Saturday Song – “Time to pretend”, il manifesto giovanile targato MGMT

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La Saturday Song di oggi è dedicata al mondo dei giovani, alla loro vita di illusioni e ai loro sbagli. Quante volte abbiamo sentito parlare di “società dell’apparire”, gente che vende la sua dignità per qualche like in più, bene questa canzone possiamo definirla come il manifesto di tutti quelli che, per forza di cose o semplicemente per convenienza, sono abituati a portare una maschera nella vita di tutti i giorni. Sono abituati a fingere.

Il titolo della canzone è proprio “Time to pretend“, tempo di fingere, e appartiene alla band statunitense MGMT (conosciuta anche come The Management), composta da Goldwasser, VanWyngarden, Asti, Richardson e Berman, e noto ai più come uno dei migliori gruppi in fatto di neopsichedelia, indie rock e synth pop.

Largo quindi all’uso di sintetizzatori e all’elettronica, il pezzo si apre con lo scrosciare dell’acqua (forse un rimando alla società liquida di Zygmunt Bauman?), ma andiamo a vedere nel dettaglio il testo:

“I’m feeling rough, I’m feeling raw, I’m in the prime of my life.
Let’s make some music, make some money, find some models for wives.
I’ll move to Paris, shoot some heroin, and fuck with the stars.
You man the island and the cocaine and the elegant cars”.

“Mi sento grezzo, mi sento rozzo, sono nella primavera della mia vita. E allora facciamo musica, facciamo i soldi, troviamo qualche modella e sposiamocela. Mi trasferirò a Parigi, mi sparerò dell’eroina, e scoperò con le star. Tu uomo invece, sceglierai l’isola, la cocaina e le auto eleganti”.

In questa strofa si avverte dapprima il bisogno dei giovani di emergere, di volersi distinguere dalla massa, magari attraverso la musica. Il sogno di tutti i giovani è quello di avere quel famoso “quarto d’ora di notorietà”. Nella seconda parte della strofa vi è la contrapposizione al mondo degli adulti, dove per isola forse si intende la Gran Bretagna. Una contrapposizione che presto si livellerà fino al punto da non esistere più.

“This is our decision, to live fast and die young.
We’ve got the vision, now let’s have some fun.
Yeah, it’s overwhelming, but what else can we do?
Get jobs in offices, and wake up for the morning commute?”

“Questa è la nostra decisione, vivere velocemente e morire giovani. Abbiamo avuto la visione, ora divertiamoci. Sì, è opprimente, ma cos’altro possiamo fare?Andare a lavorare in ufficio e svegliarsi per fare i pendolari?”

Subito ci viene in mente la frase di Jim Morrison, “è meglio bruciarsi in fretta che spegnersi lentamente”. I giovani ripudiano il lavoro, vogliono solo divertirsi, e anzi, gli impiegati sono la specie che più odiano in assoluto.

“I’ll miss the playgrounds and the animals and digging up worms
I’ll miss the comfort of my mother and the weight of the world
I’ll miss my sister, miss my father, miss my dog and my home
Yeah, I’ll miss the boredom and the freedom and the time spent alone”.

“Mi mancheranno i parco giochi e gli animali e lo scavare per cercare i vermi. Mi mancherà il conforto di mia madre e il peso del mondo. Mi mancheranno mia sorella, mio padre, il mio cane e la mia casa. Sì, mi mancheranno la noia e la libertà e il tempo trascorso da solo”.

Arriva il momento di angoscia e di nostalgia per ogni giovane, quello che ti fa dire “ma veramente devo lasciare tutto questo?”. E quando stai per cedere e tornare a casa, perché vuoi i pancakes a colazione e le lenzuola pulite, scacci via questi pensieri molesti: tu sei giovane, e devi partire, volare via.

“We’ll choke on our vomit and that will be the end
We were fated to pretend
To pretend
We’re fated to pretend
To pretend”.

“Soffocheremo nel nostro vomito e quella sarà la fine. Eravamo destinati a fingere. A fingere. Eravamo destinati a fingere. A fingere”.

L’emulazione dei propri idoli passa anche dalle loro morti. E così ci convinciamo che morire di vomito (e non solo) come Jimi Hendrix, Bon Scott, John Bonham, sia davvero un gran bel modo per morire. E magari anche se staremo passando un periodo di merda racconteremo a tutti che sì, stiamo bene, davvero bene. Perché noi giovani siamo così, fated to pretend, destinati a fingere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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