Sara Zanni: tra archeologia e tecnologia

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Il filosofo Hegel sosteneva che nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione e, in effetti, aveva ragione. Si tratta, infatti, di un qualcosa che aiuta a spingersi oltre, a scoprire nuovi orizzonti e, soprattutto, ad arricchire la personalità. Lo sa bene l’archeologa milanese Sara Zanni che di una passione ne ha fatto una vera e propria professione. Nella sua vita ha viaggiato tanto e ha affrontato ogni percorso da pellegrina. Adesso, con alle spalle l’esperienza di altri cammini, il 2 settembre è pronta ad intraprenderne un altro che comincerà da Aquileia e terminerà a Belgrado. Per questo, qui di seguito, è riportata l’intervista che Sara ha rilasciato per Alt(r)aVoce, raccontando non solo del viaggio, ma sopratutto parlando di sé.

Come è nata la passione per l’archeologia? Che tipo di studi ha effettuato per realizzare il suo sogno? 

Quando ero al liceo ero appassionata di storia antica e l’archeologia era un suo risvolto pratico. Finito il liceo,però, ho frequentato un anno di ingegneria. Solo in seguito mi sono accorta che non era la mia strada e quindi mi sono iscritta a Scienze dei Beni Culturali all’Università degli studi di Milano. Dopo i tre anni, ho conseguito la laurea magistrale specializzandomi in archeologia e, successivamente, mi sono dedicata al Master e al Dottorato di ricerca.

Lei ha già affrontato altri percorsi. Cosa le hanno lasciato? 

Quando mi sono avventurata per il cammino di Santiago,già prima di arrivare sapevo, dentro di me, che sarei dovuta tornare. Attraverso questo tipo di percorsi si acquisisce un nuovo modo di vedere la vita,perché viaggiare non è solo turismo, ma un modo di condividere la vita.

Cosa la spinge ad intraprendere questo nuovo cammino? E come sarà strutturato?

L’idea è quella di raccontare la ricerca fatta sulla strada romana da Aquileia a Belgrado per raccontare la radice romana che accomuna coloro che abitano questi posti e incontrarli sul loro territorio. Si tratta del tentativo di uscire da biblioteche e musei. Durante il viaggio, infatti, percorreremo circa 30.5 chilometri al giorno e, per gran parte della giornata, faremo questo. Ci saranno, inoltre, incontri pubblici dove presenteremo il progetto.

Come riesce a conciliare archeologia e tecnologia, le sue più grandi passioni, che, apparentemente, sembrano diverse come discipline?

Oggi la tecnologia dà una grossa mano all’archeologo. Io, ad esempio, mi occupo del paesaggio e di sistemi di gestione dati a livello geografico. Esistono, infatti, tante tecnologie che permettono di fare rilievi di alta precisione. Ciò consente anche restauri virtuali senza toccare i reperti. Per l’archeologo è importante conoscere la tecnologia e saperla sfruttare al meglio.

Sara, insomma, è determinata e decisa a portare fino in fondo e con entusiasmo, il suo progetto. In questo modo potrà interagire con altre culture e conoscere la loro storia e il loro folklore. A tal punto, non resta altro che incoraggiarla per la nuova avventura e augurarle buon viaggio.

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Elisabetta Di Terlizzi
Una delle mie più grandi passioni è l'arte. Pertanto adoro scrivere di tutto quello che concerne questo ambito. Ciò che ritengo davvero importante è che nella vita bisogna sempre guardare alla bellezza delle cose.

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