Saturday Song – “Brexit”, il manifesto del precariato visto dai Canova

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Ci sono canzoni che riescono a descrivere e immortalare una generazione meglio di qualsiasi saggio o inchiesta, riescono a dar voce a una moltitudine di gente anche se in fondo, a cantare, è solo l’ennesima band che vuole sbancare il lunario.

La canzone di cui parleremo oggi è proprio una di quelle, la Saturday Song odierna è “Brexit” del gruppo indie italiano Canova.

La band composta da Matteo Mobrici (chitarra, voce), Federico Laidlaw (basso), Gabriele Prina (batteria) e Fabio Brando (chitarra) ha mosso i primi passi nel 2013, ma è nel 2016 con il disco “Avete ragione tutti” che raggiungono la notorietà.

“Brexit” si può definire come uno specchietto sulla società moderna, fatta di incertezze e ansia per il futuro. Il titolo fa riferimento al referendum del 23 giugno 2016 con cui la Gran Bretagna espresse la volontà di uscire dall’Europa Unita, un evento che scosse particolarmente le giovani generazioni, più o meno come il Trattato di Campoformido per Jacopo Ortis.

Crollo delle certezze e precariato che avanza. Ma andiamo ad analizzare il testo:

“Siamo tutti quanti personaggi 
E ci vediamo come 16 anni 
Siamo zingari senza una casa 
E ci va bene anche comunque vada”.

È la generazione degli eterni bambini, di chi non riesce a prendersi responsabilità e di chi non sa ancora quale strada prendere. La generazione degli “zingari senza una casa”, costretti a vagare prima di ritrovare se stessi.

“Io non ho 
Neanche un soldo per 
Viaggiare 
Andare 
a Londra per l’estate 
e non ho neanche un film 
da guardare 
e dopo non ho neanche te”

I giovani non hanno indipendenza economica, vedono Londra come un miraggio di benessere e di sicurezza ma la capitale inglese costa cara anche l’estate. La loro vita è così piena di insicurezze che essi preferiscono vivere quella di qualcun altro: non per niente film e serie tv sono quasi pane quotidiano per la maggior parte dei ragazzi. La crisi però investe anche la sfera sentimentale: come si fa ad amare qualcuno se non si capisce prima se stessi?

“Siamo tutti col senso di colpa 
che avevamo cinque e mezzo in storia 
volevamo fare le canzoni 
e siam finiti a fare le riunioni”. 

È la generazione di chi si mette a letto e pensa a tutti i rimpianti e a tutte le cose che potevano essere e non sono state,  a tutti gli sbagli commessi, alle parole non dette. E non dorme più. È la generazione di quelli che si dicevano convinti di non voler diventare come gli adulti, ma poi ti ritrovi una giacca sulle spalle e una cravatta annodata sul collo e capisci che oggi quell’adulto sei tu.

“Io non ho neanche un soldo per, 
viaggiare, 
andare, 
a Londra per restare 
e non ho neanche un film 
da guardare 
e dopo non ho neanche te”.

Il ritornello finale ha una piccola ma enorme differenza: invece di “andare a Londra per l’estate” i giovani vorrebbero “andare a Londra per restare”: un’Italia in crisi ha contribuito ad accrescere il mito di Londra, meta di un numero sempre più crescente di “cervelli in fuga”.

Ma i soldi spesso non si trovano, e ci si ritrova ancora a letto a pensare: “ma io nella mia vita chi sarò?”

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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