Minzolini fa il martire e lascia il Senato. L’ex pentastellato Vacciano ne rimane ostaggio

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Augusto Minzolini giunge al capolinea, saluta Palazzo Madama e si dirige verso l’uscita. Prima di abbandonare l’aula, però, non può mancare l’ennesima stretta di mano dell’esponente di Forza Italia con i colleghi senatori, che, dopo averlo tratto in salvo dalla legge Severino lo scorso 16 marzo, adesso sono (fortunatamente) ritornati sui propri passi e alla ragione, accogliendo le sue dimissioni con 142 voti a favore, 105 contrari e 4 astenuti. Un esito per niente scontato se si pensa che fino alla vigilia del voto vi erano non pochi sospetti sulla condotta dei dem, molti dei quali respinsero la delibera con cui la Giunta per le elezioni e le immunità dichiarava “decaduto” l’ex direttore del Tg1, a seguito della condanna a due anni e mezzo di reclusione e di interdizione dai pubblici uffici inflitta dalla Cassazione per peculato continuato. L’accusa, infatti, era quella di aver utilizzato impropriamente la carta di credito della Rai, per un totale di 65mila euro. Questa volta, però, il capogruppo Pd in Senato, Luigi Zanda, non ha lasciato le sorti della votazione alla libertà di coscienza dei suoi – come fatto al primo giro -, ma si è addirittura preoccupato di proporre una violazione al regolamento con la richiesta del voto palese, ovviamente non concesso perché impossibile quando la votazione verte su una persona e non su un provvedimento. Nonostante il segreto della pulsantiera elettronica, i senatori Pd sembrano aver seguito le indicazioni del capo. Del resto, stavolta non si poteva certo bissare la figuraccia del mese scorso, specie dopo le dichiarazioni rilasciate in merito dal futuro padrone del partito Pseudo-Democratico, Matteo Renzi, che allora dichiarò: «Io avrei votato per la decadenza di Minzolini. Non perché penso che questa vicenda non sia molto strana, ma perché non penso che il Senato sia il quarto grado della magistratura». E una volta tanto che la racconta giusta, non gli vuoi credere? Poi, non dimentichiamo che tra meno di dieci giorni tutti i simpatizzanti (o meglio i superstiti) del Pd saranno chiamati a partecipare alle primarie per la segreteria; quindi meglio non farli incazzare ancora.

L’intervento di Minzolini (Fonte: La Stampa)

L’ultimo discorso da senatore, Minzolini l’ha improntato alla figura del martire, ricordando con piacere il suo salvataggio dalla decadenza e ringraziando in primis «tutti i colleghi che siedono accanto a me e che hanno individuato nel garantismo e in una giustizia giusta gli obiettivi della loro azione politica, indipendentemente dalla loro collocazione»; poi gli spiegheremo che “garantismo” e “giustizia giusta” non sono sinonimi di “menefreghismo” e “giustizia ingiusta”. Secondo l’ex senatore «il dato positivo di questa vicenda, oserei dire “storico” – dillo pure perché è così –, è che il Senato si è espresso per buona parte non sulla base delle logiche di schieramento, ma delle convinzioni individuali di ogni suo membro. E lo ha fatto a scrutinio palese, alla luce del sole», dimostrando a tutti che le sentenze valgono per i poveracci e facendo una figura talmente pessima da indurre persino Zanda a correggere il tiro e a richiedere il voto palese, anche quando sarebbe stato impossibile concederlo. Minzolini ha ribadito la sua gioia per quella famosa votazione, con cui «il parlamento ha dimostrato che, quando vuole, è capace di difendere le proprie prerogative», tra le quali però non vi è quella di trasgredire una legge, come la legge Severino calpestata in quella stessa aula in cui fu approvata. E ha infine citato le parole proferite da Giovanni Paolo II il giorno della sua elezione a Pontefice, esortando i colleghi a «non avere paura!»: forse perché c’è ancora l’immunità? O perché il 16 marzo scorso è stato chiaramente dimostrato che le sentenze valgono solo al di fuori di un parlamento, ormai sempre più “tana libera tutti”? O forse perché il vitalizio è vicino?

Roberto Cassinelli (Fonte: Wikipedia)

Intanto, ieri è stata resa nota la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che ha concesso l’affidamento in prova del giornalista ai servizi sociali, presso la comunità di Sant’Egidio, come richiesto dallo stesso tramite il legale difensore. Al suo posto, a Palazzo Madama, mercoledì prossimo subentrerà il genovese Roberto Cassinelli, avvocato 61enne ed ex coordinatore metropolitano del fu Pdl. Cassinelli era già stato eletto deputato nel 2008 ed ora si prepara al suo ritorno nelle istituzioni in veste di senatore, dopo l’abbandono di Minzolini che, proprio come lui, fu eletto nella circoscrizione ligure. Tra le priorità del nuovo arrivato, come dichiarato a Il Secolo XIX, vi saranno la valorizzazione dei porti regionali e la lotta alla condizione di isolamento che attanaglia la città capoluogo della Liguria.

Giuseppe Vacciano, ex senatore M5S (Fonte: agenpress.it)

La giornata di giovedì non è stata priva di colpi di scena. Infatti, mentre l’assemblea di Palazzo Madama accoglieva in tutta fretta le dimissioni di Augusto Minzolini, tanto da ignorare la prassi di rigettarle alla loro prima presentazione, l’ex senatore dei 5 Stelle Giuseppe Vacciano se le vedeva respingere per la quinta volta. Come ricordato da Il fatto Quotidiano, Vacciano, dipendente di Banca d’Italia in aspettativa retribuita, fu eletto tra le file del movimento di Grillo, in cui vi rimase sino a gennaio 2015, quando decise di passare al Gruppo Misto a seguito di alcune divergenze con la compagine pentastellata. Da allora ha cercato in tutti i modi di lasciare lo scanno per far posto ad un senatore del M5S – al fine di non tradire la volontà popolare -, pur partecipando a molte più votazioni dell’ex direttore del Tg1, esprimendosi in sintonia con i gruppi di opposizione e restituendo i soldi non impiegati nelle spese correnti. Ma niente di fatto. Eppure questa volta le parole proferite da Zanda in merito alle dimissioni di Minzolini avevano fatto ben sperare anche l’aspirante dimissionario, specie nel momento in cui il capogruppo Pd affermava che «è vero che c’è la prassi di respingere le dimissioni nella prima votazione, ma questo caso non è assimilabile agli altri perché Minzolini ha ripetutamente chiesto di lasciare il Senato». E visto che anche l’ex 5 Stelle aveva ancor più ripetutamente avanzato la medesima richiesta, finalmente si sperava nell’ok dell’assemblea, che invece ha detto “no” anche giovedì con 90 voti favorevoli, 129 contrari e 7 astenuti. Così, mentre il condannato Minzolini ha abbandonato l’aula in grande stile, l’incensurato Vacciano non è riuscito a liberarsi dagli scranni del Senato. Adesso si attende la richiesta di riscatto.

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

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