Dalle dimissioni di Renzi ad oggi, ecco tutti i cambi di casacca

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Modificata da [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

Il trasformismo continua a farla da padrone nei due rami del Parlamento italiano. L’incredibile frequenza con cui deputati e senatori decidono di cambiare compagine politica, rende complicato, se non impossibile, pensare che tutti coloro i quali oggi stanno con Tizio, domani con Caio e, magari, dopodomani con Sempronio, cambino idea in virtù dei propri ideali. La sbandierata “libertà di coscienza” si è ormai trasformata in uno specchietto per le allodole, che trova conforto nell’Art. 67 della Costituzione, secondo cui «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Meraviglioso. Pensate: se un partito decidesse di approvare un provvedimento contrario ai suoi stessi ideali, uno dei suoi esponenti potrebbe infischiarsene della decisione del gruppo e decidere di non tradire quei valori, senza temere alcuna conseguenza. Ma se un esponente decidesse di cambiare gruppo in base ad una mera questione di opportunismo, magari destabilizzando il Governo in carica? Niente. Può farlo senza problemi.

Fonte: Archivio Camera dei Deputati

Dal giorno delle dimissioni di Matteo Renzi ad oggi (sono trascorsi circa tre mesi e mezzo), nei due rami del Parlamento si contano ben 67 cambi di casacca. Iniziamo dall’assemblea di Montecitorio. Alla Camera dei Deputati ben 47 componenti hanno cambiato idea. Il 7 dicembre scorso i centristi dell’Udc Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Angelo Cera e Giuseppe De Mita hanno abbandonato il gruppo Area Popolare e aderito al Gruppo Misto (nella corrente Udc), dopo aver sostenuto il “No” al referendum costituzionale, sancendo la scissione con gli alfaniani dell’Ncd, invece favorevoli alla riforma Boschi e che negli ultimi giorni hanno dato vita al nuovo soggetto politico Alternativa Popolare. Spostamenti anche in casa Civici e Innovatori (ex Scelta civica per l’Italia), dove il deputato Mario Catania, il 26 gennaio scorso, ha salutato i suoi per aderire al Centro Democratico. Novità dalle parti di Fratelli d’Italia con l’arrivo “in famiglia”, il 29 dicembre, di Bruno Murgia proveniente dal Gruppo Misto. Il Partito Democratico, il 19 gennaio, ha invece accolto tra le proprie file Raffaele Di Gioia e Marco Di Lello, fuggiti dal Misto. Ma la transumanza più significativa è senza dubbio quella scaturita dalla scissione degli “speranzosi” bersaniani dal renzianissimo Pd; anche in questo caso il motivo principe della lotta interna ruota attorno alle riforme costituzionali bocciate dagli Italiani, oltre che ad alcune scelte adottate dal governo Renzi. L’ala sinistra del Partito Democratico, in primis Pier Luigi Bersani, dopo aver sostenuto fermamente le ragioni contrarie alla modifica della Costituzione, ha anche contestato l’azione dell’esecutivo sulla modifica dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il risultato è stato il nuovo soggetto politico Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista, costituito il 28 febbraio e in cui sono confluiti gli ormai ex dem Roberta Agostini, Tea Albini, Pier Luigi Bersani, Luisa Bossa, Angelo Capodicasa, Eleonora Cimbro, Ettore Guglielmo Epifani, Paolo Fontanelli, Filippo Fossati, Francesco Laforgia, Danilo Leva, Delia Murer, Giorgio Piccolo, Michele Ragosta, Roberto Speranza, Nicola Stumpo, Giuseppe Zappulla, Davide Zoggia e, un paio di settimane più tardi, anche Michela Rostan. Il posizionamento più a sinistra del neonato gruppo socialdemocratico ha permesso di integrare anche Franco Bordo, Alfredo D’Attorre, Donatella Duranti, Claudio Fava, Francesco Ferrara, Vincenzo Folino, Carlo Galli, Florian Kronbichler, Giovanna Martelli, Marisa Nicchi, Michele Piras, Stefano Quaranta, Lara Ricciatti, Arcangelo Sannicandro, Arturo Scotto, Filiberto Zaratti, fuoriusciti da Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia e Libertà. Li seguirà, qualche giorno più tardi, Gianni Melilla. Mdp ha poi accolto Adriano Zaccagnini, giunto dal Misto, ed Aniello Formisano, già reduce dal recente passaggio dal Misto a Civici e Innovatori. Tra i cambi più importanti, a questo giro, si registra anche quello della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che il 2 marzo ha abbandonato il gruppo di SI-Sel per trasferirsi nel Misto.

Fonte: Huffington Post

Stanchi, vero? Tranquilli. C’è ancora il Senato della Repubblica. A Palazzo Madama i cambi di casacca registrati dall’annuncio delle dimissioni di Renzi sono “solo” 20. Il 9 febbraio si è iniziato con la fuoriuscita dei centristi Antonio De Poli e Giuseppe Esposito dall’Area Popolare Ncd-Udc, come accaduto alla Camera, che hanno così fondato la corrente dell’Udc all’interno del Gruppo Misto. Ed è in questa compagine che, nello stesso giorno, sono atterrati anche gli ex verdiniani Riccardo Conti e Giuseppe Ruvolo, dopo aver spiccato il volo da Alleanza Liberalpopolare-Autonomie. A fare le valigie nello schieramento dei Conservatori e Riformisti ci ha pensato Anna Cinzia Bonfrisco che, il 27 febbraio, ha deciso di traslocare dalle parti del Misto, senza identificarsi con nessuna delle correnti incluse. Il gruppo Grandi Autonomie e Libertà, il 7 marzo, ha salutato Mario Mauro a seguito della sua adesione a Forza Italia. Ma anche l’emiciclo della camera alta non è stato risparmiato dagli effetti del divorzio tra Bersani ed il Pd di Renzi, consumatosi ufficialmente il 28 febbraio. In questo caso, gli ex dem passati ad Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista sono stati Filippo Bubbico, Felice Casson, Paolo Corsini, Nerina Drindin , Federico Fornaro, Maria Grazia Ratti, Miguel Gotor, Manuela Granaiola, Maria Cecilia Guerra, Doris Lo Moro, Maurizio Migliavacca, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti e Lodovico Sonego.

Insomma la danza delle poltrone, in soli tre mesi e mezzo, pare aver appassionato diversi politici “ballerini”. Ma si sa, senza vincolo di mandato il parlamentare può agire secondo coscienza, senza dar conto a nessuno (nemmeno agli elettori perché nessun parlamentare, con il Porcellum, è stato “eletto”). I cittadini possono solo sperare che la musica cambi, anche se il ritmo pare destinato a restare invariato.

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

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