Saturday Song – “Kristy, are you doing okay?”, i The Offspring e una storia di violenza e indifferenza

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Molte cose acquistano un senso solo col passare del tempo. Da giovani non riusciamo a cogliere ogni sfumatura di un evento, lasciandolo spesso cadere nell’indifferenza, ma pian piano, esperienza dopo esperienza, capiamo che certe cose non le avevamo mai capite veramente.

Questa è un po’ la trama della Saturday Song di oggi, una canzone che vuole immortalare il disagio dell’adolescenza e l’incapacità di comunicare col mondo esterno, la chiusura, la voglia di non parlare con nessuno. Gli artisti stavolta sono i The Offspring, capaci di mettere in musica una storia vera dai risvolti amari, la storia di una ragazza violentata e della gente che le sta attorno, indifferente, ignara. “Kristy, are you doing okay?” ci fa capire che episodi del genere possono capitare a chiunque e in qualsiasi momento, la cosa importante è non ricoprirli di indifferenza, altrimenti si crea un muro invalicabile.

Il brano è una ballata acustica dove il suono della chitarra sembra scandire il passare del tempo e della giovinezza, che ormai non può più tornare indietro. Andiamo ad analizzare il testo:

“Cause your eyes told the tale
Of an act of betrayal
I knew that somebody did”.

“I tuoi occhi raccontano la storia
di un tradimento,
so che qualcuno l’ha fatto”.

Chi vive un’esperienza di violenza del genere, anche dopo, non sarà più lo stesso. Anche indossando un sorriso di facciata negli occhi ci sarà sempre un velo di tristezza e di una parte di sé che è stata strappata via.

“Can you stay strong?
Can you go on?
Kristy are you doing okay?
A rose that won’t bloom
Winter’s kept you
Don’t waste your whole life trying
To get back what was taken away”. 

“Puoi essere forte?
Puoi andare avanti?
Kristy, va tutto bene?
Una rosa che non vuole sbocciare,
l’inverno ti ha conservato,
non buttare la tua intera vita tentando
di avere indietro quello che ti è stato portato via”.

Quando dopo anni ci si rende conto di cosa realmente è successo, le domande si sprecano. “Come stai?”, “Tutto bene?”, domande a cui solitamente la nostra armatura ci fa rispondere “sì”. In realtà c’è una necrosi interna di cui raramente si fa parola, un evento che non ti permette di andare avanti, di sbocciare. Quella parte di Kristy è morta quando si è vista un uomo davanti a lei che si abbassava la cerniera, da quel momento è come se le avessero strappato la vita, la voglia di andare avanti.

“Though the marks on your dress
Had been neatly repressed
I knew that something was wrong
And I should have spoke out
And I’m so sorry now
I didn’t know
Cause we were so young”.

“Sebbene le macchie sul tuo vestito
siano state ordinatamente represse
ho saputo che qualcosa è andato storto
avrei dovuto parlarti,
e mi dispiace ora,
non lo sapevo,
eravamo così giovani”.

Uno stupro non è solo sperma sui vestiti. È qualcosa che lascia il segno e che, contrariamente alle macchie, non può essere lavato via. Il protagonista si è accorto solo tardivamente di quello che fosse successo a Kristy, e rimpiange il tempo in cui non la considerava, in cui la ignorava, magari per divertirsi con gli amici. “Eravamo così giovani” è la giustificazione, da giovani infatti si pensa di essere immortali, di avere la vita in pugno. Peccato che la gioventù di Kristy sia volata via, nei pochi minuti di un orgasmo, e che nessuno le sia stato a fianco in quei momenti.

Questa canzone ci invita a parlare, a chiedere, a solidarizzare, non bisogna far finta di non vedere in casi di violenze, altrimenti si finisce come la piccola Kristy, adolescente cresciuta troppo in fretta, nel buio di un vicolo cieco, con gli occhi pieni di lacrime.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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