche quelle di Spalletti: la Juventus di quest’anno se vuole vincere la partita, la vince.
Roma che comunque mette in ghiaccio il secondo posto vincendo nell'”insidiosa” trasferta a Verona: 3-5 il risultato finale, con tre belle doppiette: quelle di Salah, El Sharaawy (ritrovato dopo una stagione passata per gran parte in panchina) e Roberto Inglese, che alla sua seconda stagione in A si toglie lo sfizio di arrivare in doppia cifra (dieci centri per lui).
Il quinto sigillo è quello di Edin Dzeko, arrivato a quota 28 ma che non può ancora esultare, perché dietro di lui Mertens gli rosicchia un gollettino nell’ennesima goleada napoletana contro la Fiorentina.
Il belga è una scheggia ed oltre ai due gol regala un assist ad Insigne (salito a quota 17, mica male) in una partita aperta da Koulibaly. Il San Paolo ha omaggiato la squadra azzurra ed il suo allenatore, autori di un campionato straordinario: record di punti raggiunto, miglior attacco del campionato con novanta gol, ma, probabilmente, un terzo posto finale che vorrà dire playoff di Champions League.
Male, malissimo la Fiorentina: a tratti sembra una squadra Primavera, e non hanno avuto neanche l’attenuante di essere fuori dai giochi, visto che l’Europa League era ancora alla portata della squadra di Sousa. Perdere a Napoli si può, ma non così.

In zona Europa League Lazio e Atalanta sono ormai certe della fase a gruppi dell’Europa League, ma i bergamaschi puntano addirittura a scavalcare i biancocelesti al quarto posto grazie alla loro vittoria ad Empoli e la contemporanea sconfitta della squadra di Inzaghi contro l’Inter. il Papu Gomez decide con un guizzo il match contro i toscani, che ora dovranno vedersela contro il Palermo per mantenere la Serie A; la Lazio disputa un match “allegro” dopo la finale di Coppa e si fa superare da un Inter che forse oggettivamente non credeva neanche di poter vincere: nell’1-3 finale decidono i gol di Andreolli ed Eder, intervallati dall’autogol di Hoedt.
Sono tante le grane in casa nerazzurra in vista della prossima stagione: intanto bisogna trovare un allenatore di respiro internazionale, anche per rispondere a ciò che ha affermato Ausilio: i calciatori non sono mai stati un gruppo, Gabigol è un corpo estraneo nella rosa della beneamata.
Ritrova un po’ di serenità e l’Europa dopo quattro anni il Milan di Montella. Certo, bisognerà partire da lontano, ma è già un qualcosa: merito del 3-0 inflitto al Bologna grazie ai gol di Deulofeu, Honda e Lapadula. Lo spagnolo è il giocatore intorno a cui ricostruire la rosa assieme a pochi altri, come Donnarumma, Suso e Romagnoli. Oggettivamente al tecnico napoletano non si poteva chiedere di più: ha portato al sesto posto una squadra dagli evidenti limiti tecnici, e finire davanti a Fiorentina e Inter è già un successo. Ora la dirigenza cinese deve spendersi in tutti i sensi per garantire all’aeroplanino una rosa di qualità: l’anno prossimo non è in ballo solo l’Europa League, ma anche il quarto posto in campionato che darà l’accesso diretto alla Champions League.

Match spettacolare ma inutile quello tra Sassuolo e Cagliari finito 6-2, e da un lato è giusto così: i tifosi pagano il biglietto, e senza nulla da poter conquistare gli si regala un pomeriggio quantomeno divertente. In gol capitan Magnanelli, Berardi, Politano, Sau, Iemmello, Matri, Ionita e Borriello, ma per una volta nella rete…sbagliata. Di Francesco è quasi sicuramente ai saluti, ora i neroverdi devono stare attenti: il loro successo negli ultimi anni è dovuto in gran parte al lavoro svolto dal tecnico pescarese, bisognerà trovare un altro allenatore ugualmente all’altezza.
Finisce 1-1 con rissa la gara tra Udinese e Sampdoria: la colpa sembra essere di Muriel, reo dopo il gol realizzato di aver esultato provocando i suoi ex tifosi, mai troppo teneri con lui. L’espulsione del colombiano sembra esagerata, quella di Danilo no: mani al collo all’attaccante blucerchiato e secondo tempo sotto la doccia per il brasiliano.

Si salva il Genoa che supera 2-1 un Torino che incarna poco lo spirito granata: in gol ci vanno Rigoni e Simeone, i simboli del primo Genoa di Juric, in ogni caso sempre più lontano dalla panchina del grifone (panchina in B per lui?). Per il Toro inutile il gol Ljajic, autore comunque di un buon campionato con dieci centri.
Si giocherà stasera invece Pescara-Palermo, partita che non ha nulla da dire ai fini del campionato. Il Palermo però sarà giudice della salvezza nell’ultima gara di Domenica: i rosanero ospiteranno l’Empoli, il Crotone la Lazio. L’assurda legge del paracadute per le retrocesse offre al Palermo 15 milioni di motivi per perdere la prossima gara: infatti, se retrocederà il Crotone, al Palermo spetteranno 40 milioni di paracadute (suddivisi in due tranche perché non si possono acquisire più di 25 milioni per stagione); in caso contrario, vincendo contro l’Empoli e assistendo alla vittoria o anche al pareggio pitagorico contro la Lazio, al Palermo spetterebbero “solo” 25 milioni: questo perché i 15 milioni rimanenti andrebbero in mano proprio ai toscani, club che vanta una tradizione più solida in A rispetto ai calabresi.
Questa è una regola paradossale e che apre il campo a combine di vario genere: il calcio italiano è decisamente scottato dalle storie di calcio scommesse, ma evidentemente non è mai abbastanza.
Nessuno mette in dubbio la lealtà della squadra rosanero, sia ben chiaro: lo stesso discorso sarebbe valso per la scorsa Domenica, quando i giovani palermitani hanno sconfitto 1-0 il Genoa, anche se avrebbe fatto più comodo loro una sconfitta. Ma non accorgersi di un evidente buco nero nell’andamento di un campionato scaturito da questo paracadute (che ricordiamo essere una ingente somma di denaro che le ultime tre percepiscono per far fronte alle drastiche spese derivanti da una retrocessione magari anche inaspettata) è da persone che non hanno a cuore i tifosi ed il nostro calcio.

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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