Romano Reggiani: quando recitare diventa sinonimo di libertà

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Il suo volto è sicuramente conosciuto ai molti: i suoi tratti caratteristici non passano inosservati. Capelli ricci e folti, sguardo vispo e curioso della vita. Un volto cordiale e solare, che solo a vederlo ispira fiducia. Si presenta così ai microfoni di AltraVoce Romano Reggiani, giovanissimo attore che, sin dagli esordi, ha fatto sì che della sua vita venisse fuori un’opera d’arte.  Un’opera in cui, come egli stesso ha definito, si sente libero. Sì, perché per Romano recitare vuol dire essere libero da tutto e da tutti.

Lo scopo essenziale di questo pezzo è uno: essere di sprono ai tanti giovani che ancora sono in ricerca della propria strada, che credono che il mondo non sia il posto per loro e che ci sia bisogno di maggior tempo. No. Il tempo è questo, gli spazi e gli strumenti per agire sono questi. Avere un curriculum ricco a soli 24 anni non è roba da poco, e questo Romano lo sa bene. Ma cosa vuol dire esattamente gestire il successo ad una tenera età?

«Ma io non sono famoso», ci racconta, «provo solo a fare il mio lavoro e spero di fare una buona impressione. Ovviamente qualcosa nella vita cambia, il proprio essere cambia; ma più che nei rapporti con gli altri, cambia tutto in relazione a se stesso».

Ma c’è un modo per capire se la strada intrapresa è quella giusta? Quando arriva il tempo dei bilanci e delle riflessioni, ci sono ripensamenti? Le idee però sono sempre salde e ben ferme. «Credo al momento che la mia vita stia andando nella direzione giusta. È difficile vedermi lontano mantenendomi uguale, questo lavoro fa paura. In ogni momento rifarei quello che sto facendo adesso, magari con qualche variante. O per lo meno, cercherei di investire meglio il tempo a mia disposizione: mi piacerebbe andare via da qui e aprire un B&B, chissà». 

La recitazione e la sua libertà restano sempre al primo posto, ma Romano ha nel cuore anche altro: la sua chitarra. A questo proposito uscirà un suo album musicale il prossimo gennaio. Ma di abbandonare del tutto la recitazione non ci pensa nemmeno, «amo troppo il mio lavoro», mi sottolinea. Tra i personaggi da lui interpretati, ricorda in modo particolare l’interpretazione nel film di Marco Pontecorvo “Tempo instabile con probabili schiarite”, dove, mi dice, è riuscito a mettere in gioco tutto se stesso. Il primo progetto cinematografico, quindi un po’ come l’amore, il primo non si scorda mai.

C’è un tasto però che ho voluto toccare con mano e che coinvolge il 90% di noi giovani: l’indipendenza. Quando ci sentiamo davvero indipendenti? La maggior parte delle azioni svolte risultano eseguite per il puro gusto di non dover mai chiedere nulla a nessuno, di dover svolgere la propria vita in totale autonomia pur sapendo di sbagliare e di non essere pienamente convinti di ciò che stiamo facendo. Indipendenza spesso diventa quindi, pur sbagliando, sinonimo di ribellione e di trasgressione. Ma quali sono davvero i limiti e i valori dell’indipendenza? In una carriera, tipo quella dell’attore, dove nulla è scritto, tutto è lasciato al caso, alle circostanze, alla precarietà (seppur una bellissima precarietà), il valore dell’indipendenza può davvero aiutare a svincolarsi dalle situazioni negative che possono venir incontro? «Io mi reputo indipendente, però questo non vuol dire essere indipendente. La vita ora è una cosa strana. Costa tutto troppo, ed è difficile voler mettere delle basi solide. Insomma, l’autonomia è una cosa importante che sta alla base della dignità umana, però… boh. Non saprei cosa dirti».

Al momento è certo che, parlando con Romano, sono convinta sempre più di quanto affermato nell’incipit del pezzo. Gli amori, le passioni: pezzi sacri da coltivare nonostante tutto, nonostante i tempi sbagliati, nonostante gli anni, nonostante le circostanze infauste. Rilassarsi per il semplice gusto di dire “tanto c’è tempo”, distoglie da quelli che sono gli obiettivi primari di ciascuno. Romano è un esempio di come, seppur giovanissimi, si può conciliare ogni tipo di passione e di impegno. Ed è stato proprio questo che mi ha convinta a chiacchierare con lui, con un mio coetaneo che rende la sua vita all’altezza dei suoi sogni.

E con tutto il cuore gli auguro di realizzarli.

Per chi fosse curioso di conoscere questo ragazzo, potrete vedere Romano nella prossima serie targata Rai 1 “Scomparsa”, in onda dal prossimo 20 novembre. Accanto a lui ci saranno nomi d’eccellenza come quello di Vanessa Incontrada e Giuseppe Zeno.

Stay tuned!

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Francesca Elicio
Determinata, testarda, curiosa e inarrestabile. Con energia da vendere e una voglia di imparare e dare sempre il massimo. Questa sono io in pochi aggettivi. Mi chiamo Francesca, ho 22 anni e sono laureata in scienze della comunicazione. Non mi arrendo quasi mai e cerco di cogliere ogni tipo di opportunità mi capiti. Della mia vita ho già deciso quando avevo 3 anni; anno dopo anno, ho capito sempre più che io senza giornalismo e scrittura sarei come Romeo senza la sua Giulietta, oppure come una giornata senza sole, o come il pane senza la nutella. Ho iniziato a scrivere a 16 anni quando annunciai per prima in Italia l'omicidio di un commerciante del paese. A 20 anni mi sono iscritta all’ordine dei giornalisti. E nel frattempo non faccio altro che studiare e specializzarmi, chissà che non riesca a vincere il Pulitzer un giorno. Idoli? Bhe, il mio mito fra tutti è Emiliano Fittipaldi. Sogni nel cassetto? Lavorare insieme a lui, e perché no, superarlo anche. Vi ho detto anche che sono sognatrice?

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