Atti Consip: sviste o falsificazioni? Capitano del Noe nei guai

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Forse occorrerebbe ripartire dalle basi, quindi dalla lingua italiana e dal significato delle singole parole. Il contesto processuale particolarmente delicato ed intricato emerso dal presunto giro di mazzette intorno alla Consip, in cui il peso di ogni singola espressione risulta decisivo ai fini delle indagini condotte dalle Procure di Napoli e Roma, ci insegna che i fatti non possono lasciare spazio né alle interpretazioni né alle sviste, seppur inevitabili per ogni essere umano. Ed è per questo motivo che Gianpaolo Scafarto, capitano del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, da lunedì scorso si trova a dover pagare pegno da un punto di vista mediatico, mentre da quello giudiziario, come accade per ogni indagato, il suo destino è e resterà legato al lavoro della magistratura. L’ufficiale dell’Arma è infatti indagato per falso ideologico, a causa di un paio d’incongruenze riscontrate nei contenuti dell’informativa del 9 gennaio scorso trasmessa alla Procura romana, in merito alle indagini in corso sull’inchiesta legata alla centrale acquisti della P.A. A tal proposito, pare opportuno ricordare il significato dell’aggettivo “coerente”, che, stando al vocabolario della Treccani, è riferibile ad una «persona fedele ai suoi principî o che agisce in modo conforme al proprio pensiero». Ma quello di utilizzare tale filosofia solo quando fa comodo è un malvezzo a cui, da anni, è esposta la classe politica tutta ed è quello che sta accadendo in questi giorni, dopo le innumerevoli sentenze emesse non dai giudici, ma da molti personaggi vicini ai protagonisti della vicenda e da diversi giornali. Destinatario di questo trattamento di riguardo stavolta è colui che, indagando sulla presunta corruzione attuata da soggetti ingolositi dai 18 lotti del “Facility Management 4” – l’appalto più importante d’Europa da 2,7mld -, è incappato in un incidente di percorso. Doloso o meno, non sta a noi giudicarlo. Così all’eccesso di garantismo usato nei confronti di un Augusto Minzolini, salvato dalla decadenza da senatore anche dopo una condanna definitiva, si contrappone quel giustizialismo smisurato verso un semplice indagato, reo di non appartenere al ceto politico.

Il capitano Gianpaolo Scafarto e Tiziano Renzi (Fonte: Il Messaggero)

L’INTERCETTAZIONE: FALSO O SVISTA? – La prima inesattezza contestata riguarda l’intercettazione ambientale di un dialogo intercorso, il 6 dicembre 2016, tra Romeo e il suo consulente Italo Bocchino, indagato nella stessa inchiesta per traffico d’influenze, così come Tiziano Renzi e l’imprenditore farmaceutico Carlo Russo, amico di famiglia dei Renzi e ritenuto vicino allo stesso Romeo. Nell’informativa, in cui sono citate quelle parti dell’intercettazione ritenute fondamentali ai fini delle indagini, il capitano del Noe ha erroneamente attribuito la frase «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato…» all’imprenditore napoletano, ipotizzando che si stesse riferendo al padre dell’ex premier e che avesse cercato di avvicinarlo, attraverso Russo, per ottenere favori dalla Consip. In realtà, come svelato dai brogliacci (le trascrizioni complete delle intercettazioni) e dalle bobine consegnati ai magistrati capitolini, a pronunciare quelle parole fu Bocchino, riferendosi però a Matteo. Non sarebbe il primo caso di errore commesso nell’atto di un’inchiesta giudiziaria, comprensibile se pensiamo alle migliaia di pagine prodotte su una vicenda così complessa. Ma se proprio si vuole già dare per scontato il dolo, e quindi l’intenzione di “incastrare” Tiziano Renzi, non si può omettere il vantaggio che Scafarto avrebbe ottenuto da questo tipo di condotta. Cui prodest? Alquanto ingenuo sarebbe poi il modus operandi di un delinquente, che, oltre allo strumento manomesso (in questo caso l’informativa) trasmette alla Procura anche quello utile a smascherare la manomissione (brogliaccio e bobine). Invece di riflettere su questi piccoli dettagli, invece, gli uomini di Renzi e quelli più vicini al “giglio magico” gridano allo scandalo e alla congiura, mentre, fino ad oggi, non hanno fatto altro che minimizzare una faccenda ben più grave, che vede in gioco 2,7mld di soldini pubblici.

Il Fatto Quotidiano e gli altri elementi a carico di Tiziano Renzi

ALTRI ELEMENTI A CARICO DI TIZIANO RENZI – L’informativa finita nell’occhio del ciclone non è mai stata considerata l’unico elemento a carico Renzi Senior. L’accusa punta anche sulla testimonianza resa dal commercialista ed esponente del Pd napoletano Alfredo Mazzei, il quale ha raccontato ai carabinieri di aver saputo da Romeo di un suo incontro con Tiziano Renzi e Carlo Russo in un ristorante romano, circostanza negata dallo stesso imprenditore napoletano. Chi mente tra i due? E perché? C’è poi quella dichiarazione resa (e confermata) dal sindaco di Rignano sull’Arno, Daniele Lorenzini, circa l’invito a «Non parlare con certa gente» che il Comandate dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, avrebbe rivolto a Renzi padre – Saltalamacchia è indagato per la fuga di notizie che consentì di bonificare gli uffici della Consip dalle cimici dei carabinieri, assieme al suo Comandante Generale, Tullio Del Sette, e al ministro Luca Lotti -. Ci sono poi quei pizzini riferiti a pagamenti mai effettuati e rinvenuti nella spazzatura, sui quali era scritto a penna “30.000 per mese – T.” e “5.000 ogni 2 mesi R.C.”, che, a seguito di una perizia calligrafica, secondo i pm sarebbero stati scritti da Romeo, mentre le iniziali sarebbero attribuibili a Tiziano (sottinteso Renzi) e a Russo Carlo. E c’è infine la testimonianza di Luigi Marroni, ad di Consip, che ha raccontato di alcune intercessioni di Tiziano Renzi per conto dell’amico Carlo Russo. Materiale certamente da verificare, ma che allevia il carico di responsabilità del capitano del Noe, passato alle cronache come l’unico fautore del coinvolgimento di Renzi Senior nella vicenda.

SERVIZI SEGRETI IN AZIONE? – Il secondo elemento contestato riguarda il capitolo 17 dell’informativa, in cui il capitano Gianpaolo Scafarto aveva avanzato l’ipotesi di essere controllato dai Servizi Segreti, dopo aver notato due individui (secondo Il fatto quotidiano erano tre) che, a suo dire, avrebbero tenuto d’occhio l’attività dei Militari in occasione della loro perquisizione negli uffici della Romeo Gestioni. Il loro fare sospetto aveva spinto gli uomini del Noe ad ipotizzare un intervento disposto dall’allora premier Matteo Renzi per tutelare la sua famiglia. Tuttavia la successiva identificazione di una di queste persone, risultata poi un residente della zona, non compare nell’atto inoltrato alla Procura; il che se da un lato confermerebbe l’intento di avvalorare la tesi legata ai Servizi Segreti e all’intervento a gamba tesa di Palazzo Chigi, dall’altro si potrebbe spiegare con il mancato coinvolgimento dell’uomo nella vicenda, in quanto riconosciuto estraneo ai fatti. La prima ipotesi risulta maggiormente appetibile ai complottisti, che adesso chiedono verità e giustizia, dopo aver ignorato questi valori per i primi mesi della vicenda, emersa dalle pagine del quotidiano diretto da Travaglio. Resta però il mistero sull’identità di chi non è ancora stato identificato.

 

Gli inquirenti acquisiscono gli atti sull’appalto Fm4 (Fonte: rainews.it)

GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI – Non è da escludere che questi ultimi sviluppi siano legati alla decisione della Procura romana di revocare le indagini sulla Consip al Noe, che il 4 marzo scorso fu motivata con la fuga di notizie coperte da segreto istruttorio; mentre quella partenopea ha deciso di avvalersi ancora della collaborazione di quel Nucleo per le azioni di propria competenza. Il capitano Scafarto, intanto, si è avvalso della facoltà di non rispondere, dietro suggerimento del suo legale Giovanni Annunziata, intenzionato ad analizzare gli incartamenti prima di approntare la sua linea difensiva. Ieri, infine, gli inquirenti hanno iniziato ad acquisire tutti gli atti dell’appalto Fm4 dagli uffici della Consip, ipotizzando i reati di turbativa d’asta e corruzione, alla luce del sospetto di una spartizione dei lotti a tavolino. Ma questa è robetta da niente. Molto meglio continuare a bastonare quel cattivone di Scafarto.

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

2 Commenti

  1. Può essere benissimo stato un errore umano… Tutti possono sbagliare…
    Però è anche vero che se uno attribuisce una frase a una persona “sbagliata” e poi, nella stessa occasione, afferma che questo “inchioda” una persona alle sue responsabilità, è lecito chiedersi ( vista l’importanza ) se non abbia ritenuto opportuna una rilettura dei brogliacci. Intendiamoci: se nell’informativa sento la necessità di specificatre l’importanza di quel passaggio con un termine forte come “inchioda” e poi me ne esco con un “avevo capito male”, forse non è il caso che io segua certe indagini.
    In molti lavori si può sbagliare una volta sola, in altri ( per assurdo ) basta dimostrare che non c’è stato dolo. Se l’operaio sbaglia e non avvita bene i bulloni di una trave e questa cade, può essere licenziato, anche se non c’è il dolo, ma solo imperizia…
    Certo, rimangono molti indizi a carico di Tiziano Renzi. I “pizzini” recuperati da Scafarto ( dove sembra che oltre a dover preoccuparsi della spazzatura, abbiano anche dovuto guardare, annotare e fotografare chi passava… altro motivo per perdonare eventuali errori… erano sotto pressione )…
    Poi c’è anche l’interrogatorio di Marroni, anzi i due, il primo fatto da Scafarto, Schito e Di Giovanni(quest’ultimo della gdf) alle 15.05. Poi ci fuò il secondo con i pm, alla sera. Marroni già nel primo denunciò di aver subito pressioni.
    Quindi si… Rimangono molti indizi ancora in piedi… e in tutti i casi di mezzo c’è ovviamente Scafarto, che sarebbe assurdo accusare di essere parte di un complotto o di aver comunque agito con dolo. E che comunque presto dovrebbe comparira davanti ai pm per convincerli che può succedere che anche se nel sunto e nel brogliaccio una frase è attribuita a un soggetto, lui la attribuisca a un’altro e poi dichiari qualcosa tipo “Questa frase assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano in quanto dimostra che effettivamente il Romeo e il Renzi si siano incontrati (circostanza, questa, che verrà riferita a verbale da Alfredo Mazzei sentito il 2 gennaio 2017), atteso che il Romeo ha sempre cercato di conoscere Renzi Matteo senza pero’ riuscirvi”.”

  2. Sono pienamente d’accordo. Penso che a favore del capitano Scafarto ci sia l’invio, alla Procura romana, oltre che dell’informativa (viziata dall’inesattezza sulla frase incriminata) anche del brogliaccio e delle bobine. Perché un ufficiale dei carabinieri non avrebbe potuto non prevedere, nel caso in cui dovesse esserci stato il dolo, che il raffronto tra i diversi atti avrebbe portato i pm a “smascherarlo”. Si tratterebbe, in tal caso, di un individuo stupido oltre che di un criminale. Nel caso dell’operaio, se la svista costasse la vita a qualcuno, allora è chiaro che sia l’operaio che la ditta dovrebbero risponderne. In questo caso, la scoperta della svista o della manomissione ha evitato conseguenze a Tiziano Renzi, poiché si è appurata l’errata attribuzione di alcune dichiarazioni intercettate. Poi, come hai ben detto tu, l’impianto accusatorio che grava sul padre dell’ex premier si basa su ulteriori elementi e testimonianze.
    Mi sembra eccessivo il processo mediatico a carico di Scafarto, specie da parte di chi, quando conviene, non si accontenta nemmeno di una sentenza di condanna passata in giudicato (Minzolini docet)…

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