Saturday Song – “Come as you are”, una richiesta d’aiuto di Cobain?

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Il 5 aprile di 23 anni fa ci lasciava Kurt Cobain. Lo fece nella maniera più straziante possibile, suicidandosi con un colpo di fucile in pieno volto. “C’è scritto sul giornale che s’è sparato in faccia, non ce l’ha fatta a resistere al business”, canteranno più tardi i Tre allegri ragazzi morti. 

Ricordare Cobain, ricordare i Nirvana è doveroso per chi ama la musica come noi, un gruppo che nei primi anni ’90 rivoluzionò il modo di fare rock, facendo conoscere a tutto il mondo il grunge, un rock crudo, privo di “edulcoranti”  come sintetizzatori e tastiere, graffiante e pungente, un rock spesso di protesta e di denuncia.

La Saturday Song di oggi sarà proprio dedicata alla band di Aberdeen (USA) che ha saputo emozionare almeno quattro generazioni, e la canzone che andremo ad analizzare oggi è “Come as you are”, contenuta nell’album Nevermind del 1991 e inserita nel 2004 nelle 500 canzoni immortali secondo Rolling Stone. 

“Come, as you are. As you were.
As I want you to be. As a friend.
As a friend. As an old enemy. Take your time.
Hurry up. The choice is yours. Don’t be late.”

“Vieni, come sei. Com’eri.
Come voglio che tu sia. Come un amico.
Come un amico. Come un vecchio nemico. Prenditi tempo.
Sbrigati. La scelta è tua. Non fare tardi.”

Kurt ha bisogno che qualcuno venga da lui. La chiave sta proprio qui. E può essere un amico o il grande amore, non importa. L’importante è che arrivi. In questa strofa ci sono alcuni chiari esempi del bipolarismo (mai confermato, ma supposto) del frontman dei Nirvana: “come sei/com’eri” – “come un amico/come un vecchio nemico” – “prenditi tempo/sbrigati”. Kurt ha due desideri opposti, essere aiutato ed essere lasciato solo. La tensione dicotomica però si sbriciola nell’ultima frase della strofa, “non fare tardi”. Una raccomandazione di chi comunque sa che, prima o poi, l’altro arriverà.

“Take a rest. As a friend.
As a old memory, memory, memory, memory. Come.
Dowsed in mud. Soaked in bleach.

“Riposati. Come un amico.
Come un vecchio ricordo, ricordo, ricordo. Vieni.
Sporco di fango. Inzuppato di candeggina.”

Riposati, vieni qui vicino a me e non pensare. Sembra questo quello che Kurt vuole comunicare, vieni qui. “Come un vecchio ricordo”, vieni com’eri un tempo. Pensiamo a tutti quei rimpianti e quei rimorsi che abbiamo nei confronti del passato, tutti quei “se avessi”, “se fosse stato”, pensiamo che in fondo di una persona non ci manca tanto la sua presenza, ma il ricordo che abbiamo di lei. Ma tu vieni, non importa. Che tu sia lercio fin dentro all’anima (“sporco di fango”) o che tu sia così pulita da essere stucchevole (“inzuppato di candeggina”). Vieni, senza pensarci.

“And I swear that I don’t have a gun.
No I don’t have a gun. No I don’t have a gun.
No I don’t have a gun. No I don’t have a gun. Memory, memory…”

“E giuro che non ho una pistola.
Non ce l’ho. Non ce l’ho.
Non ce l’ho. No, non ho una pistola. Ricordo, ricordo…”

Kurt tranquillizza l’oggetto della sua preghiera, lui non ha una pistola e non può fargli del male. O forse non ha una pistola perché non deve nascondersi da nessuno. O forse è un altro escamotage architettato dal suo paventato bipolarismo per dirci che invece sì, lui ha una pistola e la userà. Chi può dirlo. A me sembra tanto l’estrema supplica di chi non sa cosa dire per convincerti, vieni, non ti farò del male, ti prego, ma vieni. Vieni e aiutami.

Kurt l’aveva già capito che a salvarsi non ci si riesce mica stando da soli. E ci aveva provato, diamine se l’aveva fatto. Aveva la sua adorata Courtney, aveva sua figlia Frances, luce dei suoi occhi. Ma anche se loro “erano venute” a dargli una mano, a soccorrerlo, il vortice nero dei ricordi, delle paure e delle angosce non gli dette scampo.

Nella sua lettera d’addio scriverà così:

“È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.”

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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