Papà, chi era Renzi?

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Matteo Renzi è il signore che vedi nella foto. In questo scatto è un uomo a pezzi, distrutto, logorato dalla sua stessa superbia e condannato, per quelli come lui, alla pena più atroce: il bagno di umiltà. Un contrappasso dantesco infernale, ma inevitabile, specie quando ti giochi faccia e poltrona (sbagliando di grosso) in una scommessa così delicata e dannosa, illudendoti che l’Italia sia in realtà una grande Leopolda in cui il popolo, proprio come nella stazione dismessa, ti osannerà.

E lo stesso popolo ti ha dato la giusta risposta: “No, non è così”. Apprezzabile è il fatto di aver tenuto fede alla parola data, anche se si è dovuto attendere oltre mille giorni e una scoppola da 20mln di voti per poter scorgere finalmente un minimo di sincerità. Quest’uomo era approdato sulla scena politica definendosi un “rottamatore” e inizialmente rappresentava, oltre che una speranza, anche un’alternativa al berlusconismo, al nascente fenomeno del grillismo e al temuto governo dei tecnocrati montiani. Era riuscito a costruire un notevole consenso attorno a sé, tanto che tutti gli perdonarono lo sgambetto con cui aveva rovesciato il governo del suo compagno di partito Enrico Letta, pugnalato con un tweet meschino (#enricostaisereno nessuno vuole fregarti il posto). Non pago, aveva poi manomesso l’Art. 18, aveva fatto gli interessi delle banche, si era preso gioco degli Italiani con il decreto Imu-Bankitalia, aveva riesumato l’annosa questione del conflitto d’interessi, pendeva dalle labbra del Re Giorgio Napolitano, aveva finto di abolire Equitalia, non aveva disdegnato le fallimentari larghe intese, aveva staccato milioni di voucher fingendo di aver abbattuto il tasso di disoccupazione, stava realizzando il programma politico dell’avversario di centrodestra sconfitto e assicurava di voler tagliare gli sprechi mentre acquistava un aereo da 180mln. E intanto, come la Rana di Esopo, si gonfiava sempre di più. Senza controllo. La pretesa più assurda, però, fu quella di voler cambiare, a colpi di una maggioranza drogata da una legge elettorale incostituzionale, un terzo della nostra Costituzione, ridimensionando fortemente la sovranità popolare. Giocò sporco, le tentò tutte, pensò a qualsiasi stratagemma, puntò tutto sul terrorismo psicologico. Ma gli Italiani decisero di alzare la testa e questa non gliela fecero passare, ritenendo che fosse giunto il momento di presentare il conto, comprensibilmente salato. Lui però continuava a fare lo spavaldo, ad offendere gli avversari e a raccontare frottole per ottenere consensi, finché, un bel giorno, la realtà bussò alla sua porta, rivelandosi e imponendogli le dimissioni. Allora un giornalista, Marco Travaglio, disse: “Gli Italiani non vogliono più un padrone; e spero che chiunque fosse tentato di diventare padrone si ricorderà della fine che ha fatto Renzi”.

 

 

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

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