Saturday Song – “Chillo è nu buono guaglione”, Pino Daniele e la sua lotta all’omofobia

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Siamo nel 2017, e il problema della discriminazione delle persone che hanno un orientamento sessuale diverso dal nostro è quanto mai attuale e radicato.

Figuratevi nel 1979, in un’Italia scossa ancora da poco dai referendum sul divorzio e sull’aborto, e quanto mai abbottonata quando si parlava di temi come l’omosessualità o l’identità di genere, quanto coraggio ci volesse per esporsi su certi argomenti, rischiando di andare incontro alla censura e alla gogna mediatica.

Pino Daniele ci è riuscito, e l’ha fatto con quel pizzico di spensieratezza e di “napoletanità” che sempre hanno contraddistinto le sue canzoni, ha ridato dignità a tutta una serie di persone “schiacciate” da un’identità sessuale che non sentono propria, senza pietismi o compassione. L’ha fatto cercando di far capire che anche gli omosessuali, i “ricchioni” sono persone come tutte le altre, hanno anche loro sentimenti e desideri della gente comune, hanno anche loro un cuore.

La Saturday Song di oggi è “Chillo è nu buono guaglione“, contenuta nell’album “Pino Daniele“, andiamo a vedere il testo:

“Chillo è nu buono guaglione
ma che peccato ca è nu poco ricchione
ha cominciato col vestito della sorella
pe pazzià'”.

“Quello è un bravo ragazzo
ma peccato sia un poco ricchione
ha cominciato col vestito della sorella
per scherzare”.

Nei primi due versi è sottolineata l’ipocrisia perbenista di cui da sempre ci rendiamo protagonisti: una persona può essere anche la migliore del mondo, ma se è omosessuale allora decade dalla nostra stima, perde di credibilità. Nella seconda parte Pino vuole farci capire come certe volte si prenda coscienza di una situazione in maniera casuale e fortuita.

“Chillo è nu buono guaglione
sogna la vita coniugale
ma per strada poi sta male
perché si girano a guardare
chillo è nu buono guaglione
s’astipa ‘e sorde pe ll’operazione
non ha alternativa
solo azione decisiva”.

“Quello è un bravo ragazzo
sogna la vita coniugale
ma per strada poi sta male
perché si girano a guardare
quello è un bravo ragazzo
risparmia i soldi per l’operazione
non ha alternativa
solo azione decisiva”.

Tutti sogniamo le stesse cose, anche se ci piace una persona dello stesso sesso. Tutti fantastichiamo sul matrimonio, sulla convivenza, ma poi i sogni crollano come castelli di carta davanti ai pettegolezzi, ai pregiudizi, alla gente che ci addita in strada. L’unica possibilità di uscirne, per il protagonista, è quella di un’operazione chirurgica, una “nuova nascita” in grado di ridargli serenità e l’identità che desiderava da tempo.

“E mi chiamerò Teresa
scenderò a far la spesa
me facce crescere ‘e capille
e me metto ‘e tacchi a spillo
inviterò gli amici a casa
a passare una giornata
senza avere la paura
che ci sia una chiamata
e uscire poi per strada
e gridare SO’ NORMALE!
e nisciuno me dice niente
e nemmeno la stradale”.

“E mi chiamerò Teresa
scenderò a far la spesa
mi farò crescere i capelli
metterò i tacchi a spillo
inviterò gli amici a casa
a passare una giornata
senza avere la paura
che ci sia una chiamata
e uscire poi per strada
e gridare SONO NORMALE!
e nessuno mi dirà niente
nemmeno la polizia stradale”.

Il protagonista si trova a immaginare la sua nuova vita, fatta di quotidianità e di amicizie, scevra finalmente dalla paura dei commenti e delle “stilettate verbali” della gente. Nessuno dirà niente, nemmeno la polizia (di solito dovrebbero essere dalla parte del cittadino).

“Chillo è nu buono guaglione
e vo’ essere na signora
chillo è nu buono guaglione
crer ancor all’amor”.

“Quello è un bravo ragazzo
e vuol essere una signora
quello è un bravo ragazzo
crede ancora all’amore”.

Il ritornello della canzone è un inno all’uguaglianza, non dobbiamo soffermarci alle apparenze del genere, è l’amore quello di cui dobbiamo preoccuparci. Finché qualcuno continuerà a crederci non ci saranno pregiudizi né discriminazioni. Finché qualcuno crederà all’amore la lezione che ci ha impartito Pino Daniele non sarà dimenticata.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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