Buon 60esimo compleanno Europa! Ma adesso non andare in pensione

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Pace, unità, prosperità. Erano questi gli ideali che spinsero sei Stati (Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Italia, Francia e Germania), il 25 Marzo 1957, a firmare a Roma il trattato che istituì la Comunità economica europea, dando formalmente inizio alla storia di quella che possiamo oggi chiamare Unione Europea.

Sessant’anni dopo la capitale ospita i membri, nel frattempo diventati 27 attraverso processi più o meno traumatici che hanno profondamente modificato l’assetto e gli obbiettivi della stessa UE, come per esempio la Brexit che ha visto l’uscita di scena della Gran Bretagna, con conseguenti dinamiche interne (la Scozia si sta preparando all’ennesimo referendum per sganciarsi dalla GB), e preannunciate ma non ancora tangibili catastrofi sull’economia e sulla società europea.
A sentire le parole rilasciate da Jean-Claude Juncker, Donald Tusk e Paolo Gentiloni questa mattina, pare evidente che qualcosa rispetto ai tanto agognati desideri iniziali dei padri costituenti (Monnet, Spinelli, Churchill, Schuman), sia venuto meno.

Lungi da noi cavalcare l’onda dell’euroscetticismo, ma una rivisitazione dei trattati e un’onesta analisi di quello che non funziona sembra necessaria da parte di chi rappresenta l’UE sul piano istituzionale, perché si è fatta l’Europa (a metà) ma non si sono fatti gli europei, e ad oggi, complice anche una crisi che ha messo in ginocchio quasi tutto il mondo, gli indici di gradimento di questa organizzazione sovranazionale, hanno toccato il punto più basso.
I problemi dell’Unione sono noti a tutti da tempo, e si sono acuiti ultimamente proprio a causa delle difficoltà economiche globali. Immigrazione (con le sue varie sfaccettature, dall’accoglienza al terrorismo), rapporti internazionali, integrazione di altri membri (rimane in ballo la Turchia, anche se ufficiosamente possiamo già dire che ne resterà fuori) politiche economiche e sociali. Tutto parte da un inequivocabile assunto di fondo: o sei tutto o sei niente, e l’UE in questo momento è una via di mezzo che non conduce da nessuna parte. 

Il sogno iniziale e dichiarato dei padri costituenti era uno e ben chiaro: arrivare agli Stati Uniti d’Europa, una federazione sul modello americano composta da Stati disposti a cedere la loro sovranità nazionale all’unisono per condividere leggi, confini, obbiettivi.
Purtroppo l’Europa di oggi rimane ben lontana da questo modello, essendo una confederazione di Stati che sembrano pensare in primis al proprio orticello e poi, solo in un secondo momento, forse, a quello di tutti gli altri.
Un esempio concreto riguarda la crisi che ha coinvolto l’Ucraina e la Russia e quindi, di riflesso, gli Stati Uniti, nel 2014.
Alcuni paesi come Italia e Germania si riforniscono di gas proprio dalla Russia, altre nazioni come Francia e Inghilterra erano e sono tuttora crocevia importanti dello shale gas americano; in un quadro del genere diventa difficile optare per una scelta europea comune e acquisire credibilità agli occhi delle altre potenze, finendo per sciorinare asettici discorsi intrisi di diplomazia che non fanno altro che rimandare i problemi senza risolverli.

L’Europa vive una situazione di stasi che non può che condurla al fallimento. E’ inutile tapparsi gli occhi e girarsi dall’altra parte, se non ci si sbriga, se non si diventa federazione come voleva un altro grande italiano, Altiero Spinelli, siamo destinati a fallire. E quindi buon compleanno Unione Europea, ma attenta perché ogni compleanno potrebbe essere l’ultimo.

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Damiano Cosimo Lorusso
Mi chiamo Damiano Lorusso, sono nato a Bari il 28 Gennaio 1992, e sono un laureando in Scienze della Comunicazione presso l'università degli studi di Bari "Aldo Moro", con una tesi riguardante il ruolo degli ultras nella società italiana contemporanea. Come potete dedurre le mie più grandi passioni sono lo sport e la scrittura, ed è per questo che ho sempre cercato di coniugare le due cose, dapprima collaborando con la testata online "Socialcalcionews.it", e poi con il periodico mensile digitale e cartaceo "NelMese", di proprietà della "Les Flâneurs Edizioni", come redattore di cronaca bianca per la provincia di Bari.

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