Saturday Song – “Io so tutto”, il testamento di Andreotti nella voce di Fabrizio Moro

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Il 6 maggio del 2013 ci lasciava forse il personaggio più carismatico, enigmatico, influente della politica italiana del XX secolo, Giulio Andreotti, alla veneranda età di 95 anni. Su di lui se ne sono dette e scritte di ogni, il sette volte presidente del Consiglio è sempre uscito “pulito” da ogni coinvolgimento giudiziario e probabilmente si è portato nella tomba segreti scottanti dell’Italia della Prima Repubblica, ai quali, difficilmente, si sarà in grado di dare una risposta.

Una settimana prima, il 30 aprile 2013, usciva l’album di un cantautore già affermato da una decina d’anni nel panorama musicale italiano, Fabrizio Moro (cognome pesantuccio). L’album in questione è “L’inizio“, e una delle tracce, per la più assurda delle casualità, è dedicata proprio a Giulio Andreotti, il suo nome è “Io so tutto“. La Saturday Song di oggi è proprio lei, andiamo ad analizzare un pezzo che è pieno zeppo della storia dell’Italia nel secondo dopoguerra, un pezzo che, grottescamente, è uscito solo sette giorni prima della morte del Divo, tanto che, per certi versi, assume proprio le fattezze di un testamento:

“Io so tutto e il contrario di questo
e si può dire che sono un uomo onesto
ma l’onestà può anche fare paura
dipende dalla forma e dalla procedura”.

Andreotti come una sorta di “Grande Fratello”, citando proprio le parole dell’autore, tutto vede e tutto conosce, il grande burattinaio che guidò il Belpaese per quasi mezzo secolo. La sua fama è quella da giusto e timorato di Dio, dietro quella maschera però anni di intrighi e manovre che si sono susseguiti tra Cosa Nostra e il Vaticano, tra il Golpe Borghese e la P2 di Licio Gelli, insomma “un hard disk di risposte storiche”, come lo stesso Moro ha dichiarato in un’intervista.

“Le risposte che valgono oro
io so tutto sui giorni di Moro
potrei dirvi del botto di Ustica
fare chiarezza sulle storie di plastica
Ho le risposte che viaggiano piano
dietro l’asse Palermo Milano
io so tutto sui troppi segreti
dietro gli angoli del Vaticano”.

La canzone entra nel vivo facendo un excursus su diversi eventi e argomenti che di chiaro hanno avuto ben poco: “i giorni di Moro (stavolta non Fabrizio, ma Aldo), del suo rapimento il 16 marzo 1978 e della sua uccisione il 9 maggio dello stesso anno (stessa data dell’assassinio di Peppino Impastato); “il botto di Ustica“, una delle pagine più nere della storia dell’aviazione italiana, la caduta dell’Itavia I-TIGI nel mar Tirreno nella sera del 27 giugno 1980, la morte degli 81 passeggeri, le cause di una tragedia che, a quasi quarant’anni di distanza, oscillano tra teorie missilistiche o di collisione con altri velivoli; “l’asse Palermo-Milano“, gli affari di mafia e droga gestiti da Cosa Nostra; “i segreti dietro gli angoli del Vaticano“, sono gli anni del “Banchiere di Dio” Michele Sindona (anche sulla sua morte non si è ancora fatta luce), dello IOR e del cardinale Marcinkus.

“Ho le risposte lì sopra i ripiani
sui più grandi stragisti italiani
su ogni pallottola e su ogni bomba
me le porterò con me nella tomba”.

Vengono i brividi a pensare che passò solo una settimana dall’uscita dell’album alla morte di Giulio Andreotti. Qui egli viene dipinto quasi come un archivista, un collezionista di segreti che non rivelerà mai, ce li potremmo anche immaginare quei faldoni con su scritto “Strage di Piazza Fontana“, “Strage di Bologna“, “Strage di Piazza della Loggia“. “Me le porterò con me nella tomba”, una postilla quasi testamentaria di un Andreotti che ha continuato a tacere sino all’ultimo, lasciando coperta dal velo scuro del mistero buona parte della storia politico-sociale italiana.

“Io so tutto di tutti, tutto
io so tutto
io so tutto di tutti, tutto
di voi, di noi, di me, di te”. 

Il ritornello non dà spazio a interpretazioni: Andreotti è il videns non visum che nel corso della sua lunga carriera politica è riuscito a carpire, senza farli trapelare, migliaia di segreti, colui che “sa tutto” e che sa anche il modo di uscire indenne da ogni processo.
La canzone di Moro non può non avere il sapore di un lascito ereditario, Andreotti in questo brano ci lascia la più beffarda delle rassegnazioni: quella di non poter mai sapere, nemmeno in futuro, il perché di tanti eventi che hanno sconvolto l’Italia per tutta la seconda metà del Novecento.

 

 

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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