Il ministro Madia e quel plagio sospetto sulla tesi di dottorato

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Marianna Madia, ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione (Fonte: nextquotidiano.it)

Una ministra sospettata di aver copiato alcuni passaggi della sua tesi di dottorato ed ecco che anche da noi va in scena uno spettacolo già visto in altre parti d’Europa e che, solitamente, costerebbe la poltrona. Ma niente paura. Fortunatamente qui siamo in Italia e quindi “tana libera tutti!”, soprattutto dalle relative responsabilità. Lo scandalo di questi giorni riguarda l’inchiesta pubblicata la scorsa settimana da Il Fatto Quotidiano su alcune strane corrispondenze tra la ricerca di dottorato dell’attuale ministra della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione, che ha conseguito il titolo nel 2008 presso la Scuola Imt di Alti Studi di Lucca, ed alcuni passaggi simili presenti in altre pubblicazioni.

Alcune parti della tesi confrontate con i testi da cui sembrano essere tratte (Fonte: Il Fatto Quotidiano)

La tesi finita nel vortice delle polemiche è intitolata “Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Ourcome” e si propone di analizzare il modo in cui la rigidità dei contratti lavorativi delle aziende italiane incide sulla competitività. Attraverso l’utilizzo dei due software anti-plagio “PlagScan” e “iThenticate” – che passano ai raggi X le diverse porzioni del testo in esame, comparandole agli spezzoni presenti nelle migliaia di documenti online -, è scaturito che circa 4000 parole utilizzate in 35 pagine sarebbero quasi identiche a lavori condotti da altri autori. Nello specifico, stando a quanto scoperto dal quotidiano diretto da Marco Travaglio, nel secondo capitolo viene esplicato uno studio condotto su sette nazioni simile ad uno pubblicato nel 2006 sulla rivista scientifica internazionale Economics of Innovation and New Technology, condotto dai tre accademici Mohnen, Mairesse e Dagenais ed intitolato “Innovativity: a comparison across seven European countries”. All’interno del terzo capitolo, invece, la Madia inserisce un esperimento condotto in Germania assieme ad una sua collega – anch’essa dottoranda presso l’Imt -, che presenta diverse somiglianze con “Contract Enforcement: Fairness and Involuntary Unemployment” pubblicato nel 2008 dall’Istituto Iza di Bonn, questa volta a firma di Altmann, Falk e Uffman. Nonostante la ministra abbia citato i due studi precedentemente condotti all’interno della bibliografia e in qualche caso i nomi di alcuni autori tra parantesi, secondo le regole della comunità accademica avrebbe dovuto anche virgolettare le frasi tratte dagli stessi articoli; mentre, leggendo le pagine della sua tesi, risulterebbe impossibile riuscire a distinguere il suo contributo, individuando cosa sia farina del suo sacco e cosa no.

Altre parti delle tesi confrontate con i testi da cui sembrano essere tratte (Fonte: Il Fatto Quotidiano)

A seguito della denuncia de Il Fatto Quotidiano, la ministra ha annunciato una querela per diffamazione ed ha anche rilasciato una dichiarazione lampo, nella quale ha spiegato di aver citato correttamente le sue fonti nella bibliografia, ma senza dire nulla sulle dimenticate virgolette. Una circostanza ritenuta inaccettabile dagli esperti in materia e definita tecnicamente “plagio” – punito fino ai 3 anni di reclusione, in basse alla Legge n. 475 – anche all’interno degli stessi codici etici adottati dalle diverse realtà accademiche, tra cui proprio l’Imt di Lucca. Qualche giorno più tardi ha anche scritto un post su Facebook, nel quale si legge che «Secondo la “cacciatrice di plagi” sarei stata scorretta per aver omesso di aprire le virgolette su qualche frase, dopo aver citato l’autore poche righe sopra o poche righe sotto. Insomma non solo sarei stata scorretta, ma persino un po’ tonta, perché avrei preteso di copiare, dichiarando però l’autore dal quale stavo copiando». Anche se fosse, mancano le virgolette (repetita iuvant!). Ma per la ministra a caccia dei furbetti della Pubblica Amministrazione e schierata dalla parte della meritocrazia queste sarebbero cosucce da niente, praticamente come un dipendente pubblico beccato a timbrare il cartellino per conto terzi. Anzi no, quello sarebbe da punire severamente (tiè, così impara!). La ministra ha poi aggiunto che «gli autori e le fonti utilizzati sono citati in bibliografia» (aridaje), però d’altra parte ammette qualche anomalia nel momento in cui scrive «queste presunte imprecisioni sarebbero rinvenute in una minima parte del testo, in particolare in quella più propriamente ricognitiva della letteratura scientifica, altro che “interi blocchi” come ho sentito dire in questi giorni». E qui, mi arrendo!

La copertina del “Cambridge Journal of Economics”

Non si arrendono invece i responsabili della rivista scientifica di economia Cambridge Journal of Economics della Oxford University Press, che, dopo lo scoop de Il Fatto Quotidiano, hanno avviato un’indagine interna per cercare di capire se vi sia stato o meno un plagio per quanto concerne un articolo pubblicato nel 2013 e scritto a quattro mani dalla stessa Marianna Madia e da una sua collaboratrice. In effetti, anche alcune parti di questo lavoro risulterebbero simili a studi condotti in precedenza da altri autori, senza opportuna citazione delle fonti consultate. La vicenda, com’era prevedibile, non poteva passare inosservata agli occhi delle diverse comunità accademiche, con l’indignazione espressa da quei giuristi e docenti universitari che hanno sottoscritto l’appello di Libertà e Giustizia, in cui si chiedono le dimissioni della ministra «furbetta». «Ora – si legge nella nota dell’associazione a tutela della Costituzione e della democrazia – la ministra ha l’opportunità di migliorare davvero la Pubblica Amministrazione: dimettendosi». Non potevano mancare le opposizioni, che cavalcano l’onda della polemica con richieste di chiarimenti rivolte alla Madia, come nel caso di Sinistra Italiana, o con un’interrogazione parlamentare alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, come fatto dai 5Stelle (rivoltisi alla persona più indicata in materia di tesi e lauree).

Ovviamente Marianna Madia resta al suo posto. E se qualcuno spera che, come accaduto in Germania, anche in Italia un ministro si possa dimettere per il sospetto relativo ad una tesi copiata, beh, deve restare parecchio deluso e vergognarsi profondamente. Una simile asserzione risuonerebbe come una bestemmia più che come una semplice constatazione, specie nel Paese in cui per la decadenza di un politico non è più sufficiente nemmeno una sentenza passata in giudicato. E se non ci credete, chiedete pure a Minzolini.

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

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