Saturday Song – “Emozioni”, cosa significa essere uomo per Lucio Battisti

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La Saturday Song di quest’oggi si occuperà di uno dei classici più famosi della musica leggera italiana, una canzone che dà voce alle profondità dell’uomo, alle pulsioni che lo guidano alla ricerca del senso della vita: parleremo oggi di “Emozioni” di Lucio Battisti.
La canzone in realtà è stata scritta dal genio Mogol, resosi protagonista, proprio insieme a Battisti, di una delle collaborazioni artistiche più riuscite degli ultimi cinquant’anni.

“Emozioni” esce come singolo  il 15 ottobre 1970, insieme ad “Anna”. Sarà proprio quest’ultimo brano ad avere più successo nell’immediato, mentre “Emozioni” otterrà più consensi molto dopo, solo al netto di una tardiva rivalutazione.

Andiamo dunque a scoprire dei passaggi chiave della canzone, vero e proprio capolavoro poetico in musica:

“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare
un sottile dispiacere”.

Con degli esempi chiari, quasi banali, Mogol e Battisti ci spiegano la grande semplicità di ogni emozione, il senso di libertà che proviamo nel vedere un uccello librarsi in volo. E quante volte vivendo un momento di grande gioia e contentezza non siamo stati colti da un fulmineo quanto inaspettato guizzo di sconforto, quasi di nostalgia?

“Domandarsi perché quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore,
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi e’ tanto difficile morire”.

La tristezza, sebbene la associamo a qualcosa di negativo, è pur sempre un’emozione, ma che tende ad andare in punta di piedi, per non farsi scoprire. Pensiamo infatti a certi giorni in cui siamo così felici per qualcosa che vorremmo “gridarlo ai quattro venti”, vorremmo dirlo a ogni persona che passa. La tristezza invece “come la neve non fa rumore”, è un sentimento muto, che spesso fatichiamo ad esternare e preferiamo tenerci per noi. Altre volte ci sentiamo forti, invincibili, immortali, e crediamo che ogni cosa ci riuscirà al primo colpo, ma poi dobbiamo confrontarci con la dura realtà dei fatti. E per duro ovviamente intendo anche un incidente frontale. Anche l’autostima e la sicurezza di sé si emozionificano, fino a diventare superbia.

“Parlar del più e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa”.

L’emozione di avere dentro sé una parte scura, atrofizzata, ma nasconderla agli altri, non capirebbero. La speranza e l’ottimismo sono la benzina dei sogni, la voglia di veder crescere la piantina non è altro che desiderio di ricostruirsi, di sfidare le imposizioni per andare in alto.

“Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni”.

Nel ritornello viene comunicatà da un lato l’impossibilità dell’autore di poter comunicare perfettamente ad altri quelle che sono le emozioni che si stanno provando, dall’altro l’impossibilità di prescindere dalle emozioni stesse, nucleo portante della nostra vita e che determinano il nostro umore, i nostri comportamenti, il nostro essere.

“Non si può non emozionarsi”, quindi, risulta essere l’assioma di oggi, e il consiglio che vi diamo è sempre quello di seguire le vostre emozioni, e nel contempo proteggerle affinché non siano calpestate dagli altri.

 

 

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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