Saturday Song – Le “Beatitudini” secondo Rino Gaetano

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Il 2 giugno di 36 anni fa si spegneva Rino Gaetano, fatale per lui un incidente d’auto che ne stroncò la carriera a soli 30 anni. Le sue canzoni sono sempre state sottovalutate, sono rimaste per anni “di nicchia”, e molte persone conoscevano (e conoscono tuttora) di lui la sola “Gianna“, ma recentemente il cantante crotonese è stato rivalutato e molti suoi brani sono diventati popolari grazie anche ai loro messaggi. E sì, perché Rino amava parlare apertamente di politica e di temi sociali, anche mascherando gli stessi in finti nonsense orecchiabili, incappando molto spesso in censure nelle sue esibizioni dal vivo.

La sua spontaneità e la sua capacità di coinvolgere riuscivano a far riflettere nel divertimento milioni di giovani che in quegli anni erano ammaliati dai suoi capelli ricci e dalla sua voce calda ma graffiante. La Saturday Song di oggi è dedicata a lui e precisamente a una canzone che, uscita poco tempo prima della sua morte, fece storcere ancora una volta il naso a tutti i perbenisti del tempo, “Le beatitudini“. Andiamo a vedere il testo:

“Beati i bulli di quartiere
perché non sanno quello che fanno
E i parlamentari ladri
che sicuramente lo sanno”. 

La canzone, già di per sé un riferimento al discorso delle Beatitudini di Gesù, narrato nei Vangeli, si arricchisce di un’altra citazione evangelica: “non sanno quello che fanno”. Chiaro il  rimando a tutti i ragazzi di vita dell’epoca, protagonisti di zuffe e piccoli furti. Loro non sanno quello che fanno perché attraversano un’età difficile e hanno una situazione familiare non rosea. I parlamentari ladri invece sanno benissimo quello che fanno, e sappiamo tutti quanti intrighi ci fossero nella politica italiana di fine anni ’70-inizio anni ’80.

“Beata è la guerra,
chi la fa e chi la decanta
Ma più beata ancora è
la guerra quando è santa”.

Sarcasticamente in questi versi Gaetano si schiera a favore della guerra, soprattutto se essa è definita “santa”. Smascherate dunque le ipocrisie legate a guerre di matrice religiosa ma che in realtà avevano ragioni economiche celate, in tempi di ISIS oggi queste parole sembrano più che mai attuali.

“Beati i professori,
beati gli arrivisti,
I nobili e i padroni
specie se comunisti”.

In questo climax Rino passa dalla categoria più in basso nella gerarchia sociale (i professori), a quella che cerca di emergere a ogni costo (gli arrivisti), al punto più alto (i nobili e i padroni). Contro questi ultimi Rino rivolge la critica più grande, quella di aver sacrificato i propri ideali di gioventù per una busta paga più sostanziosa.

“Beata la mia prima donna
che mi ha preso ancora vergine
Beato il sesso libero
se entro un certo margine”

Nell’Italia sessuofobica del tempo parlare di certi temi in una canzone era ritenuto scandaloso e immorale. Rino come al solito non si preoccupa di certi cliché e inserisce anche qui dei riferimenti alla più bella delle arti. E quindi prima dedica due versi alla donna che lo ha reso un uomo (sesso prematrimoniale, altro scandalo!), e successivamente si rivolge contro gli accaniti del “sesso libero”: va bene tutto, ma un po’ di moderazione!

La canzone si chiude con questi due versi:

“Beati i critici e gli esegeti
di questa mia canzone”.

Come a dire che, ogni tentativo di interpretare questa canzone è stato solo un buco nell’acqua.

Rinnoviamo il nostro saluto a Rino Gaetano, un cantante che ci ha lasciati troppo presto, beato lassù, da qualche parte.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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