Tanto pe’ raccontà: l’intervista a Vincenzo Zampa, il Bonagura di “In arte Nino”

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Vincenzo Zampa in una scena del film "In arte Nino"

Il percorso umano ed artistico di Nino Manfredi al centro del film biografico “In arte Nino”, trasmesso lunedì 25 settembre, in prima visione su Rai 1, e vincitore della gara di ascolti della prima serata con oltre 5 milioni e mezzo di telespettatori, pari al 23,4% di share. Diretta dal figlio Luca e connotata dal consueto umorismo dell’indimenticabile attore, regista e cantante di origini ciociare, la pellicola narra la vita di Manfredi negli anni antecedenti il successo, dal lungo e sofferto percorso in sanatorio, dove fu ricoverato a causa di una grave forma di tubercolosi, fino al suo esordio sul piccolo schermo nell’edizione di “Canzonissima” del 1958. Il tutto passando per gli anni della guerra, gli studi universitari imposti dal padre, la formazione presso l’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” e l’incontro con la sua futura moglie Erminia Ferrari. Un film coinvolgente e ricco di spunti di riflessione, soprattutto per l’attualità delle dinamiche inerenti la quotidianità dell’epoca. Nel cast, oltre a nomi del calibro di Elio Germano (nei panni di un giovane Nino Manfredi), Giorgio Tirabassi, Leo Gullotta e Miriam Leone (vincitrice di Miss Italia 2008), vi era anche l’attore pugliese Vincenzo Zampa nel ruolo di Gianni Bonagura, amico di studi di Manfredi sin dai tempi della “Silvio D’Amico”. E proprio quest’ultimo racconta ad Altravoce la sua esperienza dentro e fuori le scene .

 

Vincenzo Zampa

Il film ha fatto registrare un notevole successo di ascolti. Qual è stato, a parer tuo, l’elemento che ha determinato un simile riscontro da parte del pubblico?

Più che un elemento, penso che a catturare l’attenzione del pubblico sia stata una persona, nello specifico Nino Manfredi. Una figura storica, un bravissimo attore; è riuscito ad entrare nelle case degli Italiani non soltanto per fama, ma anche per merito. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di vedere un suo spot contro l’abolizione della legge sul divorzio, girato in occasione del referendum promosso nel maggio 1974, e questo dimostra quanto sia stato impegnato anche sul fronte politico. Il suo nome è stato senz’altro un richiamo fondamentale per i telespettatori di quella serata.

A te è toccato il ruolo dell’attore Gianni Bonagura, amico d’accademia di Nino Manfredi. Come ti sei sentito nel rivestire i panni di un tuo collega e quanto ci hai messo di tuo?

Più che altro quanto ci hanno messo loro e quanto ci ho rimesso di mio; nel senso che mi hanno tagliato i capelli, tingendomeli di biondo. Ho studiato il personaggio attraverso del materiale video e audio, perché purtroppo non sono riuscito a conoscerlo personalmente. La difficoltà ad interpretare dei personaggi tuttora in vita sta nel riuscire a non scimmiottarli, ma a render loro il giusto merito.

Bonagura fece conoscere a Manfredi la sua futura moglie, Erminia Ferrari. Recitando questo ruolo, hai avvertito l’importanza e la responsabilità del tuo personaggio nei confronti del protagonista?

Assolutamente si. Se non ci fosse stato Bonagura, non ci sarebbe stato Luca Manfredi e, di conseguenza, non sarebbe stato realizzato questo film su suo padre. Bonagura è certamente un personaggio chiave della vita del protagonista.

Vincenzo Zampa e Gianni Bonagura. Andando un attimo oltre la macchina da presa, cosa pensi vi accomuni nella vita reale?

Il non essere ancora riusciti a sfondare e l’essere dei personaggi caratteristi, degli attori che recitano ruoli divertenti. I capelli sicuramente no.

Cosa ha significato, per te, dividere la scena con un attore del calibro di Elio Germano?

Ho imparato moltissimo dall’attore Elio Germano. Le sue più grandi qualità sono la tranquillità e la minuziosità con cui interpreta ogni personaggio, lo studio che c’è dietro a quello che poi si vede.

Nella “vita sul set”, quella fuori le scene, a legare voi componenti del cast è stato solo un rapporto di tipo professionale o c’è stata anche una componente umana?

Ci siamo divertiti molto fuori dal set, soprattutto quando si finiva di girare le diverse scene e si andava tutti assieme a bere qualcosa nell’unico pub di Terni. A questo proposito, ricordo con divertimento il momento in cui ci siamo messi a cantare in coro lo storico inno della Ternana Calcio “Me pizzica, me mozzica”, che poi abbiamo scoperto essere stato scritto anche da Nino Manfredi.

Ci sono altri aneddoti di questa esperienza che ricordi in particolar modo?

Non ci sono aneddoti che ricordo meglio di altri. Ricordo con piacere le chiacchiere fatte con i miei colleghi tra un ciak e l’altro, perché ci divertivamo davvero molto.

Questo prodotto televisivo fa riflettere non soltanto sulla vita di Nino Manfredi, ma anche sulla vita di ognuno di noi, dati i momenti di quotidianità familiare dell’epoca, che per certi versi riflettono quelli attuali. Hai rivissuto qualche momento del tuo passato rivedendo il film?

Tutti. Specialmente quelli relativi alla volontà, da parte dei genitori, di avere un figlio laureato in giurisprudenza ed avvocato.

La sfiducia nei confronti di un figlio aspirante attore e la predilezione per il titolo accademico da parte di un genitore. Il mestiere dell’attore è sottovalutato e ancora poco riconosciuto, ieri come oggi?

No, oggi è ancor più sottovalutato di ieri. E questo accade perché tanto la nostra classe politica quanto la gente comune non sono disposti a riconoscere quella dell’attore come una figura lavorativa. L’attore non è soltanto quello famoso; esistono tanti attori, diverse maestranze e numerosi professionisti dello spettacolo non conosciuti, ma davvero molto bravi.

Quali progetti futuri ci sono nel cantiere professionale di Vincenzo Zampa?

Sto pensando di realizzare un mio testo: un monologo teatrale che consenta di riflettere sulla figura dell’artista, in generale, e su quella dell’attore, in particolare. Poi, ho intenzione di dedicarmi ancora al teatro e di lavorare di più nel mondo del cinema. Tutto questo senza dimenticare la tournee con Alessandro Preziosi in “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco”, a partire dal prossimo gennaio.

 

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Cesare Zampa
La passione per il giornalismo è una “patologia” che mi accompagna sin da bambino e, all’interno di questo progetto, ho la possibilità di coniugarla al tema che seguo con maggior interesse: la politica. Conscio della difficoltà di orientamento nella sempre più complessa geografia politica italiana, ho scelto di cimentarmi in questo settore perché spronato dall’autoreferenzialità delle maggiori testate giornalistiche, convinto dell’esigenza di un punto di vista “depurato” dalle solite logiche partitiche ed economiche. Dopo alcuni anni trascorsi all’interno delle redazioni locali, televisive e della carta stampata, dal 27 agosto 2012 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia (nell’elenco “Pubblicisti”) e adesso sono fiero di vivere, assieme ad alcuni amici e colleghi universitari, quest’altra esperienza di “AltraVoce” con l’auspicio di poter crescere assieme a tutti i nostri lettori.

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