Il punto sulla A: cambino le regole o perderemo credibilità

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Difficilmente, in 25 anni, da appassionato di calcio mi ritrovo a commentare un campionato così scarso come quello a cui assistiamo da Settembre.
Non è certo colpa della Juventus, unica squadra che traina il made in Italy in Europa e nel mondo; non può esserlo nonostante il secondo pareggio consecutivo (1-1), filotto “negativo” che dalle parti di Corso Galileo Ferraris non vedevano da un po’. La testa è da tutt’altra parte, e nelle ultime due partite hanno affrontato due squadre rognose per un motivo o per l’altro: l’Atalanta lotta furiosamente per l’Europa, traguardo che manca da 26 anni (erano gli anni di Evair e Claudio Caniggia), il Toro ha potuto preparare meglio LA partita, un derby molto sentito da Mihajilovic e ragazzi. Ecco, Sinisa: dovrebbe capire che non sempre agire di prepotenza è la strada giusta, ed in questo può prendere esempio da Allegri. L’espulsione di Acquah è quantomai giusta: il regolamento in tal senso parla chiaro, e “Un tackle o un contrasto che metta in pericolo l’incolumità di un avversario o commesso con vigoria sproporzionata o brutalità deve essere sanzionato come grave fallo di gioco.”. Giallo ineccepibile, ghanese sotto la doccia.

La scarsità semmai è frutto di quelle partite non certamente truccate ma cui spicca un certo imbonimento da parte di una piuttosto che dell’altra fazione. E così capita che l’Inter non faccia assolutamente nulla per rovinare il Genoa (e gli ottimi rapporti con essa) e il gol di Pandev regali al grifone tre punti forse non meritati ma pesantissimi; che Candreva strappi il pallone dalle mani di Gabigol e tiri un rigore tra i peggiori della sua carriera; che il Bologna vada ad Empoli in totale atteggiamento da turisti per caso e conceda ai toscani l’occasione di segnare tre reti in una partita (roba che non si vedeva da un po’ al Castellani). Alla fine gli uomini salvezza della banda Martusciello risulteranno due difensori: Manuel Pasqual e Andrea Costa.
A farne le spese il Crotone di Davide Nicola, l’unica squadra forse il cui calendario non è stato assolutamente magnanimo. Certo, il Pescara di oggi non era assolutamente una montagna insormontabile (decide un gol di Tonev), ma parliamo di una squadra che ha comunque realizzato 14 punti in sei partite e che forse avrebbe meritato miglior sorte.

Festival del gol in un’altra partita che ha avuto poco da dire: la Lazio supera 7-3 la Sampdoria e si garantisce ufficialmente i playoff di Europa League. Mattatori dell’incontro Immobile e Quagliarella, con il primo che realizza il suo personalissimo best score in A pareggiando i 22 gol fatti col Torino e il secondo che arriva a quota 10 gol e compone un tridente blucerchiato niente male con Schick e Muriel: tutti e tre in doppia cifra per un totale di 31 gol. Ottima la stagione della squadra di Inzaghi junior, che potrà chiudere con la ciliegina sulla torta data dalla finale di Coppa Italia contro una Juventus che si starà preparando per Cardiff (ma che comunque vuole festeggiare il triplete).
Saluta la A il Palermo, che pareggia 1-1 a Verona e deve tornare tra i cadetti dopo due anni di A. Pareggiano anche Udinese-Atalanta (1-1) e Sassuolo-Fiorentina in quello che è il festival dell’italianità: in rete Politano, Iemmello, Chiesa e Bernardeschi.

Rimane vivace quindi solo la lotta per il secondo posto, che vorrebbe dire Champions diretta: vince con estrema facilità il Napoli con una doppietta di Mertens e il quindicesimo gol in campionato di Insigne. Le priorità sono altre ora a Castel Volturno: oltre al piazzamento d’onore, preme confermare il folletto belga, autore di 24 centri in campionato (un campionato cominciato in panchina e come ala). Il Sarrismo esalta le prime punte, ma il rischio è quello di vedere l’attaccante ex PSV partire verso altri lidi in Estate proprio come il Pipita lo scorso Agosto. Vince e convince la Roma a San Siro con l’ennesima doppietta di Edin Dzeko, più che mai capocannoniere del campionato. E fa piacere vedere in campo Grenier, centrocampista (a mio parere molto forte) prelevato dal Lione a Gennaio.

Si poteva chiedere di più a Spalletti? Forse si, ma la Roma soprattutto in avanti non ha certo la panchina e la qualità della Juventus e del Napoli. E di questo Monchi dovrà occuparsene nella prossima sessione di mercato.

Non è stato un campionato sicuramente bellissimo. Le ultime tre finora non si sono mostrate al livello delle altre, ma venti squadre per pochi obiettivi, che siano essi salvarsi o andare in Europa, non rendono avvincente un campionato che già da Febbraio ha avuto ben poco da dire.
Io sono uno di quelli nati quando il calcio italiano era al suo apice: di quando, su diciotto squadre, sette ne andavano in Europa e quattro in serie B.

Certo, la riforma della Champions League che entrerà in vigore dal prossimo anno dovrebbe cambiare le carte in tavola: sette squadre torneranno in Europa, e la Juventus in tal senso coi risultati europei che sta ottenendo nelle ultime stagioni ci garantirà un po’ di stabilità nel ranking; ma forse occorrerebbe rivedere il numero di partecipanti e inserire perché no un playout tra terzultima e quart’ultima che istighi le pretendenti alla salvezza a dare il meglio fino alla fine.

Il calcio italiano è uno dei prodotti che ancora nonostante tutto crea appeal all’estero. Non trasformiamo uno spettacolo in una pagliacciata da circo.

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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