La Congiura dei Pazzi, da faida familiare a intrigo internazionale

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L’episodio di violenza più noto della Firenze rinascimentale è con ogni probabilità la Congiura dei Pazzi, ordita ai danni della signoria dei Medici. Il 26 aprile del 1478, nel Duomo di Santa Maria del Fiore, un gruppo di sicari interruppe la funzione per attaccare mortalmente Giuliano e Lorenzo de’ Medici (rispettivamente di 16 e 20 anni): Bernardo Bandini si avventò sul rampollo più giovane, accoltellandolo ripetutamente alla schiena e subito dopo puntò Lorenzo, mentre Francesco de’ Pazzi infieriva sul cadavere di Giuliano. Lorenzo riuscì a difendersi, sia perché i sicari destinati a lui (Stefano da Bagnone e Antonio Maffei da Volterra) erano poco esperti nell’uso del pugnale, sia perché era stato affiancato tempestivamente dai suoi scudieri, e si barricò nella sagrestia con una sola ferita, marginale, sulla spalla. Nella vicenda, inoltre, eroico e sicuramente efficace, fu il sacrificio di Francesco Nori che si parò davanti a Bandini per proteggere il suo signore e che venne brutalmente ucciso. Tra i legati di Lorenzo vi era anche Agnolo Poliziano, uno dei massimi esponenti dell’umanesimo, che rimase turbato e scosso dall’accaduto e gli dedicò un’opera, la Pactianae coniurationis commentarium (Commentario sulla congiura dei Pazzi).

Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico

Andando a ritroso vediamo tra le motivazioni della congiura sicuramente una brama di predominio da parte dei Pazzi sulla città di Firenze, e il casus belli che viene universalmente riconosciuto nell’affaire dell’eredità di Beatrice Borromei, moglie di Giovanni de’ Pazzi: suo padre, Giovanni Borromei, ricchissimo, le aveva donato un lascito da capogiro, molto cospicuo anche grazie al fatto che lei non avesse fratelli maschi, ma nel 1477, poco dopo l’accaduto, Lorenzo de’ Medici fece promulgare una legge retroattiva che privasse le figlie femmine dell’eredità in caso di assenza di fratelli, destinando il tutto ai cugini più prossimi. Immaginate quindi lo smacco subìto dalla famiglia dei Pazzi, in aggiunta al danno di non aver potuto beneficiare di una così grande somma.

 

La vicenda però, apparentemente radicata tra Ponte Vecchio e Palazzo della Signoria, allargò i suoi confini, divenendo a tutti gli effetti uno dei maggiori intrighi che l’Italia abbia mai conosciuto. Tra gli sponsor della congiura infatti, vi erano due esponenti di spicco del panorama politico italiano del tempo, Papa Sisto IV (al secolo Francesco della Rovere) e il duca d’Urbino Federico da Montefeltro.

Papa Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere

Il primo aveva messo gli occhi sui ricchissimi possedimenti medicei, e da buon nepotista qual era, cercava di darli in dono al suo nipote Girolamo Riario. Inoltra aveva stretto una forte alleanza con i Pazzi, nominandoli amministratori delle finanze pontificie proprio a discapito dei Medici. Il sommo pontefice quindi aveva dapprima cercato di danneggiare economicamente la signoria fiorentina, per poi “appoggiare” una congiura di eliminazione fisica. Naturalmente, in favore dei congiuranti, dispose alcune truppe fuori dalle mura di Firenze.

 

Federico da Montefeltro secondo Piero della Francesca

A mettere gli occhi sulla bella Firenze era stato però anche il secondo, che qui a destra vediamo nel celeberrimo ritratto fattogli da Piero della Francesca. In una lettera recentemente decriptata da Marcello Simonetta, si attesta di come il duca marchigiano desiderasse prendere la città dell’Arno e quindi anche lui avesse concesso ai congiuranti l’appoggio di ben 600 uomini alle porte di Firenze, pronti per l’azione. Della sua partecipazione nel complotto Lorenzo de’ Medici fu informato da Giovan Battista Montesecco, condottiero che si era rifiutato di partecipare all’efferata congiura, ma una volta che il Magnifico fece pubblicare la confessione del Montesecco decise saggiamente di non menzionare Federico da Montefeltro in modo tale da ingraziarselo ed essere in credito nei suoi confronti, tant’è che successivamente saranno anche alleati nella “guerra del sale” del 1482 contro Venezia.

Un complotto degno quindi di un best-seller alla Ken Follett, una congiura che avrebbe potuto cancellare una delle pagine più memorabili della storia fiorentina ed italiana, e che avrebbe potuto debellare il nome dei Medici dalla città di Firenze. In realtà la congiura ebbe praticamente l’effetto opposto a quello sperato: le truppe al di fuori delle mura decisero di non entrare, insospettite dalle campane che risuonavano; i Pazzi, nell’immediato, non godettero dell’appoggio dei cittadini, che invece tentarono il linciaggio dei congiuranti, e alla fine la popolazione inferocita per l’attentato contro i Medici organizzò una vera e propria caccia all’uomo che vide, già un anno dopo, la condanna a morte di tutti gli esecutori della congiura, Jacopo e Francesco de’ Pazzi in primis. Lorenzo de’ Medici quindi non dovette nemmeno sporcarsi le mani, ci pensò Firenze per lui. Ed è inutile dire che, da questo evento, la signoria medicea ne uscì decisamente rafforzata, diventando in seguito polo del mecenatismo rinascimentale ed entrando di diritto nel novero delle famiglie più potenti che la storia italiana abbia mai avuto.

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Emiliano Fraccica
Il mio nome è Emiliano Fraccica e frequento il C.d.L. in Scienze della Comunicazione a Bari. In realtà sono di Taranto, città piena di problemi sia dovuti all'inquinamento che alla mentalità. Mi definisco una persona curiosa, che cerca di vedere sempre il lato positivo e ridicolo di ogni situazione, e che per questo non si fa scoraggiare quasi mai. Ho sposato questo progetto perché credo nel potere della "penna che uccide più della spada", credo nell'informazione e nella cultura, e credo nella passione comune che io e gli altri redattori, miei amici fidati, condividiamo, la passione del giornalismo, sia esso "comodo" o "scomodo".

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