Saturday Song – “Occhi di ragazza”, quando Morandi ci faceva volare

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Ci sono canzoni che riescono a fotografare il tempo e immortare degli istanti che resteranno scolpiti nella memoria. Ci sono canzoni che raccontano storie in cui non è difficile immedesimarsi, che dipingono il quotidiano e i sentimenti di ogni giorno.
La Saturday Song di oggi è proprio una di queste.
Siamo nel 1970 e un giovanissimo Gianni Morandi dà alla luce un pezzo nostalgico ma allo stesso tempo pieno di vita e di quel modo tipico di quegli anni di vivere gli amori in maniera impegnata, senza aver paura di viaggiare con la mente.
Occhi di ragazza” ci racconta la storia delicata di un amore che nasce, cresce e finisce, lasciando però un indelebile ricordo, perché due persone potranno anche prendere strade diverse, ma quegli occhi li ricorderemo per sempre. Andiamo a vedere il testo:

“Occhi di ragazza
Quanti cieli quanti mari che m’aspettano
Occhi di ragazza
Se vi guardo
Vedo i sogni che farò
Partiremo insieme per un viaggio
Per città che non conosco
Quante primavere che verranno
Che felici ci faranno
Sono già negli occhi tuoi”. 

Quando nasce un amore c’è subito voglia di “tuffarsi” negli occhi, e in generale, nella vita della persona amata. C’è il salto verso l’ignoto che però porta con sé la felicità e la spensieratezza dei primi baci e delle prime gite al mare. Non preoccupa il voler raggiungere la meta, l’importante è il viaggio.

“Occhi di ragazza
Io vi parlo
Coi silenzi dell’amore
E riesco a dire
Tante cose che la bocca non dirà
Quando ti risvegli la mattina
Tutto il sole nei tuoi occhi
C’è una luce che mi porta fino a te”.

Non c’è cosa più bella di svegliarsi la mattina e guardare gli occhi ancora addormentati della persona che amiamo. In momenti come questi pensiamo di solito a quanto siamo fortunati, a quanto culo abbiamo avuto per arrivare ad avere accanto quegli occhi, quei maledetti occhi.

“Occhi di ragazza
Questo viaggio prima o poi
Sarà finito
Una spiaggia vuota senza mare
Io dovrò vedere in voi,

Occhi di ragazza
Quanto male vi farete perdonare
L’acqua di una lacrima d’addio
Sarà l’ultimo regalo
Che da voi riceverò
L’acqua di una lacrima d’addio
Sarà l’ultimo regalo
Che da voi riceverò”.

Spesso ci pensiamo a quando finirà tutto, spesso cerchiamo di non pensarci o di rassicurarci sperando che “non finirà mai”. Ma non sempre c’è il lieto fine. Come in un settembre cupo e triste in quegli occhi c’è “una spiaggia vuota senza mare”, è la tristezza di qualcosa che, per diverse ragioni, non può più essere. Quegli occhi, ancora quegli occhi. L’ultima immagine che avremo di loro sarà una lacrima, ma il ricordo di quelle pupille, di quelle iridi che abbiamo imparato ad amare, ci terrà compagnia per tutta la vita.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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