Saturday Song – “Wake me up when september ends”, i Green Day al funerale del tempo

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Ci sono canzoni che spesso sentiamo in un determinato periodo dell’anno per poi rimettere nel cassetto insieme alla naftalina, musica che permette lo scandire dei mesi, delle stagioni, dei momenti che affrontiamo. Senza ombra di dubbio in estate saremo più propensi ad ascoltare canzoni spagnoleggianti in stile Alvaro Soler, ma non ci sogneremmo mai di tenerle nel nostro lettore anche a cavallo di Capodanno; la stessa cosa vale per Michael Bublè, artista poliedrico per la verità, ma che troppo spesso viene riesumato solo durante le feste natalizie.

Tra tutte queste canzoni “temporali” una su tutte indica quel drammatico momento in cui ci rendiamo conto che l’estate è finita e che dobbiamo ritornare a lavoro e ad affrontare la terribile routine quotidiana, che le ferie sono finite e che l’autunno sta tragicamente ritornando nelle nostre vite: “Wake me up when september ends“, capolavoro dei Green Day (Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt, Trè Cool) che si trova nel fortunatissimo album “American Idiot” del 2004.

La Saturday Song di oggi potrebbe quindi far pensare alla rassegnazione tipica della fine delle vacanze, delle giornate che si accorciano, dei tramonti che arrivano sempre prima, ma non è proprio così.

La canzone scritta da Armstrong in realtà riguarda un momento ben più triste della sua vita, la morte del padre avvenuta nel settembre del 1982 a causa di un cancro. “Wake me up when september ends” sono proprio le parole che un appena decenne Armstrong disse alla madre il giorno del funerale, “svegliami quando finisce settembre”.

Svegliami, dunque, quando questo periodo di lutto sarà finito, quando potrò ricominciare ad apprezzare la vita e il mondo che mi circonda, quando il dolore che ho in corpo sarà in qualche modo lenito dall’esistenza che continua a scorrere, dalle foglie che cadono e dal tempo che passa.

Ma andiamo a vedere qualche stralcio del testo:

“Summer has come and past,
the innocent can never last,
wake me up when September ends,
like my father’s come to pass,
seven years has gone so fast,
wake me up when September ends.”

“L’estate è arrivata ed è passata,
l’innocente non può mai durare,
svegliami quando finirà settembre,
come mio padre è venuto e se n’è andato,
sette anni sono passati velocemente,
svegliami quando finirà settembre.”

Come l’estate è un “brivido che vola via”, prendendo in prestito le parole di Vasco Rossi, così la vita può sembrare fugace, un battito di ciglia e siamo già cresciuti, i problemi da bambini sono già alle nostre spalle. L’innocente non può mai durare, molto spesso sono le persone migliori quelle a lasciarci prima, un cancro durato sette anni, passati velocemente, senza il tempo di chiedersi perché.

“Here comes the rain again,
falling from the stars,
drenched in my pain again,
becoming who we are,
as my memory rests,
but never forgets what I lost, 
wake me up when September ends.”

“La pioggia scende di nuovo,
cadendo dalle stelle,
sono inzuppato ancora nel mio dolore,
diventando ciò che siamo,
la mia memoria si riposa,
ma non dimenticherà ciò che ho perso,
svegliami quando finirà settembre.”

Settembre porta con sé le prime piogge autunnali, il cielo azzurro e sereno dell’estate lascia il posto al grigiore e alle nuvole che sembrano essere d’accordo col nostro stato d’animo. Ci sentiamo bagnati due volte da quella pioggia, fisicamente e spiritualmente, ogni goccia penetra in noi come il dolore che coviamo dentro, nessun ombrello ci ripara dai lutti e dai tristi eventi della nostra vita. Dicono che il tempo aiuti in questi casi, ma nonostante “la memoria si riposi” sarà difficile dimenticare chi era importante per noi.

“Like my father’s come to pass,
twenty years has gone so fast
wake me up when September ends.”

“Come mio padre è venuto e se n’è andato,
vent’anni sono passati velocemente,
svegliami quando finirà settembre.”

Sono passati altri anni da allora, la stabilità è ritornata con il passare dei mesi e delle stagioni, agli autunni si sono susseguiti gli inverni, le primavere, le estati, il cuore sembra essersi riparato, ma ci sarà sempre quella piccola crepa, segno di una persona che ci ha lasciati troppo presto.

 

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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