Saturday Song – “Era de maggio” la fedeltà di due innamorati nella tradizione napoletana

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In ogni canzone, bella o brutta che sia secondo il nostro parere, si nasconde una poesia. Spesso ci facciamo sedurre dalle note, ma anche le parole sono dotate di quella sorcellerie evocatoire” di cui parlava Baudelaire, possono incantare e farci sentire estasiati come di fronte al migliore dei poeti.

La Saturday Song di oggi non è da meno. Anzi. Originariamente era proprio una poesia. E sì, perché “Era de maggio” era dapprima una lirica composta da Salvatore Di Giacomo, celeberrimo poeta partenopeo, nel 1885. Successivamente la poesia fu musicata da Mario Costa, musicista tarantino, che regalò a Napoli e all’Italia intera una delle canzoni più belle della loro storia. Immaginatevi un giardino, al culmine della primavera. Immaginatevi rose, ciliegie, e due innamorati che parlano fitto. Immaginate tutto questo mentre analizziamo il testo:

“Era de maggio e te cadéano ‘nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse.
Fresca era ll’aria, e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe.
Era de maggio; io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávemo a doje voce.
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n’allicordo,
fresca era ll’aria e la canzona doce”.

“Accadde a maggio e cadevano sul tuo grembo
a ciocche le ciliegie rosse
l’aria era fresca, e tutto il giardino
profumava di rose che si sentivano da cento passi.
Era Maggio, e io no, non me ne dimentico
cantavamo, a due voci, una canzone
più passa il tempo e più me ne ricordo,
l’aria era fresca e la canzone dolce”.

Questo primo piano ci introduce sulla scena, tra le “ccerase” e le “rose” vi sono due persone che si amano. Cantano una canzone, cantano a due voci, sembra che tutto l’ambiente circostante sia lì giusto per contorno, loro sono presi solo l’uno dall’altra.

“E diceva: “Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse e io conto ll’ore…
chisà quanno turnarraje?”
Rispunnev’io: “Turnarraggio
quanno tornano li rrose.
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá.
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá”.

“E diceva: “Cuore, cuore!
cuore mio lontano vai,
tu mi lasci e io conto le ore…
chissà quando tornerai?”
Rispondevo io: “Tornerò
quando torneranno le rose.
Se questo fiore torna a maggio
a maggio pure io sarò qui.
Se questo fiore torna a maggio
a maggio pure io sarò qui”.

I due, per un qualche motivo sono costretti a separarsi, una separazione che durerà un anno. Lei è più angosciata e già “conta le ore” per il ritorno di lui; lui invece è più intrepido, e non ha dubbi quando dice che ritornerà il maggio prossimo, quando di nuovo la primavera mostrerà la sua bellezza. Impossibile non pensare a quanto i rapporti siano cambiati al giorno d’oggi. Prima si era disposti ad aspettare, anche a lungo, senza comunicazioni adeguate, con il solo amore a rendere tutto più facile. Oggi dopo nemmeno 10 minuti che visualizzi e non rispondi rischi di far scoppiare un caso diplomatico. La fretta, ahimè, ci ha rovinati, e anche per questo la fedeltà, quella vera è sempre più rara.

“E so’ turnato e mo, comm’a ‘na vota,
cantammo ‘nzieme lu canzone antic’;
passa lu tiempo e lu munno s’avota,
ma ‘ammore vero no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, mme ‘nnammuraje,
si t’arricuorde, ‘nnanze a la funtana:
Ll’acqua llá dinto, nun se sécca maje“.

“E son tornato ed ora, come una volta,
cantiamo insieme la vecchia canzone;
passa il tempo e il mondo cambia,
ma l’amore vero no, non cambia mai.
Di te, bellezza mia, m’innamorai,
se ti ricordi, dinanzi alla fontana:
l’acqua là dentro, non si secca mai”.

Maggio dell’anno dopo: lui mantiene la sua parola e i due tornano a incontrarsi nello stesso giardino, quello che aveva fatto da sfondo alla loro storia. Riaffiorano i ricordi del loro primo incontro, lì davanti alla fontana, quando già uno sguardo era bastato a capire di essere entrambi persi. Il simbolo del loro amore è proprio l’acqua della fontana: sembra che vada giù e non si veda, ma poi ritorna a sgorgare, più fresca di prima.

 

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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