Saturday Song – “Luna in riviera”, i Selton e il dolce ricordo di un amore finito

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“Chissà se ogni tanto penserà a me”. Alzi la mano chi, dopo una rottura, non abbia mai pronunciato queste parole. La nostalgia è un sentimento che molto spesso non possiamo controllare, anche se vorremmo bruciare il nostro ex tra atroci tormenti. Un morso ad una mela, una parte di una canzone, uno sguardo alla luna e si apre istantaneamente il rubinetto dei ricordi, schizzando e inondando quel lavandino enorme chiamato ipotalamo. Lo sanno bene i Selton, uno dei gruppi indie che più sta riscontrando successo nella nostra penisola, reduci dalla recentissima uscita del loro quinto album, “Manifesto tropicale”, un inno alle loro radici brasiliane e alle contaminazioni con la cultura spagnola e quella italiana. Il gruppo, composto da Daniel Plentz, Eduardo Stein Dechtiar, Ramiro Levy, Ricardo Fischmann, sin dagli esordi si è contraddistinto per le melodie piene di saudade da Rio delle Amazzoni unite ai ritmi pop-indie che ci riportano invece in via Montenapoleone, e questo ultimo lavoro racchiude quella che è un po’ la loro poetica: la cultura è mutevole, si arricchisce, non può essere contenuta. 

Tra le dieci tracce di “Manifesto tropicale” ritroviamo il singolo “Luna in riviera“, capace di trasportarci direttamente su un balcone a fissare i riflessi argentati sul mare, mentre un filo di brezza ci riporta alla mente i ricordi di un recente passato. Un passato fatto di affetto e di amore, che ora è svanito, conclusosi con un “goodbye” che lascia l’amaro in bocca. E se io sono qui, appoggiato alla balaustra a pensare a te, vuoi vedere che anche tu, ogni tanto, pensi a me? Andiamo ad analizzare il testo:

“Quando la luna non c’è
Se ti ricordi di me
Prova a guardare Milano la sera
Come se fossa laguna o riviera
Quando la luna non c’è
Please, ti ricordi di me?
Thank you”.

Quando la luna non c’è il buio la fa da padrone. Il buio in questo caso rappresenta la solitudine, lo stress, l’umore sotto i tacchi magari per una giornata storta nella città dei bauscia, e la luna è quel piccolo bagliore di ricordo che ci fa pensare alla persona con cui abbiamo condiviso felicità e tristezza, gioie e dolori. L’impatto mnemonico è talmente alto che anche corso Buenos Aires può trasformarsi in un mare scuro, illuminato dalla via Lattea e da qualche luce sul litorale. “Please, ti ricordi di me?” è quasi una preghiera, un invito a farci sapere se siamo ricordati con affetto.

“Di notte illuminavi Copacabana
Sotto il cielo di un’estate italiana
Guardo in alto e ci sei tu”.

I ricordi sono capaci perfino di farci sentire in un altro continente, la luna ritorna in cielo e illumina il mare che abbiamo davanti. E tiriamo un sospiro di sollievo.

“Quando la luna non c’è
Se ti ricordi di me
Pensa che bella sorpresa
Guarda che in fondo sei tu che hai detto
Arrivederci, goodbye
Arrivederci, goodbye
A mai più”.

Intorno a quella luna c’è un alone bianco, come un appannamento che non ci fa gustare appieno la gioia di quel ricordo. Quell’alone è il “goodbye” con cui è finita, le tue ultime parole prima che girassi i tacchi e cominciassi a camminare in direzione opposta.

“Abbiamo chiuso gli occhi senza paura
Ma all’ora delle streghe la strada era scura
Luna tu non c’eri più
Luna non c’eri più”

Basta un battito di ciglia, ci guardiamo attorno e siamo di nuovo in un appartamento, l’unica luce è quella di una lampada alogena. Si riprende la vita di sempre, scacciando via quei ricordi, chiudendo la finestra per non rivedere la luna, la stessa luna che ci illuminava e ci teneva compagnia.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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