Saturday Song – Cosa resterà di questi anni ’80, il requiem di RAF per un’epoca d’oro

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Bentornati alla nostra rubrica settimanale, Saturday Song!

Oggi ci siamo svegliati un po’ nostalgici, sapete, come quando avete vissuto una storia estiva piena di tramonti e di gelati sciolti sulle mani, e poi arriva settembre, portandosi via tutto. E quale canzone più nostalgica di “Cosa resterà di questi anni ’80”, scritta da RAF (al secolo Raffaele Riefoli) proprio nel 1989?

RAF presentò la canzone al Festival di Sanremo dello stesso anno, piazzandosi soltanto 15esimo, ma consegnando a tutto il panorama della musica italiana un brano pieno di rimpianti, di speranze più o meno deluse, di tenerezza verso anni che ci hanno visti crescere e maturare.

1989, un anno storicamente cruciale, è l’anno della rivolta in Piazza Tienanmen, è l’anno del crollo del Muro di Berlino, e per certi versi del crollo delle certezze della gente, intimorita dall’arrivo in sordina degli anni ’90, temuti e quasi non voluti.

1989, l’avvento del World Wide Web, della globalizzazione che annulla i singoli, dell’emergenza climatica. Ma si stava così tanto male negli anni ’80? Non potevano continuare?

Andiamo ad analizzare nel dettaglio degli stralci di questa canzone, un brano quasi noir, con sfumature jazz e una tromba in lontananza, che suona con languore:

“Anni come giorni son volati via
brevi fotogrammi o treni in galleria.
E’ un effetto serra che scioglie la felicità
delle nostre voglie e dei nostri jeans che cosa resterà.”

Nell’introduzione RAF lancia già il tema, lo scorrere del tempo che porterà agli oscuri “Nineties“, la caducità di un tempo vissuto con gioia, ma si sa, anche le cose belle finiscono. E questa caducità ha le fattezze di un “effetto serra”, fenomeno di cui si inizierà a parlare proprio alla fine degli anni Ottanta e che spaventerà tutti i catastrofisti ma anche la gente comune, che si porterà via sia la felicità, un sentimento astratto e di benessere, che i nostri jeans, oggetto puramente materiale, ma simbolico di un’epoca che si sperava non finisse mai.

“Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov
danza la fame nel mondo un tragico rondò.
Noi siamo sempre più soli singole metà
anni sui libri di scuola e poi a cosa servirà.”

Sono gli anni della Perestrojka e di Solidarnosc, gli ultimi sbuffi che la Guerra Fredda ci riserva, gli anni in cui il mondo è troppo impegnato a schierarsi tra Reagan e Gorbaciov mentre in Africa c’è chi non ha da mangiare. L’incertezza globale naturalmente si ripercuote anche sul singolo individuo, che si sente “sempre più solo” e “singola metà”, quasi una riproposizione del Simposio di Platone dove però non c’è la ricerca della parte complementare, che si chiede a cosa servirà il suo percorso di studi in un mondo fatto di precarietà lavorativa e di valori.

“Anni rampanti dei miti sorridenti da wind-surf
sono già diventati graffiti ed ognuno pensa a sè
forse domani a quest’ora non sarà esistito mai
e i sentimenti che senti se ne andranno come spray.”

Nell’89 va in onda il primo episodio di “Baywatch”, uno degli ultimi strascichi della “Tv degli Ottanta”, una serie fatta di uomini belli, palestrati e sorridenti, di donne formose, di problemi che vengono sistematicamente risolti, ma si sa che tutto ciò non potrà durare. Si passa dall’espressione di sé attraverso il piccolo schermo a quella più intimista (e a quei tempi giudicata semplice vandalismo) della street art, fenomeno che esplode proprio in un contesto simile. Chi si trova a creare murales quasi imprime se stesso sopra quella parete, trasferendo tutto ciò che sente e che prova attraverso una banale bomboletta spray.

Musica che quindi ci riporta indietro nel tempo, ci fa ricordare i bei tempi in cui eravamo forti della nostra gioventù, in cui ci sentivamo immortali. Ci fa rivivere momenti che non torneranno ma ci fa capire anche che quello che chiamiamo “oggi” in realtà è il “domani” che ci faceva paura ieri. Che gli anni Ottanta ormai sono “scivolati via”, e che penseremo ai Novanta con più serenità e meno ansia, sorridendo al pensiero che quegli anni trascorsi sembrano esserci stati “quasi Ottanta anni fa”.

Piccola curiosità finale, il 1° Aprile 1918 nacque la RAF, intesa come Royal Air Force, l’aeronautica militare del Regno Unito. Forse anche in quell’occasione qualcuno cantava “cosa resterà di questa Prima Guerra Mondiale”, ma lo escludo.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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