La Bella e la Bestia prima di Watson&Stevens

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In attesa di vedere il nuovo “La Bella e la Bestia” (non vado al cinema da 10 giorni), ieri sera ho riguardato dopo tanti anni la versione animata Disney del ’91. Avrò avuto circa 10-11 anni l’ultima volta che l’ho visto, ora ne ho 24, quindi fate un po’ voi i conti. Nostalgia a parte, ho preso coscienza di tanti piccoli dettagli che, ovviamente, da bambina non potevo comprendere fino in fondo.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, “La Bella e la Bestia” è una favola europea dalle molteplici versioni, le cui origini risalirebbero addirittura al racconto “Amore e Psiche” inserito ne “Le metamorfosi” di Apuleio. La prima versione edita fu di Madame de Villenueve nel 1740, mentre quella più popolare è una sua riduzione ad opera della francese Jeanne-Marie Leprince (1756). Nel corso degli anni, il racconto ha avuto trasposizione teatrali, televisive e cinematografiche, tra i quali ricordo il recente adattamento del 2014 con un Vincent Cassel nei panni della Bestia: un film dall’atmosfera cupa e gotica, decisamente più fedele al racconto “originale” rispetto a quello Disney.

Ma torniamo a noi, la versione Disney del ’91, come detto poc’anzi, differisce dal racconto del 1756 per ovvie ragioni cinematografiche e per essere più appetibile agli occhi dei bambini. In breve, abbiamo due protagonisti: lei, Belle, meravigliosa fanciulla, figlia di un eccentrico inventore di nome Maurice con cui vive in un piccolo paesino, e lui, la Bestia, un freddo e vanesio principe trasformato in una creatura mostruosa da una fata a causa del suo egoismo. Lei, per salvare suo padre dalle grinfie della Bestia, va a vivere nel castello dell’ex principe e pian piano si innamora di lui perché riesce ad andare oltre le apparenze e a conoscerlo nell’anima. Gli esperti, meno romantici, invece direbbero che è affetta dalla sindrome di Stoccolma, paragonando la Bestia addirittura ad una specie di Barbablù/Marchese de Sade in versione edulcorata. E no, non ci sto, lì andrebbero a rovinare i miei ricordi da bambina, quindi preferisco non pensarci e ritornare a sognare. Allora lui non può che ricambiare l’amore della giovane ragazza, anche perché gli serve per tornare alle sembianze umane. L’antagonista è un tale di nome Gaston, bello ma ancora più vanesio ed egoista della Bastia, che vuole sposare Belle perché sarebbe la perfetta moglie trofeo, perfetta anche per “farsi massaggiare i piedi” e “avere 6-7 figli”. Sullo sfondo ci sono tutti gli abitanti del castello (simpatici oggetti personificati, anch’essi trasformati dalla fata) che hanno il compito di aiutare la fanciulla, e Le Tont, come appunto dice il nome stesso, lo scemo del villaggio fedele aiutante di Gaston. Il racconto ha il classico lieto fine, con i due protagonisti belli (entrambi umani, sia chiaro) ed innamorati che vivranno per sempre felici e contenti.

Senza ombra di dubbio, quelli della Walt Disney Feature Animation hanno realizzato un piccolo capolavoro, tant’è che è stato il primo (e fino al 2010 l’unico) film d’animazione ad essere nominato agli Oscar come Miglior Film e ricevendo gli Oscar per Migliore canzone e Migliore colonna sonora. Eppure la sua realizzazione non è stata semplice, già pensata negli anni 30 poi abbandonata e ripresa negli anni 50, vede l’impiego di una sceneggiatrice, Linda Woolverton, (prima d’allora solo “La carica dei 101” e “La spada nella roccia” avevano avuto una sceneggiatura), e di una regia di tutto rispetto a cura di Gary Trousdale e Kirk Wise (che in seguito dirigeranno “Il Gobbo di Notre Dame” e “Atlantis”).

Ma ciò che più mi ha colpita ieri mentre lo rivedevo, è la caratterizzazione psicologica e fisica dei personaggi principali, in particolare di Belle. A questo proposito la canzone iniziale “Belle” sarà esplicativa. Lei è una principessa senza esserlo davvero, è la prima principessa senza sangue blu. A differenza delle altre principesse prima di lei, è una giovane donna indipendente e non interessata al matrimonio e, sentite sentite, dedita ai libri, appassionata di cultura e, ovviamente, il paesino in cui vive le sta stretto, all’inizio del film canterà “è un bel paesino, ogni dì qui non cambia mai“; i villani non la comprendono, per loro è strana, infatti diranno “Lei non assomiglia a noi pensa sempre ai fatti suoi. La sua bella testolina non è qua”, come se leggere e sapere fosse un male… contesto più che mai attuale! Lei intanto fa quello che le piace, determinata a non farsi influenzare dal volgo, non ha bisogno di nessuno che la salvi, anzi sarà lei l’eroina che salverà il vecchio padre… insomma, Belle, è una di noi, è cazzuta ed è facile identificarsi in lei. Così com’è facile identificarsi nelle principesse-eroine del Rinascimento Disney che verranno dopo di lei: tra tutte Pocahontas (la mia preferita) e Mulan. Ho notato che anche i tratti del viso sono diversi, non ricordano più le tre principesse (Biancaneve, Cenerentola e Aurora) dei primi anni Disney probabilmente ispirate a delle pin up. Belle, invece, ha grossi occhioni curiosi, la coda di cavallo ed è l’unica insieme alla Bestia ad indossare il blu, sarà forse un ulteriore segno distintivo?

La Bestia, tanto mostruosa quanto bella graficamente, è un incrocio tra diversi animali: leone, orso, bufalo, gorilla, cinghiale. Anch’esso è psicologicamente diverso dagli altri principi. Innanzitutto ha una propria psicologia, non fa da cornice come gli altri principi, utili solo a salvare la principessa con zero personalità che a stento parlano; lui è aggressivo, egoista, capriccioso, a tratti comico, per smorzare il suo aspetto cupo, e quasi fa tenerezza, quando inizia ad innamorasi di Belle e si dimostra impacciato alla sua presenza. Diciamoci la verità, viene naturale fare il tifo per lui!

Gaston, tipica bellezza da macho ma cattivo e subdolo. Se la Bestia è turpe all’esterno (concetto che sarà ripreso da Quasimodo), lui lo è nell’anima. Questo aspetto è molto interessante, poiché, fin dall’antica tradizione artistica e letteraria greca, il bello è associato alla virtù, alla bontà d’animo; al contrario invece, (pensiamo a Tersite) l’uomo brutto non ha nessuna qualità positiva. Ebbene la Disney sovverte questa consuetudine, mostrandoci Gaston, un bruto non brutto, interessato a Belle solo per il suo aspetto fisico “così belle non ce n’è, è avvenente quanto me”. 

Per concludere, questa mia personalissima analisi, andate a rivedervi questo meraviglioso classico, magari questa volta con un occhio diverso e ditemi cosa ne pensate, nel frattempo io vedrò il nuovo live action e vi farò sapere.

Buona visione!

 

2 Commenti

  1. Ciao, ti do del tu. La tua recensione è davvero molto bella. Scritta benissimo denota perspicacia. Mi sono piaciuti un sacco i riferimenti letterari del passato. E condivido il tuo pensiero. La bella e la bestia, il cartone animato (il film vado a vederlo domani) è uno dei veri capolavori Disney. Pochi arrivano al suo livello. Le musiche, lo sviluppo della storia, e i particolari lo rendono davvero speciale. Le movenze delicate o virili dei personaggi ci fanno dimenticare che stiamo guardando delle figure animate. Crea empatia e commozione. E tu sei stata bravissima a descrivere tutto cio!

  2. Ciao Grazia, ti do anch’io del tu. Ti ringrazio tantissimo per il tempo impiegato a leggere la mia recensione e per le belle parole spese, mi hanno sinceramente emozionata. Penso che a modo loro, un po’ tutti i Disney siano dei piccoli capolavori, ma questo e Pocahontas sono insuperabili da un punto di vista tecnico e non.
    Buona serata!

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